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Una tempesta dal Paradiso, alla GAM di Milano la mostra che arriva da New York

Una tempesta dal Paradiso, alla GAM di Milano la mostra che arriva da New York – La mostra Una Tempesta dal Paradiso: Arte Contemporanea del Medio Oriente e Nord Africa (But a Storm Is Blowing from Paradise: Contemporary Art of the Middle East and North Africa), aperta al pubblico dall’11 Aprile al 17 giugno 2018 presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano (GAM), è l’ottava e ultima tappa della Guggenheim UBS MAP Global Art Initiative (MAP), collaborazione storica tra Guggenheim e UBS che ha dato vita all’iniziativa più articolata e ampia che il museo abbia mai intrapreso nel campo della ricerca internazionale, della costituzione della collezione e della rappresentazione della stessa. La mostra è stata presentata in anteprima al Guggenheim Museum nell’Aprile 2016 e la tappa di Milano, che corona il progetto, celebra la straordinaria influenza esercitata da un gruppo di artisti le cui opere e le cui idee hanno contribuito a dar forma all’arte contemporanea.

Una Tempesta dal Paradiso è incentrata su un gruppo variegato di voci artistiche e su problematiche critiche legate a una regione in rapida evoluzione al centro di cambiamenti radicali a livello internazionale. Le opere esplorano i temi interconnessi della migrazione, della dislocazione, dell’architettura, della geometria e della storia. I tredici artisti danno voce, attraverso sedici lavori su carta, installazioni, fotografie, sculture e video, alle loro terre di origine e al rapporto tra passato e presente che le caratterizza.

Molti degli artisti mettono in dubbio la capacità delle verità oggettive di cogliere in maniera adeguata le realtà sociali del nostro mondo. Nascondendole fra storie inventate e immagini fantastiche, le loro opere veicolano idee che sfidano le prospettive apertamente politicizzate e stereotipate sulla regione e sulla sua storia, idee che potremmo definire “contrabbando concettuale”. Ha affermato Sara Raza, curatrice della Guggenheim UBS MAP per il Medio Oriente e il Nord Africa.

Obiettivo dell’esposizione è farci riflettere su una regione vitale del mondo d’oggi, come ha affermato Richard Armstrong, direttore del Solomon R. Guggenheim Museum and Foundation. Una Tempesta dal Paradiso apre un dialogo nuovo tra il passato e il presente attraverso l’arte del nostro tempo.  

Il titolo della mostra è ispirato all’opera di Rokni Haerizadeh che, a sua volta, cita un saggio del filosofo tedesco Walter Benjamin. Ma una Tempesta Spira dal Paradiso (But a Storm Is Blowing from Paradise, 2010) di Rokni Haerizadeh consiste in una serie di opere su carta basate su immagini acquisite da mezzi di informazione di massa. Sovrapponendo alle fotografie di gruppi di persone strati di gesso, inchiostro e acquerello, l’artista trasforma i suoi soggetti in creature ibride, a metà tra esseri umani e animali, offrendoci una panoramica grottesca sulla decadenza della realtà contemporanea enfatizzata dai mass media. 

Storie immaginarie e storia vera, dicevamo, e nel video di Lida Abdul intitolato In Transito (In Transit, 2008) un gruppo di bambini, vicino a Kabul, gioca a cavallo della carcassa di un aereo da guerra sovietico abbattuto, tentando senza successo, ma con infinito ottimismo, di ripararlo con del cotone e delle corde. Il gruppo di ragazzi diventa un’allegoria dell’impossibilità percepita di ricostruire l’Afghanistan, ma anche dell’idea dell’artista per cui ”qualunque cosa è possibile quando tutto è perduto”.

L’architettura è la protagonista indiscussa dell’opera Senza Titolo-Ghardaïa, (Untitled-Ghardaïa, 2009) di Kader Attia, che consiste in un modello in scala fatto di couscous della città di Ghardaïa, in Algeria, dichiarata patrimonio mondiale dell’UNESCO, i cui edifici tradizionali hanno influenzato Le Corbusier e Ferdinand Pouillon. L’opera richiama l’attenzione sul fatto che entrambi gli architetti hanno preso in prestito, rielaborandoli, elementi dell’architettura mozabita, originaria della città di Ghardaïa, senza però dichiarane la fonte di ispirazione.

Sempre parlando di architettura, ma anche del tema della devastazione della guerra, troviamo l’opera Studio per un Monumento (Study for a Monument, 2013-16) di Abbas Akhavan, una serie di calchi in bronzo di piante native del sistema fluviale del Tigri e dell’Eufrate esposte su lenzuola bianche stese sul pavimento, che esplorano la devastazione ambientale causata dalla guerra. L’artista ha indagato i linguaggi visivi e concettuali del monumento per creare forme che appaiano frammentate e sproporzionate; alcune sono anche annerite e ossidate per l’esposizione all’aria e alla luce. Un’alterazione e degradazione di tale entità suggeriscono che le piante hanno perso il loro originario significato simbolico, passando da uno status regale ad uno umile.

Una mostra intensa, che incanta e fa riflettere, una mostra che affronta situazioni complesse e che ci fa capire che dal Medio Oriente al Nord D’Africa c’è un unico filo conduttore, una mostra che vi consiglio di andare a vedere lasciandovi trasportare dalle emozioni nelle splendide sale della GAM.

 

Informazioni:

Dal 11 Aprile 2018 al 17 Giugno 2018

Milano – GAM – Galleria d’Arte Moderna Milano

Biglietti:  Incluso nel biglietto d’ingresso alla GAM   (intero 5 euro – ridotto 3 euro). Ingresso gratuito ogni giorno un’ora prima della chiusura e  tutti i martedì dalle ore 14.00.

Orari:  Martedì – Domenica 9.00 – 17.30  Lunedì chiuso Ultimo accesso 30 minuti prima dell’orario di chiusura  Giorni di chiusura: 25 dicembre, 1° gennaio e 1° maggio

 

Una tempesta dal Paradiso
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