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Remo Bianco e le impronte della memoria al Museo del Novecento

Remo Bianco e le impronte della memoria al Museo del Novecento – È stata inaugurata lo scorso 5 luglio, al Museo del Novecento, la mostra “Remo Bianco. Le impronte della memoria”, che rimarrà aperta al pubblico fino al 6 ottobre. Promossa da Comune di Milano – Cultura e realizzata dal Museo del Novecento in collaborazione Fondazione Remo Bianco, la mostra è curata da Lorella Giudici
La mostra fa parte del progetto del Museo del Novecento dedicato all’arte della seconda metà del XX secolo, che si traduce in un’attività di ricerca su alcuni dei alcuni dei suoi protagonisti, con particolare attenzione a quanti hanno lavorato nel territorio milanese.
La mostra “Remo Bianco. Le impronte della memoria” presenta oltre 70 opere dell’artista, ripercorrendo le fasi della sua ricerca artistica e rappresentandone i percorsi di vita e di lavoro, intrecciati in un flusso di straordinaria energia creativa.
La carriera artistica di Remo Bianco nasce nella Milano del boom economico, dove conosce e frequenta il grande pittore Filippo de Pisis e il suo entourage. Remo Bianco si autodefinirà un “ricercatore solitario”, e nella sua vita sarà sempre alla ricerca della sperimentazione di idee nuove, scaturite dalla sua fervida fantasia. La sua straordinaria inventiva ne hanno fatto un artista originale, propositore di prospettive nuove, con un approccio divertito e sempre attento ai materiali e alle intuizioni espressive.
L’esposizione al Museo del Novecento ripercorre il ricco e sorprendente percorso di Remo Bianco, esplorando il tema della memoria attraverso le sue opere e tramite un’esaustiva documentazione d’archivio: cataloghi, manifesti, articoli e fotografie d’epoca.
In mostra vi saranno opere appartenenti alla serie Impronte (calchi in gesso, cartone pressato o gomma ricavate dai segni lasciati da un’automobile sull’asfalto, o da tracce di oggetti comuni, come giocattoli o attrezzi) e Sacchettini -Testimonianze (realizzati assemblando oggetti di poco valore, come monete, conchiglie, piccoli giocattoli, frammenti, in sacchetti di plastica fissati su legno e appesi come un quadro; dalle prime opere tridimensionali), accanto ai 3D (in materiale plastico trasparente o vetro e, successivamente, su legno, lamiera e plexiglas colorato, dove l’immagine è la combinazione di figure poste in successione su piani differenti, che ne esaltano la profondità) e alla serie dei Collages, basata su un effetto combinatorio di immagini, realizzate con la tecnica del dripping su un unico piano, di tela, carta o stoffa. Esposti anche i magnifici Tableaux Dorés, uno dei cicli più noti dell’artista, con sfondo bicolore, trattato a olio o a smalto, su cui sono disposte le foglie d’oro oppure con sfondo monocromo realizzati con paglia o stoffa. Presenti anche alcune opere della serie Arte sovrastrutturale (che esprimono l’esigenza di fissare nella memoria in modo indelebile ricordi e realtà) così come le Sculture neve (teatrini poetici i cui protagonisti sono oggetti comuni tratti dal mondo dell’infanzia, della natura o della vita quotidiana ricoperti di neve artificiale e disposti in teche trasparenti). La ricca esposizione presenta anche opere della serie Quadri parlanti, tele non lavorate in cotone bianco o nero, oppure impressionate con fotografie, sul cui retro sono posizionati degli amplificatori che, all’avvicinarsi dello spettatore, si attivano emettendo suoni o frasi registrate dall’artista. 

 


GALLERY Remo Bianco. Le impronte della memoria