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La Cappella Sistina di Milano

La Cappella Sistina di Milano – La chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, in zona Corso Magenta, all’esterno appare spoglia e disadorna, ma i suoi interni sono invece un prezioso scrigno ricco di tesori artistici.
La chiesa era parte di un complesso monastico di cui si hanno notizie già nell’823, sebbene quella che possiamo ammirare oggi sia stata edificata nel 1503, sopra una precedente più antica.
La torre ancora oggi presente, detta Torre d’Ansperto, faceva parte delle antiche mura di Massimiano, mentre una seconda torre un tempo era parte del circo romano.

A rendere celebre la chiesa è l’imponente decorazione ad affresco degli interni, che le è valso la fama di “Cappella Sistina di Milano”. La realizzazione degli affreschi è stata affidata ad artisti di scuola leonardesca e della tradizione lombarda. Tra gli artisti che hanno lasciato il loro contributo vi sono artisti come il Bergognone e Bernardino Luini, che ricevette la commissione più importante dalla potente famiglia dei Bentivoglio. Quattro figlie di Alessandro Bentivoglio (governatore di Milano, che aveva sposato Ippolita Sforza) furono infatti destinate alla vita monastica in questo convento, che fu la più importante congregazione femminile benedettina, accogliendo solo membri dell’aristocrazia e della nobiltà.

All’interno della chiesa un tramezzo divide quella che era la parte pubblica (dedicata ai fedeli) da una dedicata esclusivamente alle monache, che si differenziano anche per i soggetti raffigurati negli affreschi. Nella parte aperta al pubblico prevalgono personaggi e soggetti religiosi, mentre nella parte dedicata alle monache vi sono soprattutto paesaggi, reali e immaginari, e una rappresentazione dell’Arca di Noè (opera di Aurelio Luini, figlio di Bernardino) con un bestiario ricco e fantastico, in cui compaiono anche due unicorni.

Storie dell’arca di Noè, di Aurelio Luini, 1556 circa – crediti Aurelio Luini, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons.

La prima delle cappelle laterali a essere decorata fu la terza a destra, a opera di Bernardino Luini. Nota come Cappella Besozzi, fu commissionata dal notaio Francesco Besozzi, e, oltre a una rappresentazione del “Cristo alla colonna”, la cappella è decorata da affreschi con scene della vita e del martirio di Santa Caterina d’Alessandria. Secondo la tradizione, nella scena della decapitazione della santa il volto sarebbe quello della Contessa di Challant, giustiziata nel 1526 al Castello Sforzesco, con l’accusa di essere stata la mandante dell’uccisione del suo amante.