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OSVALDO DI DIO: DAGLI ESORDI A “BETTER DAYS”

OSVALDO DI DIO: DAGLI ESORDI A “BETTER DAYS”Osvaldo Di Dio è un musicista poliedrico e dal grande talento. Non si risparmia mai sul palco, sia che suoni in stadi e arene al fianco di grandi firme della musica italiana, sia che si produca in interessanti serate in club dall’atmosfera più raccolta. In questa intervista, dopo qualche accenno al suo percorso di crescita, ci dedicheremo alla sua prima fatica discografica, l’album “Better Days“.

Raccontaci un po’ del periodo pre-musicista. Quando dentro di te è suonata la campanella che ti ha fatto capire che per te la musica non era solo da ascoltare?

È stata una cosa abbastanza precoce. Anche quando ero molto piccolo, non appena vedevo un pianoforte in casa di qualcuno, la prima cosa che facevo era fiondarmi sui tasti, anche senza essere capace di suonare. Mi piaceva spingere quei tasti e sentire che ero proprio io a creare il suono.

Tempo fa ho visto il video di una tua inervista, in cui parlavi del nonno fisarmonicista…

Mio nonno era appassionato della fisarmonica e ne comprò diverse durante i suoi viaggi in Russia (perché era ufficiale di Marina); il problema era che non era capace di suonarle! Lui ci provava ma senza grandi risultati. A un certo punto, attirato com’ero oltre che dal pianoforte da qualsiasi altro strumento musicale, mi ci sono cimentato e in breve tempo ho iniziato a capire come funzionasse. I miei genitori hanno iniziato a incoraggiarmi e poi, successivamente da grande, ho scoperto una curiosità: anche Steve Vai ha iniziato suonando la fisarmonica!

E poi è arrivato il momento della chitarra.

Sì, cronologicamente è stato l’ultimo strumento a cui mi sono avvicinato. Prima ho iniziato anche gli studi classici suonando il trombone e molti altri strumenti a fiato. Poi a 14/15 anni mi sono appassionato al rock, in particolare a quello che c’era negli anni Novanta, in pieno periodo grounge. Nirvana, Pearl Jam… fino a scalare indietro nel tempo con i Queen, Led Zeppelin, Pink Floyd: come facevi a non innamorarti della chitarra!

E te ne sei così innamorato da arrivare a creare un metodo per chitarra elettrica tutto tuo.

Dopo avere effettuato studi prima a Napoli e poi a Firenze presso l’Accademia Musicale Lizard, con il mio insegnante proprio alla Lizard, Michael Mellner, ho realizzato questo metodo, che tuttora è edito dalla Ricordi.

Milan Kundera ha scritto: “Un uomo non può essere ebbro di un romanzo o di un quadro, ma può ubriacarsi della Nona di Beethoven, della Sonata per due pianoforti e percussione di Bartók o di una canzone dei Beatles“. Cosa ne pensi?

Se parliamo di ubriacarsi nel senso di essere completamente pervasi dall’arte, penso di trovarmi d’accordo. La musica è l’unico elemento che ti tocca proprio nella tua fisicità. Basti pensare a quando vai a un concerto e senti le basse fin dentro il corpo. Quindi, al di là dell’aspetto emotivo e mentale, la musica è l’unica arte che ti tocca proprio a livello fisico. Penso che abbia ragione!

Hai collaborato (e collabori tuttora) con moltissimi artisti, tra cui nomi monumentali del calibro di Franco Battiato, Lucio Dalla, Cher, e di molti altri nomi famosi come Eros Ramazzotti, Cristiano De André, Alice… Ci racconti qualche aneddoto su qualcuno di questi nomi? Com’è stato suonare al loro fianco?

Nella mia carriera, ci sono stati artisti con cui sono stato in tour, altri con cui ho avuto “semplicemente” il privilegio di suonare in un’unica occasione. Ed è appunto il caso di Dalla, Battiato e Cher. Per quanto mi riguarda, avere suonato con Lucio Dalla è stato uno dei momenti più alti della mia carriera. Io ero nel camerino e mi chiamarono per suonare con lui. Io presi la chitarra e gli dissi “Ciao Lucio! Allora la frase sarebbe DO-SI-LA-SOL-MI, corretto?”. Lui mi guardò spaesato; giunse il suo manager e mi disse: “No, no, lui non conosce le note”. E quindi ho subito realizzato di avere di fronte a me un genio totale, completamente proiettato nella fase creativa della musica, che componeva e dava forma alla musica che c’era nella sua testa.

E alla fine, dopo tanto suonare in giro per il mondo è giunto il momento di un album tutto tuo. “Better Days”: qual è il messaggio dietro questo titolo? È un’affermazione (“Sono giorni migliori!”). È un proposito (“Da ora in avanti saranno giorni migliori!”). È una speranza (“Speriamo arrivino giorni migliori”)?

