ARTECULTURA

Uno scrigno medievale che brilla di modernità

Uno scrigno medievale che brilla di modernità – A metà strada tra Torino e Milano si trova una piccola perla senza tempo: la Fondazione Museo del Tesoro del Duomo e Archivio Capitolare, un luogo dove la storia la si tocca con mano.
Se il nome può sembrare noioso, l’interno non lo è. Se i pensieri vengono collegati a calici e suppellettili di chiesa o libri pieni di polvere, la realtà scalfirà queste idee.
Un luogo dinamico (le iniziative spaziano da letture in anglosassone antico a lezioni di yoga), oltre che giovane (l’età media di chi vi lavora si aggira intorno ai 35 anni), ma soprattutto social, con inviti stampati sulle porte antipanico, che intimano le persone a scattarsi selfie tra le opere, naturalmente condividendoli con l’hashtag ufficiale #mtdvercelli.
Il “padrone di casa” è Timoty Leonardi, giovane conservatore dal guizzo innovativo e multitasking, sempre con un occhio di riguardo al passato, capace di abbinare una degustazione di birra trappista a manoscritti medievali.
All’interno del palazzo Arcivescovile di piazza D’Angennes a Vercelli, si snodano due strutture molto differenti tra di loro: una biblioteca e un museo.
La Biblioteca Capitolare è un crocevia di studiosi dove le meravigliose volte a botte fanno da cassa sonora a lingue sempre diverse, persone provenienti da tutto il mondo per studiare rari manoscritti, condividono le proprie idee e fanno crescere progetti e pubblicazioni.
Si respira la storia, l’arte, ma anche la passione per questi ambiti, dove lo sharing tra gli studiosi è all’ordine del giorno, così come il confronto e la disponibilità da parte dello staff.
Gli occhi meravigliati di giovani studenti che toccano con mano ciò che viene studiato, così come le mille domande su legature e lettere miniate, sono stati da spinta per lo staff nel creare percorsi appositi e visite guidate pensate in base all’esigenza di ogni singolo gruppo.
Il Museo del Tesoro del Duomo è tutt’altro. Una galleria adibita agli eventi più disparati, ma che seguono sempre un fil rouge che sfocia in una rassegna semestrale chiamata non a caso: Passeggiando tra sacro e profano.
Il nome è strano, ma sufficientemente eloquente. Il luogo ospitante è all’interno di un Palazzo Arcivescovile, quindi vengono celati oggetti e preziosità medievali. L’allestimento ultra moderno confonde in modo giusto le idee, appena viene varcata la soglia, la pannellistica, così come le vetrine, fanno immediatamente capire che non si ha a che fare con il classico museo noioso. Le sale si snodano una dopo l’altra, snocciolando segreti ad ogni porta che si apre: luci soffuse e divani per ammirare le opere, un luogo quasi meditativo.
La profanità invece appare ben chiara tra gli appuntamenti che vengono proposti: conferenze, workshop, laboratori didattici per bambini e scuole, yoga, pilates, degustazioni; tante le iniziative che si svolgono lungo la galleria del Museo, lontano da opere, ma immersi nella storia.
Un luogo unico, ma con mille sfaccettature, un labirinto dove perdersi e sentirsi confusi dal tempo, lasciandosi trasportare lungo le dolci note medievali, e farsi scuotere dal sottofondo rumoroso della modernità.


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