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Milano scomparsa: il Coperto dei Figini

Milano scomparsa: il Coperto dei Figini – Nel 1864 nell’area limitrofa a Piazza Duomo era in corso una profonda ristrutturazione che aveva l’obiettivo di ampliare la piazza stessa e di costruire la Galleria Vittorio Emanuele II. Tra gli interventi vi fu in particolare l’abbattimento di un edificio di epoca rinascimentale, noto come il Coperto dei Figini.
Questo palazzo rinascimentale venne realizzato tra il 1467 e il 1472 per volere di Pietro Figino, membro di una importante famiglia nobiliare e proprietario di altri edifici nell’area, e il nome “coperto” indicava la presenza, a livello stradale, di portici posti di fronti a negozi e botteghe, creando così un passaggio coperto.
Il palazzo venne edificato dove in origine sorgeva la cosiddetta “basilica maior”, ovvero la basilica di Santa Tecla, demolita tra il 1461 e il 1462 per fare posto al Duomo. Una parte della chiesa, tuttavia, venne inglobata nel progetto del palazzo (opera di Guiniforte Solari), in particolare la parete del fianco nord e una fila di colonne.

Lungo 76 metri, il Coperto del Figini era costituito da due piani, oltre al portico che fronteggiava la piazza, dove trovavano dimora i commercianti che avevano i negozi al piano sottostante. Qui i milanesi potevano acquistare vestiti, oggetti per la casa e per la persona, tessuti e altro ancora. Sotto i portici vi era inoltre lo studio di un dentista e chirurgo, oltre a un negozio di dipinti antichi e di oggetti e stampe d’arte.
Qui era inoltre possibile bere bevande come cioccolata, sciroppo di orzata, il “turbolin” (o caffè turbolino, un antico metodo di preparazione del caffè, prima bollito e poi filtrato) e la deliziosa “barbajada” (bevanda preparata con caffè, cioccolata, latte e zucchero).
E a proposito di bevande, fu proprio sotto i portici del Coperto dei Figini che nacque il primo Caffè Campari, il mitico locale che in seguito avrebbe aperto in Galleria.
Sotto i portici vi erano anche i cosiddetti “pret vicciurin” (o preti di strada), ovvero preti poveri o caduti in miseria, senza una parrocchia che accorrevano a funerali, battesimi e celebrazioni varie per racimolare qualche spicciolo con messe a pagamento, per poi trascorrere la notte tra osterie e gioco d’azzardo.

I portici furono luogo di incontri per i milanesi fino al 1864, quando il Coperto dei Figini venne abbattuto per ingrandire piazza Duomo e per realizzare il “salotto buono” di Milano, la Galleria.
Alla demolizione sono scampati quattro capitelli riccamente ornati con stemmi e motivi vegetali, oggi conservati presso i Musei del Castello Sforzesco.
Oggi possiamo ancora vedere come appariva l’edificio rinascimentale grazie ad alcune fotografie e, soprattutto, ad alcuni dipinti del pittore Angelo Inganni, celebre per le sue opere raffiguranti vedute urbane e architettoniche, ricche di realismo e dettagli.

Il Coperto dei Figini prima della demolizione nel 1864. – crediti: Unknown author, Public domain, via Wikimedia Commons.