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Il tesoro del Garda: le ville romane

Il tesoro del Garda: le ville romane – Presso le rive del lago di Garda si conservano alcune fra le più importanti testimonianze di edifici residenziali di età romana presenti in Italia settentrionale.
Si tratta di ville di grande lusso, di ampie dimensioni, situate sempre in posizioni di notevole rilievo paesaggistico, su promontori che si levano a picco sul lago di Garda, come nel caso della villa delle “grotte di Catullo” oppure al centro di larghe insenature.
Presso le rive del lago si conservano alcune fra le più importanti testimonianze di edifici residenziali di età romana presenti in Italia settentrionale. Si tratta di ville di grande lusso, di ampie dimensioni, situate sempre in posizioni di notevole rilievo paesaggistico, su promontori che si levano a picco sul lago, come nel caso della villa delle “grotte di Catullo” oppure al centro di larghe insenature. In questo secondo caso gli edifici, come documentano gli esempi di Desenzano del Garda e di Toscolano Maderno, sono costruiti parallelamente alla linea di costa: gli ambienti sono disposti seguendo l’andamento del terreno che scende verso il lago e quindi con una parte posta naturalmente in posizione leggermente più elevata, distribuita su una o più terrazze degradanti. Il prospetto principale dell’edificio è quello che si affaccia verso il lago e a quest’ultimo sono rivolti gli ambienti di maggiore prestigio.

Appartenevano a famiglie di estrazione sociale elevata, esponenti locali che avevano raggiunto posizioni di spicco o personaggi di rilievo delle due vicine città di Verona e Brescia, cui faceva capo in età romana il territorio del lago. Le ville edificate presso il lago differiscono da quelle situate intorno al bacino lacustre,  molto più modeste e con ampi settori rustici destinati allo sfruttamento delle risorse agricole e boschive del territorio.

Una villa grandiosa sul Garda: “le grotte di Catullo” a Sirmione

All’estremità della penisola di Sirmione, in un’eccezionale posizione panoramica, si conservano i resti del più grande e lussuoso edificio privato di tutta l’Italia settentrionale.
Dal Rinascimento le strutture sono state chiamate con il nome di “grotte di Catullo”, a indicare i vani crollati, coperti dalla vegetazione, entro i quali si poteva entrare come in cavità naturali. Il riferimento a Catullo deriva dai versi del poeta latino, morto nel 54 a.C., che canta Sirmione, gioiello fra tutte le isole e le penisole dei mari e dei laghi. L’edificio oggi visibile è successivo alla morte di Catullo, ma al di sotto di esso si sono rinvenuti i resti di una precedente villa, forse quella effettivamente appartenuta al poeta.
I primi scavi archeologici della villa furono condotti nell’Ottocento, ma solo intorno alla metà del secolo scorso, dopo l’acquisizione pubblica dell’area (1948), vennero eseguite ampie ricerche che portarono in luce numerosi vani nella parte occidentale dell’edificio.
Indagini recenti hanno permesso di definire la cronologia della villa (età augustea, ultimi decenni del I secolo a.C. – inizio I secolo d.C.) e di confermare come la costruzione attualmente in luce sia stata realizzata con un progetto unitario che ne ha definito l’orientamento e la distribuzione  spaziale, secondo precisi criteri di assialità e simmetria.
La villa, che ha pianta di forma rettangolare (m 167 x 105), con due avancorpi sui lati brevi, copre un’area complessiva di oltre due ettari. Per superare la pendenza del banco roccioso su cui erano impostate le fondazioni dell’edificio, vennero creati vani di sostruzione, con l’esclusiva funzione di sorreggere i piani superiori, mentre in alcune zone si resero necessarie opere imponenti di taglio della roccia. I resti attualmente conservati si trovano così su livelli diversi: nel settore settentrionale si conservano solo le sostruzioni, essendo i vani di abitazione crollati già in antico, mentre nella parte meridionale, dove la quota della roccia era più alta, esisteva il solo piano residenziale. Anch’esso appare però molto danneggiato, poiché la villa è stata per secoli una cava di materiali, riutilizzati per nuove costruzioni.
L’ingresso dell’edificio si trovava nell’avancorpo meridionale. La villa era caratterizzata da lunghi porticati e terrazze aperti verso il lago sui lati occidentale, orientale e settentrionale, su quest’ultimo lato direttamente comunicanti con l’ampia terrazza-belvedere situata nell’avancorpo nord. Sul lato occidentale, al di sotto del porticato, vi era un lungo criptoportico (m 159), utilizzato come passeggiata coperta.
Le parti residenziali dell’edificio erano collocate nella zona settentrionale e meridionale, dove si conservano resti di pavimenti a mosaico, mentre la parte centrale, costituita oggi dal “grande oliveto”, corrispondeva a uno spazio aperto, limitato sul lato meridionale da un pavimento in mattoni a spina di pesce che copre una grande cisterna, di quasi m 43 di lunghezza. L’ampio settore termale, costituito da diversi vani, ricavati in un momento successivo alla costruzione dell’edificio, alla fine del I – inizio del II secolo d.C., era situato nella zona sud-occidentale della villa.
Dopo il crollo delle strutture e il parziale abbandono dell’edificio nel III secolo d.C., nella seconda metà IV – inizio V secolo una necropoli si insediò nell’area della villa ormai distrutta. Più tardi l’edificio fu inglobato entro la cinta fortificata che circondò la penisola di Sirmione, attestandosi proprio agli angoli nord-ovest e sud della villa.
Un percorso fra i mosaici. La villa tardoantica di Desenzano del Garda Nel centro storico di Desenzano, a pochi passi dal Duomo, si trova uno degli esempi più interessanti conservati in Italia settentrionale delle grandi ville tardoantiche.
L’edificio, affacciato direttamente sul lago, copriva in origine una superficie di circa 11.000 metri quadrati.  Costruito alla fine del I secolo a.C., ha avuto più fasi edilizie: quanto è oggi visibile appartiene in buona parte alla prima metà del IV secolo d.C., momento in cui  l’edificio subì una completa riorganizzazione degli spazi, suddivisi in un settore A, in parte di elevata rappresentanza e in parte residenziale, un settore B a carattere prevalentemente residenziale e  un settore C, con funzione termale. Il settore rustico è stato messo in luce nella zona sud-orientale della villa, al di fuori dell’area archeologica, in edifici privati di via Crocefisso-via Borgoregio.
Non si conosce il nome dei proprietari, forse in questo periodo Flavius Magnus Decentius, fratello di Magnenzio, imperatore fra il 350 e il 353. Da lui deriverebbe il nome attuale della città di Desenzano.
Il settore A è organizzato lungo un percorso assiale che, da un vestibolo ottagonale, attraverso il peristilio e un grande atrio porta al sontuoso triclinio a tre absidi, destinato al convito del proprietario e dei suoi ospiti. Tutti i vani conservano ampie parti dei pavimenti a mosaico, con tessere in pietra e pasta vitrea, dai vivaci colori, formanti complessi motivi geometrici, alcuni di grande eleganza e vivacità e scene figurate, con temi propri del repertorio musivo tardoantico (amorini che pescano dalla barca e dagli scogli, che intrecciano ghirlande e festoni di frutta, che vendemmiano o che corrono su bighe, fiere e animali selvatici, il Buon Pastore – o Orfeo – fra gli animali). Posteriormente al triclinio si trovava un piccolo e raccolto giardino, adiacente ad ambienti con funzione privata, chiuso sul fondo da un ninfeo, da cui l’acqua scendeva in una canaletta che correva a cielo aperto nello stesso giardino. Nel peristilio si trovavano probabilmente le statue in marmo, databili al II secolo d.C., ma rimaste in uso sino ad età tardoantica, costituenti uno dei più ricchi complessi di sculture relative a un edificio privato dell’Italia settentrionale: esse sono oggi visibili nelle sale espositive all’ingresso dell’area archeologica, insieme a monete, pitture e oggetti provenienti dagli scavi della villa.
Anche il settore B è parzialmente scavato: si possono vedere l’abside di un grande vano con  pavimento in piastrelle marmoree, formanti un disegno di cubi in prospettiva e diversi altri vani con pavimento a mosaico, alcuni dei quali appartengono alla fase della fine del IV – inizio del V secolo d.C.

