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NAUTILUS. SCIENZA, MERAVIGLIA E…

Nautilus. Scienza, meraviglia e… – Che cos’è Nautilus? È un negozio, ma i suoi proprietari non sono dei venditori. È un negozio d’antiquariato, ma gli oggetti trattati non sono solo rari e preziosi: suscitano ‘meraviglia’, lo stupore dei popoli antichi e dei bambini di fronte a qualcosa di eccezionale, e se per alcuni sono affascinanti, per altri, all’opposto, possono risultare inquietanti. Nautilus è l’avveniristico sottomarino al comando del capitano Nemo nei romanzi di Jules Verne, ma è (anche) una conchiglia che contiene all’interno del suo guscio una perfetta spirale logaritmica. Nautilus ha avuto una sede a Torino, poi una a Modena: al momento è in immersione e, in attesa di riaffiorare, galleggia nel mondo virtuale di internet.

Il mio capitano Nemo è Alessandro Molinengo, creatore di Nautilus insieme a Fausto Gazzi.

Che cos’è Nautilus?

Abbiamo sempre fatto fatica a definirlo un negozio. In effetti è la ‛copertura’ della nostra passione di collezionisti e l’abbiamo aperto per darci un alibi. Volevamo creare un luogo che fosse in primis il soddisfacimento di un nostro desiderio: poter finalmente godere ad ampio respiro delle nostre collezioni, che continuavano ad accumularsi senza uno spazio adeguato; i pezzi finivano impacchettati, sotto il letto, dentro l’armadio, in cantina. Era frustrante. Ed ecco l’idea di un luogo che fosse il nostro antro delle meraviglie e che potesse appagare anche il piacere della condivisione, diventando un punto di incontro con gli altri collezionisti. La nostra intenzione era di aprirci anche a chi non aveva mai avuto l’occasione di esplorare ‘certi’ ambiti, ma ne erano attratto: avremmo fatto noi da tramite. E così è stato. Nel 2005 abbiamo aperto a Torino (dove vivo io, mentre Fausto sta a Modena: questo è il motivo della ‘bilocazione’ di Nautilus), città ‘nera’ che si prestava perfettamente: era proprio la morte sua…! Furono anni molto appaganti, ricchi di incontri, scambi, scoperte, riflessioni per approfondire i sentimenti e le passioni che abitano questi territori sconosciuti ai più. Noi abbiamo le nostre chiavi di lettura, ma i confronti sono fondamentali per ampliare le prospettive.

Questo è l’aspetto che mi interessa di più: le chiavi di lettura. Perché la collezione di Nautilus contiene pezzi molto particolari…

Nautilus è nato dall’incontro di due collezionisti. Autonomamente e fin da piccoli, io e Fausto abbiamo seguito filoni diversi, fino a confluire su territori non perfettamente combacianti, ma in perfetta sintonia. Fausto ha maggiore esperienza, soprattutto per l’ampiezza dei suoi interessi: spazia su tutti i fronti dell’antica scienza e natura.

Medicalia e Naturalia

Non solo. L’antica natura va dai reperti anatomici alla tassidermia, gli animali imbalsamati. L’antica scienza è un ambito molto vasto: c’è il filone medico, di cui mi sono occupato io, ma per esempio Fausto è appassionato di storia dell’elettricità. È un mondo che non si finisce mai di esplorare: comprende anche l’archeologia industriale, con oggetti interessanti per inusualità dell’utilizzo, per rarità o per forma, per quel non so che difficile da esplicitare, per una ‘vibrazione’ particolare. Mi riferisco per esempio alle maschere. Da anestesia, rimanendo nell’ambito medico, ma penso anche alle maschere dei pompieri realizzate tra fine Ottocento e inizi del Novecento: grosse campane di cuoio con gli occhi protetti da lamine di mica contro il calore, con grate di ferro, boccagli respiratori… cose alla Jules Verne, che non a caso incarna i nostri sogni di bambini. Hanno forme futuriste: non tutti sanno che George Lucas per Guerre stellari si ispirò proprio al design di queste maschere.

Perché siamo affascinati da questi oggetti? Per il loro aspetto retro-fantascientifico, per la loro mostruosità, semplicemente perché suscitano meraviglia, perché ci inquietano…?

Sicuramente per tutto ciò. Ma bisogna considerare l’eterogeneità dei pezzi di cui parliamo. C’è l’oggetto più neutro, per esempio un microscopio, che ha una sua bellezza per i materiali utilizzati e per il modo in cui è stato costruito: negli antichi strumenti scientifici non si badava solo alla funzionalità, ma c’era una ricerca del bello, che nel corso del tempo si è persa a favore di una maggiore efficacia. C’è quindi un primo livello che attiene al piacere estetico, alla passione per l’antico e la scienza.

