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I vini liquorosi: solo per signore?

I vini liquorosi: solo per signore?

Milano Platinum AIS Milano

In collaborazione con AIS Milano.


La dolcezza, si sa, è un ricordo d’infanzia: dal latte materno in poi è una sensazione che troviamo e ricerchiamo in continuazione. Un dolcetto per premiarci, uno per consolarci magari poi con qualche problema per la prova costume che incombe.

Ma quando la dolcezza si sprigiona dal calice, la sensazione è amplificata: colori, profumi e sensazioni gustative sono un mix fatale.

La liturgia della degustazione, il calice che ruota tra le nostre mani, il nettare che ricama le pareti del cristallo, le sensazioni al naso ci riportano a ricordi lontani: è il tempo che si ferma.

Pensiamo allo Sherry con le sue uve (palomino, pedro ximenez, moscatel de Chipiona), l’appassimento con il metodo Soleas, la vinificazione e i tipi di invecchiamento, la crianza biologica con lo sviluppo della flor e la crianza ossidativa con il vino che, quasi dimenticato, rimane a lungo in botti di legno.
Una dolcezza inconfondibile, ma talvolta resa unica per la presenza di profumi di pomodori secchi, capperi, olive in salamoia, liquirizia. In bocca sono vini viscosi, setosi, morbidi e avvolgenti.

Pensiamo al Malaga, al Madera o al Porto: tutti prodotti con addizione di acquavite ad un mosto solo parzialmente fermentato.
Porto Ruby (massimo 3 anni in legno, la riserva dai 3 ai 5 anni) nelle sue tipologie Vintage, prodotto solo nelle annate migliori e LBV – Late Bottled Vintage – millesimato e Porto Tawny, che rimane in legno per 10, 20, 30 e anche oltre 40 anni.

In Francia troviamo i VDL, Vins de Liqueur, l’assemblaggio di un mosto zuccherino con un distillato per inibirne la fermentazione.

Le AOC Pinerau de Charente, Floc de Gascogne, Ratafia de Champagne, Macvin de Jura vedono l’aggiunta di acquavite, armagnac, brandy o marc mentre le AOC Rinquinquin e Pommeau de Normandie prevedono l’addizione di acquavite di frutta o di Calvados.

Oppure tornano alla mente i VDN, i Vins doux naturels, con l’addizione di alcol etilico durante la fermentazione o nella fase finale. Nel Roussillon troviamo le AOC Muscat de Rivesaltes, Banyuls, Banyuls Grand Cru e Maury e nella Languedoc le AOC Muscat de Lunell, Muscat de Frontignan, Muscat de Mireval, Muscat de Saint Jean de Minervois.

Quando questi vini sono molto invecchiati la sensazione alcolica permane talvolta abbinata a sentori di mallo di noce, di mela tagliata e di pesche e prugne cotte al forno e poi ancora note di affumicato, noce e mandorla, di sigaro, bruciato o un forte sentore di cenere.
La dolcezza è ancora presente, ma può essere sostituita da un connubio elegantissimo di salato e amaro, che incontra il gusto di molti.
Anche il colore subisce un’evoluzione importante: ciò che in origine era rosso arriva ad apparire ambrato.
In bocca il risultato è cremoso e ricco: vini sorprendenti, forti e virili, mutevoli e versatili, mai prevedibili.

Calici non solo per signore ma anche dolce accompagnamento di serate davanti al camino, sensazioni e visioni fumose da sigari di pregio, piccole gemme di cioccolato aromatizzato in abbinamento: doni di grande raffinatezza, doni che ci restituiscono l’anima dopo giornate intense.

di Sara Missaglia


In collaborazione con AIS Milano.

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