La villa di Marco Nonio Macrino a Toscolano Maderno

La villa di Toscolano Maderno è solo parzialmente scavata, anche se le indagini più recenti hanno permesso di chiarire la planimetria generale. Attualmente è visibile soltanto il suo settore meridionale, in attesa di una completa valorizzazione del complesso.
L’edificio si presentava in origine con loggiato frontale sul lato orientale, quello rivolto verso il lago e con avancorpi sui due lati nord e sud. Il loggiato si affacciava in direzione di un’area aperta, dove si trovava un grande bacino-fontana di 47 metri di lunghezza.
La villa, costruita nel I secolo d.C., subì interventi e trasformazioni nei secoli successivi sino all’inizio del V secolo d.C., conservando  sino al momento della distruzione aspetti propri di un edificio di grande lusso. Una fase di grande rilevanza architettonica è quella databile fra la fine del I e la prima metà del II secolo d.C. In questo periodo appartenne probabilmente a un esponente di una delle più importanti famiglie bresciane, Marco Nonio Macrino, console nel 154 d.C., una cui iscrizione con dedica alla moglie Arria è stata rinvenuta nel Seicento nell’area dell’edificio.
La parte oggi visibile comprende diversi vani, alcuni dei quali conservano ancora ampi tratti di intonaco dipinto e pavimenti a mosaico con motivi geometrici, in sole tessere bianche e nere o con uso limitato anche di tessere colorate. A questi vani si accedeva da un lungo ambiente, solo parzialmente scavato, che conserva ancora parti dell’intonaco dipinto. Il vano presentava in una sua prima fase due esedre lungo il lato settentrionale, successivamente tamponate.


ORARI

GROTTE DI CATULLO A SIRMIONE
dal 1° aprile al 31 ottobre: 8.30 – 19.30 (martedì – sabato); dal 1° novembre al 28 febbraio: 8.30 – 14.00; per le aperture domenicali e festive telefonare per conferma apertura e orari.
Chiusura lunedì

VILLA ROMANA DI DESENZANO
dal 1° marzo al 31 ottobre: 8.30-19.30; dal 1°novembre al 28 febbraio: 8.30-17.00.  Chiusura lunedì
Toscolano Maderno (BS), area archeologica  della villa romana – Piazzale Cartiera – Visitabile su richiesta

COLOPHON
Testo: Elisabetta Roffia
Fotografie e ricostruzioni: Archivio Fotografico della Soprintendenza per i beni archeologici della Lombardia (L. Caldera, L. Monopoli), BAMS Basilio Rodella.
Coordinamento per la Direzione Regionale per i beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia: Cristina Ambrosini e Manuela Rossi