E fin qui potrebbe essere come il lavoro dell’archeologo, che riscopre reperti eccezionali…

… o come quello di tanti collezionisti di strumenti scientifici interessati esclusivamente alla storia della scienza. Ma questa dimensione a me non è mai bastata. Non ho mai collezionato microscopi o cannocchiali in generale, ma microscopi e cannocchiali dalle forme particolari e inconsuete o con un design avveniristico, che anticipa forme attuali. Se il primo tema è certamente la bellezza, che si può declinare in forme lontane da ciò che comunemente si intende per tale, l’altro aspetto che ricorre nei nostri interessi è il senso del macabro e del morboso.

È un fascino che personalmente sento con grande forza: amo la fantascienza, l’orrore, il fantastico in generale, il bizzarro in tutte le sue declinazioni. E mi sono sempre chiesta perché. Tu che ne dici?

È inutile nascondercelo: certi oggetti ai quali siamo particolarmente affezionati rientrano in questa categoria, che non è necessariamente negativa. Il filone che attraversa sotto traccia tutte queste tipologie di oggetti è quello della morte. Peraltro, se fai l’antiquario hai già deciso di dedicarti agli ‘oggetti delle persone morte’: è una scelta di campo. Se poi i tuoi interessi sono orientati anche verso i memento mori e le vanitates, teschi e ossa che stanno lì a ricordarci la brevità della vita, è chiaro che con la morte ci vai a braccetto! Penso che provare repulsione o fascino dipenda in larga parte dalla disponibilità a porsi in contatto con la dimensione della morte, a tenerla presente nella propria vita. Che non vuol dire desiderarla, ma nemmeno fare di tutto per ignorarla. Alcune persone non entravano nel negozio perché certi oggetti le costringevano a confrontarsi con lo sconosciuto: per alcuni è la cosa più bella del mondo, mentre per altri è costoso, faticoso e fa paura. Così rimanevano al di là della vetrina, senza entrare. Altri accettavano la sfida e si facevano avanti, ma per loro era un’esperienza forte. Un feto in formalina non è certo un oggetto neutro come un microscopio. Però tutto cambia secondo il punto di vista: sarà un luogo comune, ma la bellezza, la bontà, e così il morboso, sono negli occhi di chi guarda. Questi pezzi non permettono di voltarsi dall’altra parte e fare finta di niente: se non si ha dimestichezza di pensiero e di riflessione sul tema della morte, è comprensibile preferire di non avvicinarsi proprio.

Sono cose che stimolano l’inconscio e non tutti vogliono aprirgli le porte.

Altroché. Un’esperienza interessantissima è quella della cognizione selettiva. Alcune persone entravano: certi oggetti stavano proprio davanti a loro, ma era come se non li vedessero. Se una settimana dopo parlavi con loro, ti rendevi conto che non li avevano visti, anche se ci erano praticamente inciampati. Si erano concentrati su oggetti più innocui. Del resto, precisiamo: Nautilus non è l’antro delle torture!

Che pure ha un suo successo: basti pensare alle esposizioni di strumenti di torture e alle sale degli orrori nei musei delle cere.

Certo, solo che lì tutto è talmente caricato ed esplicitato che l’orrore e la morte ne risultano esorcizzati. Questi invece sono reperti veri, che hanno una storia e ti fanno entrare in territori insicuri per l’inconscio.

Ora non posso trattenermi dal farti una domanda forse un po’ ingenua: pensi che questi oggetti possano trasmettere sensazioni particolari, cioè che la storia di cui sono carichi rimanga per sempre dentro di loro? Tempo fa ho comprato un Ex voto, un quadretto, da una donna molto anziana: aveva il vetro rotto e lei mi ha chiesto se era mia intenzione farlo sostituire. “Sì”, dico, e lei: “No, la prego, deve restare com’è, perché ha una sua storia”. Ho obbedito.

Capita che mi facciano questa domanda, anche in modo più smaccato, tipo se credo negli spiriti e cose simili. Ma io deludo sempre. Non coltivo la passione per l’esoterico o il paranormale: sono un ingegnere! Mi ritengo una persona spirituale, ma il filone della potenziale ‘carica’ dell’oggetto non lo sento mio, e non riesco ad approfondirlo.

Credo che se tu non fossi una persona spirituale non avresti simili interessi. Per me il fascino di queste cose è anche entrare in contatto con una dimensione che trascende l’esperienza del quotidiano, ampliando le nostre prospettive.

L’incontro con l’oggetto è un’epifania: ogni tanto mi sorprendo a constatare che alcuni incontri sembrano scritti. Certi oggetti si sono messi sulla mia strada o, viceversa, io sono andato incontro a loro. A volte capitano incastri di situazioni fortuite che ti portano nel posto giusto al momento giusto. Mi è capitato di vedere un certo pezzo sfogliando un libro, e di pensare: “Mamma mia, questo non sarà mai mio”. Il giorno dopo ce l’avevo tra le mani.

