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Piazza Missori: ruderi, cripte e cavalli stanchi

Piazza Missori: ruderi, cripte e cavalli stanchi – Al centro di Piazza Missori, a pochi passi da Piazza Duomo, sorge un rudere che i milanesi chiamano ironicamente “el dent cariaa” (“dente cariato”, per la forma frastagliata). Si tratta dei resti di quella che un tempo fu la chiesa di San Giovanni in Conca, basilica paleocristiana eretta tra il V e il VI secolo, che in epoca medievale venne ricostruita in stile romanico. La basilica, che sorgeva all’interno delle mura, era detta “in Conca” probabilmente per l’avvallamento del terreno circostante.
La chiesa è stata purtroppo demolita tra il 1948 e il 1952 per esigenze di viabilità e dell’antica basilica è rimasta in loco solo una parte dell’abside e della cripta. La facciata è stata invece ricostruita e applicata al Tempio Valdese che si trova in Via Francesco Sforza.
Le opere conservate nella chiesa sono oggi conservate presso diversi musei della città. Tra i più significativi vi sono il monumento a Bernabò Visconti e gli affreschi di età paleocristiana e rinascimentale (oggi Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco) e il “Cristo crocifisso con Vergine, San Giovanni Evangelista e la Maddalena” realizzato nel 1571 da Giovanni Paolo Lomazzo (custodito presso la Pinacoteca di Brera).
La cripta, oltre ai ruderi dell’abside, è ciò che rimane della chiesa ed è aperta al pubblico, e si possono quindi ammirare i resti romanici risalenti all’XI-XII secolo e le fondamenta del precedente edificio paleocristiano del V-VI secolo. Sotto le volte a crociera della cripta sono inoltre conservati reperti archeologici di epoca romana e paleocristiana.

Nella piazza si trova anche il monumento equestre a Giuseppe Missori (colonnello delle guardie garibaldine), dal quale la piazza prende il nome. La curiosa posa nella quale è raffigurato il cavallo ha fatto sì che presso i milanesi la statua sia nota come il “monumento del cavallo stanco”.

Monumento a Giuseppe Missori (1829-1911), di Riccardo Ripamonti, 1915 – crediti: G.dallorto, Attribution, da Wikimedia Commons.