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Testamento pubblico e frasi “non indispensabili”

Testamento pubblico e frasi “non indispensabili”

MilanoPlatinum Studio Rutigliano-Trasatti

In collaborazione con lo Studio Legale Rutigliano-Trasatti, un nuovo articolo di approfondimento giuridico: questa settimana ci occupiamo delle frasi “non indispensabili” in un testamento pubblico.


TESTAMENTO PUBBLICO E FRASI “NON INDISPENSABILI”

Prendiamo in considerazione una norma poco conosciuta: si tratta dell’art. 620 ultimo comma del codice civile, che consente la cancellazione di alcune frasi, di natura non patrimoniale, prima della pubblicazione del testamento.

La ratio della norma è di evitare che la pubblicazione del testamento possa ledere il decoro di determinate persone con frasi calunniose, offensive o ingiuriose. L’art. 620 c.c. prevede infatti che per giustificati motivi, su istanza di chiunque vi abbia interesse, il tribunale possa disporre che periodi o frasi di carattere non patrimoniale siano cancellati dal testamento. Tale norma deve secondo la giurisprudenza armonizzarsi con il principio di massima tutela della volontà del de cuius. Pertanto la norma in esame ha natura eccezionale in quanto, nel limite del possibile, deve essere rispettata la volontà del testatore.

Il Tribunale di Reggio Emilia ha dovuto valutare la richiesta di una moglie la quale, unica erede del defunto marito, chiedeva la cancellazione di alcuni “passaggi” nei quali il de cuius faceva espresso riferimento a sue relazioni con altre donne (ma non collocava temporalmente tali relazioni). Secondo il Tribunale di Reggio Emilia, le espressioni di cui la moglie chiedeva la cancellazione non lederebbero l’onore e il decoro della moglie stessa in quanto, sostanzialmente, non sarebbero la prova di un tradimento, poiché le relazioni ben avrebbero potuto essere antecedenti al matrimonio.

In assoluta assenza di precedenti recenti, il Tribunale ha dovuto richiamare una pronuncia della Pretura di Roma del 29 gennaio 1952, in cui si parla di “disposizioni non patrimoniali che contengono divulgazione di fatti di carattere intimo” non offensive per terzi, ma divulgatrici di fatti familiari da non rendere pubblici. Pertanto, oltre alle frasi direttamente ingiuriose, calunniose o integranti reato, sono cancellabili anche le espressioni che possono ledere il “buon costume”. Nello specifico, la frase “voglio che al mio funerale siano invitate e presenti e in forma più che amichevole fra chi mi ha conosciuto in intimità le seguenti persone, (…) e per profonda amicizia (…)”, seguita da alcuni nomi femminili, non lederebbe il decoro della moglie del de cuius.

Per il Tribunale emiliano infatti si tratta di una disposizione che, seppur di carattere non patrimoniale, richiama la volontà del testatore che è valutata dal legislatore come meritevole di protezione e deve essere rispettata. Le espressioni usate dal testatore, “intimità” e “in forma più che amichevole” non seguite da alcuna informazione temporale, anche se riferite al genere femminile delle persone di seguito indicate, non pregiudicano la dignità e la rispettabilità della moglie.


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In collaborazione con Studio Legale Rutigliano-Trasatti

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