In realtà il messaggio sarebbe: sono giorni migliori di quello che vorrebbero farci credere. Perché oggi c’è questa tendenza a dire che è un momento difficile, che va tutto male… invece, secondo me, ci sono anche tante cose positive, se usiamo gli occhi per coglierle.

Ascoltando il disco, si percepiscono tante coloriture diverse. È rock, è blues, è funky, è country, è anche un po’ rap (“Electric Climax”). Nel tuo debutto discografico non ti sei certo risparmiato. Vorrei analizzare brevemente con te alcuni pezzi che mi hanno particolarmente colpito.
“Better Days”, il brano che dà il titolo all’album, ha sonorità avvolgenti e morbide. A tratti ho avuto l’impressione di ascoltare un pezzo inedito dei Crash Test Dummies. Com’è nato questo brano?

Io per anni ho sempre cercato di dare molta importanza alla melodia. Poi, a un certo punto, ho sentito l’esigenza di renderla meno evidente. Un brano può essere molto bello anche se la melodia è appena accennata. E quindi ho cercato di costruire un universo sonoro, creando un mondo di suoni: secondo me, in questo modo si può essere altrettanto comunicativi. Da qui è nato questo brano, che infatti è l’unico ad avere molte sovraincisioni di chitarra: acustiche elettriche… è di fatto un’introduzione al mio universo sonoro.

Le tue dita corrono veloci in “Rosso Ducati” e si ha davvero l’impressione di aprire la manopola del gas; tu corri in moto?

No, è una cosa che mi ha sempre appassionato, ma alla fine non ho mai voluto mettere a repentaglio le mie mani. Preferisco correre sulla tastiera della chitarra!

E del funambolico “ODD Blues” cosa mi dici?

Questo è uno dei miei preferiti. “ODD” sono le mie iniziali, ma in inglese odd significa sia “dispari” sia “strano”: odd guy significa “un tipo trano”. E alla fine è venuto fuori questo rock/blues in cinque quarti (e quindi dispari!), però a un certo punto anche strano, perché diventa un country quando non te lo aspetti…

E poi arriva il tuo singolo “Fandango”, che ha anticipato l’album. Un pezzo che ha riscosso un notevole (e meritato) successo, stando alla classifica di iTunes Italia.

“Fandango” è stato il primo brano che ho realizzato (a gennaio 2015) ed è stato un banco di prova per me. Mentre stavo lavorando all’album, questo è stato il primo brano a essere completato dal punto di vista del mix e del mastering e allora ho pensato “perché no? Intanto facciamo uscire questo singolo e vediamo che riscontro c’è”. Non mi sarei mai aspettato il riscontro che ho avuto: che un brano strumentale, senza nessun tipo di promozione, senza una casa discografica, senza un ufficio stampa potesse arrivare così in alto in classifica su iTunes era impensabile. Invece è stato così e questo mi ha dato ancora più spinta per realizzare questo mio primo disco.

L’album si chiude con un pezzo riflessivo, “Secular Prayer”, che personalmente ho molto apprezzato. Cosa ti ha ispirato questo pezzo?

Io a casa ho in ogni stanza chitarre acustiche o classiche: in qualsiasi momento della giornata, in qualsiasi posto io mi trovi, mi piace poter prendere in mano una chitarra e buttare giù delle idee. E mi sono ritrovato per mesi a suonare questa melodia sempre in una maniera un po’ diversa. È un brano proprio nato da sé, senza averci lavorato troppo su: prendevo la chitarra un giorno e veniva fuori una sezione e così via, un giorno dopo l’altro. Alla fine mi sono accorto di avere per le mani un brano completo, molto profondo, ma anche molto immediato.

Siamo alla fine: tra i tuoi tanti impegni, ti dividi tra palco e didattica. Cosa ti tiene occupato attualmente e quali progetti hai per il futuro prossimo?

Sto terminando il tour che ho iniziato poche settimane fa con Lorenzo Fragola, che, a dispetto del fatto che è un ragazzo uscito da un talent, mi sento di dire che ha davvero un grande talento. Sono contento di lavorare con lui e quindi… è un po’ come si diceva prima: better days, qualcosa di buono c’è sempre, a dispetto di quello che si pensi. A dicembre inizierò la promozione di “Better Days” con un tour nel centro-nord e a breve comunicherò tutti i dettagli.


GALLERY OSVALDO DI DIO: DAGLI ESORDI A “BETTER DAYS”


GALLERY OSVALDO DI DIO: DAGLI ESORDI A “BETTER DAYS”

Guarda i video di Osvaldo Di Dio.

1) Electric Climax

2) Osvaldo Di Dio : Ibanez Roadcore Prestige, Mesa Boogie Recto-Verb 25

3) Osvaldo Di Dio : Last Train Home (Pat Metheny)


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