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Schifano a New York

Schifano a New York – Le prime proposte di ricerca artistica di carattere pop arrivano da Londra negli anni 1952-1953, più precisamente dall’Independent Group, tra i cui esponenti c’è il critico Lawrence Halloway che conia il termine Pop art.

Da Londra e dal New Dada (in particolare Rauschenberg Johns) prende le mosse la Pop art americana, che ottiene subito un successo esplosivo. In quegli anni, i rapporti di scambio culturale  con l’Italia sono notevoli; ciononostante, saranno pochi gli artisti italiani ad essere considerati meritevoli di attenzione, al punto da ottenere l’allestimento di mostre e la promozione di eventi culturali.  

Uno di questi è Mario Schifano che, dopo più di cinquant’anni, torna a New York fino al 5 giugno grazie all’iniziativa del CIMA (Center for Italian Modern Art), creato nel 2014 da Laura Mattioli.

La mostra si intitola Facing America: Mario Schifano 1960-1965 ed è curata da Francesco Guzzetti.

Del periodo analizzato fanno parte 36 opere, dieci delle quali vengono messe a confronto con i lavori monocromatici di Robert Rauschenberg Jasper Johns.

L’esposizione è completata da una serie di fotografie e dalla proiezione del primo film di Schifano, Round Trip, del 1964, nato da una collaborazione con i Rolling Stones.

La mostra è realizzata con il patrocinio dell’Archivio Schifano a Roma, del Ministero per i beni culturali ed il turismo e dall’Ambasciata italiana a Washington.

L’intento dell’esposizione è dimostrare che Mario Schifano è stato un personaggio influente dell’arte italiana post-bellica e contemporanea, in quanto con le sue opere ha segnato un passaggio di transizione tra l’astrazione del dopoguerra e la nuova pratica figurativa degli anni ’60.

Tramite l’esplorazione delle tecniche più moderne, Schifano elabora un vocabolario visivo radicale già agli inizi degli anni ’60, ponendosi quindi come antesignano di quella Pop art internazionale che assume aspetti rivoluzionari sulla scena artistica americana con le opere di Andy Warhol.

Schifano comincia ad affermarsi nel 1960 con una serie di grandi dipinti monocromi che sembrano degli schermi cinematografici. Li descrive così: “I monocromi forse sono cartelloni della pubblicità senza la pubblicità … sono pittura grondante“. Nei suoi monocromi appaiono numeri, lettere, segnali stradali, evocazioni di personaggi dell’arte, come in “A De Chirico“, in cui l’artista affida al blu e al grigio il compito di omaggiare il “Pictor optimus”.

L’influenza americana porta Schifano a sviluppare temi e soggetti legati alla società dei consumi.

Prelevando direttamente le loro immagini dai fumetti, dalla pubblicità, dalle foto dei rotocalchi, dalle insegne dei negozi e dalla segnaletica stradale, gli artisti pop americani, senza alcuna apparente intenzione critica, immettono nel linguaggio artistico una fredda ironia, una nuova dimensione iconica distaccata, aderente al sistema consumistico.

Secondo la critica Lucy Lippard, la caratteristica specifica della Pop americana consiste nell’aver inserito nel contesto della “high art” non solo la “low art”, ovvero immagini della comunicazione di massa, ma anche gli stili e le tecniche grafiche come l’aerografo della cartellonistica e la fotoserigrafia.

E’importante però notare che, come spiega il curatore della mostra, “Schifano  non è affatto il Warhol italiano“. Nonostante arrivino contemporaneamente (ma senza sapere l’uno dell’altro) ad una conclusione apparentemente simile (le immagini della Coca-Cola, delle minestre Campbell, delle scatole Brillo, dei dollari, delle pose stereotipate delle dive hollywoodiane per Warhol, e la riproduzione di loghi e di marche americane come Esso e Coca-Cola per Schifano), l’intento del primo è provocare straniamento estetico con l’assoluta impassibilità e freddezza con cui registra, in modo seriale, con il procedimento meccanico della fotoserigrafia, le immagini dei valori americani di massa.

Schifano, invece, afferma di fondare la sua ricerca su un costante sentimento di precarietà, e non a caso intitola Propaganda le opere in cui appaiono i loghi della pubblicità, con un evidente intento di critica del sistema.

Nel 1964, Schifano partecipa alla Biennale d’Arte di Venezia. In seguito, rielabora in chiave pop elementi, temi e iconografie futuriste (Camminare, 1965). Si dedica alla fotografia e al lungometraggio “Anna Carini vista in agosto dalle farfalle”.

Nel 1997 infine, realizza le vetrate della cripta di Santa Croce a Firenze.

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Mario Schifano. Facing America 1960-65

New York, CIMA

fino al 5 giugno 2021

Info: italianmodernart.org