ARTE

Smart Art (ai tempi del Coronavirus)

Smart Art (ai tempi del Coronavirus) – Nel periodo appena trascorso di sosta forzata per tutti, gli amanti dell’arte si sono dovuti accontentare dell’offerta (bisogna dire, ricca e ben curata) messa a disposizione online da molti musei e luoghi di cultura.

Certamente la gratificazione non è stata eguagliabile a quella stimolata da una visita “live”, ma si deve sottolineare che il lockdown ha provocato molte reazioni anche negli esperti di questo settore, mettendo in discussione i mezzi di fruizione dell’arte “classici”.

Da menzionare, un progetto nato per volontà dell’ Ambasciata d’Italia a Londra dal titolo #ItalyReStart, che promuove il dialogo tra i diversi stakeholder del mondo dell’arte tramite webinar a cui, tra l’altro, si può assistere collegandosi tramite i siti web e i social media dell’Ambasciata d’Italia a Londra e degli Istituti Italiani di Cultura di Londra e Edimburgo. Nell’ambito di questo progetto, le strutture internazionali del mondo della cultura sono chiamate a reinventarsi, a mettere in atto un ulteriore salto d’immaginazione per mettersi a disposizione degli utenti, anche in questo momento così difficile e ad alto rischio imprenditoriale.

E’ vero, il mondo è fragile, ed è per questo che il settore museale deve essere in grado di chiamarci a raccolta e farci tornare a godere senza paura delle impareggiabili emozioni che ogni artista sa suscitare, deve superare lo stallo economico provocato dal lockdown e ripopolarsi di iniziative.

A questo proposito, citiamo, tra le altre, l’originale proposta del Getty Museum di Los Angeles che, per non smettere di intrattenere gli utenti nel periodo della quarantena, ha chiesto loro di ricreare a casa alcune delle opere pittoriche più celebri, impersonando i soggetti più famosi. L’iniziativa ha avuto molto successo di pubblico, ma soprattutto è stata in grado di stimolare creatività e partecipazione, rimodulando in modo un po’ giocoso quell’interesse, attrazione, curiosità, che ci portano ad avvicinarci al mondo dell’arte.

Un’altra iniziativa importante, in particolar modo quest’anno, è stata la Giornata internazionale dei musei, che si è celebrata il 18 maggio, coincidendo simbolicamente con la riapertura delle strutture già in grado di attuare misure anti-Covid.

Il tema scelto, Musei per l’uguaglianza: diversità e inclusione, sottolinea la vera missione di questi luoghi talvolta erroneamente ritenuti elitari, ovvero la capacità di mettere a disposizione di chiunque, a prescindere dalla sua estrazione culturale e sociale, occasioni di contatto con l’arte, che fa parte della nostra memoria collettiva e che, già a partire dalla seconda metà del ventesimo secolo, si è resa capace di essere specchio della realtà con correnti come il concettualismo, la Land Art, l’Earth Art, l’arte povera, la Street Art, che hanno compreso la necessità di portare l’arte fuori dagli schemi, talvolta fuori dalle mura dei musei.

In particolare, la Street Art, considerata un’evoluzione della Pop Art e della Graffiti Art, correnti queste che si distaccano dalla “bella pittura” per demistificare la civiltà consumistica tramite la rappresentazione dell’oggetto di consumo che è messo al centro investendolo di una valenza estetica mai immaginata prima, riesce a diventare, con il suo uscire dagli spazi consueti, un’operazione di denuncia ancor più al passo con i tempi.

Ebbene, il Coronavirus non è riuscito a fermare la Street Art, che ha continuato, anche in questo periodo caratterizzato da immagini di strade e piazze vuote, a lanciare i suoi messaggi, con gli interventi, ad esempio, di TvBoy, che il 18 febbraio ha regalato ai muri di Barcellona una splendida Gioconda in mascherina, e dieci giorni dopo, a Milano, ha creato L’amore al tempo del Covid-19, con la sua interpretazione del famoso Bacio di Hayez.

Nel mese di marzo, gli interventi dei writers hanno portato fiducia, speranza, dubbi, perplessità in tutto il mondo.

A Dublino è apparso un murale raffigurante una gigantesca cellula di Covid-19; a Milano, il messaggio un po’ inquietante di un uomo che indossa una maschera antigas; in molte parti del mondo sono spuntati murales che ritraggono medici e operatori sanitari con scritte come “ Non tutti i supereroi indossano mantelli” o semplici “Grazie”; altrettanto numerosi i murales di stampo educativo, che invitano a lavarsi le mani, o quelli ironici, come il graffito di Gallum (personaggio del Signore degli Anelli) che, con in mano un rotolo di carta igienica, dice la fatidica frase: Mio tesoro!

Di questi ultimi giorni è l’opera di TvBoy che rappresenta il grido d’aiuto dei bambini in povertà a causa della pandemia.

Nell’Inghilterra meridionale, vicino al pronto soccorso dell’ospedale di Southampton, è stato appeso un disegno del famosissimo Banksy, che ritrae un bambino che prende da una cesta piena di supereroi-giocattolo una bambola vestita da infermiera, munita di mascherina, e la fa volare.

Il titolo dell’opera, dedicata a tutti i medici e gli operatori sanitari del NHS, il Servizio Sanitario inglese, è Game changer.

A Parigi, nel quartiere Oberkampf che ha destinato i propri muri alla Street Art, Ender ha realizzato un planisfero particolare, composto da nastro adesivo per imballaggi bianco e rosso, con la scritta “fragile”.

Sembra proprio che non sia un caso se il Palazzo dei Diamanti di Ferrara riapre i battenti con una mostra dal titolo “Un artista di nome Banksy”, curata da Stefano Antonelli, Gianluca Marziani e Acoris Andipa, ideata e prodotta da MetaMorfosi Associazione Culturale, in collaborazione con la Ferrara Arte, guidata da Vittorio Sgarbi.

Come sempre, Banksy è solo a conoscenza della mostra, non vi prende parte, e le opere arrivano tutte da collezioni private.

In esposizione, centotrenta opere che raccontano vent’anni di attività, dai dipinti della prima fase della sua carriera ai lavori più recenti, tra cui la famosissima scultura Mickey Snake, in cui Topolino viene inghiottito da un pitone.

La mostra è aperta fino alla fine di settembre, si consiglia la prenotazione.

 

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Un artista di nome Banksy

Palazzo dei Diamanti, Ferrara

Dal 30 maggio al 27 settembre 2020

Tutti i giorni: 11.00 – 21.00

(aperto anche il 15 agosto)

Per prenotare: www.palazzodiamanti.it