Felici sincronie…

Sì. Sento fortissima l’emozione del salvataggio prima e della custodia dopo. Per questo mi piace l’aneddoto dell’Ex voto, che la signora ti ha chiesto di preservare così com’è. Recentemente mi è successa una cosa bruttissima: ho acquistato un Cristo anatomico in cera, una di quelle figure che si aprono e all’interno ci sono gli organi. Rarissimo, siciliano, del Seicento. Insomma, me lo faccio spedire e, nonostante un imballo a prova di bomba atomica, arriva gravemente danneggiato. Ero affranto perché per colpa mia un oggetto che aveva superato indenne quattro secoli era stato rovinato. Fortunatamente ho trovato un restauratore che ha fatto il miracolo. La custodia è una missione di cui mi sento investito e alla quale tengo molto.

Missione della custodia, dopo quella della riscoperta e del salvataggio…

Sì, infatti è un’emozione impareggiabile quando ti capita di trovare l’oggetto prezioso in mezzo alle scarpe vecchie, per dire. E di riportarlo ai fasti, farlo conoscere ad altre persone, raccontarne la storia…

Voi non siete dei venditori…

Eh, appunto. Noi siamo un negozio, certo, però alla fine è un po’ come fare una staffetta, passando il testimone a qualcun altro che ha la tua stessa passione e che avrà per l’oggetto il tuo stesso rispetto. La maggior parte delle persone che ci contattano sono collezionisti di lunga data, che conosciamo da anni, e che attorno agli oggetti comprati da noi hanno costruito i loro musei personali. Da collezionista, ovviamente, ogni vendita è una sofferenza e faccio tutto quello che un vero venditore non dovrebbe fare. Però alla fine c’è anche il piacere della condivisione. Stare chiusi nella propria stanzetta, circondati dai tesori, senza dirlo a nessuno, non è un piacere completo per me, anche se ci sono quelli che hanno una visione più intima del collezionismo. Per me se non è condiviso, un oggetto rimane sterile. Scoperta e condivisione sono parti essenziali del godimento. E anche la vendita, perché l’oggetto ritorna a vivere. Anche se non insisto mai per vendere qualcosa.

Che cosa non venderesti mai?

Tutto e niente. Le mie passioni sono di lunga durata, però hanno dei cicli. Ci sono dei pezzi che per un lungo periodo considero incedibili, però a un certo punto scopro che posso separarmene. Fortunatamente, perché lo considero un segno di sanità mentale. Non ho un attaccamento estremo all’oggetto. A volte penso: che farei se casa mia andasse a fuoco? Se perdessi tutto ciò di cui mi sono circondato? Faccio un respiro profondo e… penso che, sì, passerei qualche giorno molto triste, ma sopravviverei! Ci vuole il giusto distacco, insomma, che consente anche di vedere meglio.

Dammi tre luoghi speciali da visitare.

La cripta dei cappuccini a Palermo è uno dei posti più emozionanti al mondo, anche se ormai è diventata mainstream e forse non è più un consiglio originale. Ma rimane un posto incredibile. Tornando al discorso di prima, se uno ha un problema con la morte, certamente non fa per lui. Una chicca molto meno scontata è il Musée des Arts Forains, cioè delle arti circensi, a Parigi: padiglioni molto grandi dove un collezionista (che invidio tantissimo) ha raccolto antiche giostre, tiri a segno, giochi, tutto ciò che attiene al mondo del circo e del luna park. C’è una giostra velocipede che sembra uscita da Ventimila leghe sotto i mari… Si può davvero salire sulle giostre e giocare con giochi originali dell’Ottocento: un’esperienza meravigliosa. Infine, tra i musei di anatomia, uno dei più belli del mondo è proprio a Modena. Purtroppo apre solo una volta all’anno, di solito il giorno dedicato ai musei della scienza. Conserva reperti eccezionali. Per esempio gli scheletrini dei feti montati in pose particolari: che si stringono la mano, o due che litigano e il terzo che fa da paciere. Poi c’è una collezione di terrecotte ostetriche del Manfredini, anche quelle dei capolavori. Ecco, quando si parla di tesori italiani inaccessibili, questo è uno. Ce ne sarebbero anche altri, ma con questi tre consigli copriamo tutti i nostri territori: morte, scienza e meraviglia.

Video Alla scoperta di Nautilus

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=b5luIXyOjGs]

Video Museo Anatomico di Modena

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=TZOG4MUyh_Q]

Video Musée des Arts Forains

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=s_-q82eTKuA]

 

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