CULTURA

TEATRO LIRICO

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In collaborazione con Milano da Vedere.

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TEATRO LIRICO

Abbandonato, ormai dimenticato dalla città che guarda sempre avanti. La nuova Milano forse a malapena sa dov’è, il Teatro Lirico, e certo non immagina quanta storia porti nella sua valigia questo antico gioiello. Come un instancabile tedoforo, ne porta il sacro fuoco fino a noi, dai tempi lontani del Palazzo Ducale, quando al suo interno viene costruito il primo teatro di corte.

Siamo nella Milano spagnola: intitolato a Margherita d’Austria moglie di Filippo III di Spagna, era per lo più in legno. Il 5 gennaio del 1707 va irrimediabilmente a fuoco. Sono i nobili milanesi a finanziare di tasca loro la ricostruzione di un teatro di corte che prende il nome di Regio Ducal Teatro e occupava grossomodo modo la porzione destra dell’odierno cortile di Palazzo Reale, quindi molto interno, troppo come vedremo. Inaugurata la nuova sala nel 1717 ne diventa il centro mondano e politico all’arrivo del primo governatore austriaco. Un’abile mossa politica offrire nuovo svago in una città che subisce l’ennesimo indesiderato cambio della guardia.

36 palchi distribuiti su quattro ordini, da cui si può tranquillamente accedere alla platea con due scalinate prima di lanciarsi nei balli non certo sfrenati dell’epoca. Per questo teatro hanno scritto in tanti: da Gluck a Mozart, le cui opere sono state animate da una delle migliori orchestre dell’epoca. Sopra il palco avremmo visto due medaglioni enormi: uno con Carlo VI e l’altro con una Fenice. Un destino.

Nel 1776 la storia si ripete: dopo il carnevale, il teatro va di nuovo a fuoco, ma sarà l’ultimo atto. Gli austriaci ricostruiscono, sì, ma optano per nuove soluzioni. La nobiltà milanese apre nuovamente i forzieri così che prende vita un nuovo teatro, quello grande, realizzato demolendo la chiesa di S. Maria della Scala. Sarà il nuovo Teatro alla Scala. E il Ducale? Niente paura, non muore. Il Piermarini è chiamato al doppio lavoro, ma stavolta il teatro non deve più essere all’interno del nuovo Palazzo Reale: il rischio che vada a fuoco tutto quanto è troppo alto. Il nuovo Teatro Ducale prende vita dall’altro capo della Reggia, di fianco alle vecchie scuderie, con l’ingresso su via larga e si chiama Teatro alla Cannobiana, in omaggio alle demolite scuole Cannobiane. Certo, fuori dal Palazzo, ma collegato da un corridoio direttamente alle scuderie e quindi alla Reggia. Il teatro del popolo, ma che nulla ha da invidiare al fratello maggiore. Qui arriva Donizetti e qui nasce la stella di Enrico Caruso. Dopo aver accolto anche le prime proiezioni cinematografiche ed essere passato alle competenze comunali, nel 1938 s’incenerisce nuovamente. Stavolta rinasce subito in nuove forme, più contemporanee. Ospita la stagione della Scala nel 1943 e, nel 1944, l’ultimo discorso pubblico di Mussolini. Il dopo guerra è nel segno di Strehler e del Piccolo, con opere e concerti. Tutto procede finché i soldi non finiscono. Chiude nel 1998.

Mirco Bareggi


In collaborazione con Milano da Vedere

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