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Celeste Pisenti, una vita tra moda e design

Celeste Pisenti, una vita tra moda e design – Celeste Pisenti racconta a MilanoPlatinum la sua vita tra moda, design e il suo brand Celeste all that.

Chi è celeste Pisenti?

Sono una stilista e arredatrice d’interni. La prima tappa della mia carriera ha inizio a soli 18 anni, da Costume National, dove Ennio Capasa è stato il mio primo grande maestro; entro poi da Moschino e grazie a Rossella Jardini mi immergo in quel mondo elegante e fantastico che segna oggi il mio stile.

Nel 2000 approdo in Blumarine come art director e stylist del marchio Blugirl, che seguo fino al 2006.

Parallelamente, pubblico come stylist su riviste di moda e arredamento a cui seguono, dal 2008 a oggi, una serie di consulenze come interior designer in cui rigore e purezza dominano in ambienti surreali e scenografici dal gusto neoclassico contemporaneo.

Nel 2015 lancio Celeste All That, una collezione femminile, gioiosa e senza tempo immersa nella storia e nel cinema, con lavorazioni di altissima qualità, rigorosamente Made in Italy.

Nel 2016 vengo scelta per presentare la collezione primavera/estate 2017 all’Artigianal Intelligence, progetto diretto da Clara Tosi Pamphili e Alessio de Navasquez, che seleziona i nuovi talenti del lusso Made in Italy.

Come è nata la tua carriera nella moda:

Ho sempre avuto le idee molto chiare riguardo a quello che volevo realizzare nella vita. Già al liceo sapevo che la moda sarebbe stata la mia strada. Grazie a un pizzico di fortuna e molta tenacia ho potuto cominciare presto.

Come nasce Celeste All That? 

Nasce dal desiderio profondo di esprimersi, di rendere tangibile una fantasia, un sogno, di lavorare alla messa in scena del proprio immaginario e di vestire donne che rispecchino un ideale di forte femminilità, dolcezza e cultura. Un universo surreale dalla sensualità innocente che si racconta attraverso la ricerca e la qualità, per una clientela attenta al Made in Italy di lusso.

Come riesci a passare dal mondo della moda a quello del design?

L’esperienza aiuta a migliorare continuamente la gestione del tempo. Il sistema e le scadenze di lavoro sono completamente differenti; se il seguire una propria collezione di moda è un ciclo continuo, scandito dall’uscita delle collezioni, l’arredamento di interni è un’evasione, dove ogni progetto è conclusivo e si trasforma completamente a ogni nuovo cliente.

Nonostante questo, i due ambiti sono molto simili dal punto di vista creativo: dalla ricerca dei tessuti alla scelta delle tonalità di colore, la ricerca di armonia e proporzioni. Si tratta sempre di creare un’atmosfera.

Hai un capo di abbigliamento o un accessorio a cui non potresti mai rinunciare? 

Sicuramente il cappello anni ’70 di feltro a tesa larga di Borsalino e una minigonna, da sempre segno distintivo del mio brand.

Quali saranno le prossime tendenze?

In realtà spero che non ce ne siano più, in modo che ogni designer possa esprimersi in maniera totalmente libera e ogni cliente finale non debba per forza omologarsi.

Per il futuro hai qualche progetto particolare?

Nei miei piani vorrei arrivare ad aprire quattro negozi monomarca a Milano, Londra, Los Angeles e Tokyo, supportati da un online store. Cosa vorrei in futuro? Un quartier generale nel verde, con la mia famiglia, dove poter ospitare designers, registi, fotografi, architetti, artisti e quante più persone interessanti, insieme alle quali dare vita a nuovi progetti.


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