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Mostra Super Superstudio a Milano

Mostra Super Superstudio a Milano – Il PAC di Milano presenta fino al 6 di gennaio l’opera di Superstudio (1966-1978), il collettivo fiorentino di architettura radicale e radical design che non solo ha influenzato il modo di pensare e progettare di grandi architetti come Zaha Hadid, Rem Koolhaas e Bernard Tschumi, ma ha definitivamente messo in discussione il confine tra arte e architettura, affermandosi come l’ultima grande avanguardia italiana.

La mostra SUPER SUPERSTUDIO è promossa da Comune di Milano – Cultura e prodotta dal PAC con Silvana Editoriale e si inserisce nell’ultimo mese di Expo 2015, reinterpretando il concetto di nutrimento e analizzando il ruolo “germinale” di un movimento tutto italiano nel panorama internazionale della cultura e dell’arte.

“SUPER SUPERSTUDIO è l’occasione per indagare le possibilità di una forma ancora aperta di discorso per immagini, dove la forza dei progetti di Superstudio – provenienti dall’ampio e in buona parte ancora inedito archivio fiorentino del gruppo – e dei loro ambienti per la prima volta esposti insieme, è in grado di comunicare e stabilire relazioni con l’arte contemporanea” spiegano i curatori Vittorio Pizzigoni e Valter Scelsi.

La mostra ricostruirà i progetti più importanti di Superstudio, riunendo i pezzi di design più iconici, le installazioni e i film e costruendo, come parte del modello di urbanizzazione totale proposto da Superstudio, un dialogo con 19 opere realizzate da altrettanti artisti contemporanei che dalla ricerca del collettivo fiorentino hanno tratto materia per il proprio lavoro: Danai Anesiadou, Alexandra Bachzetsis, Ila Beka and Louise Lemoine , Pablo Bronstein, Stefano Graziani, Petrit Halilaj & Alvaro Urbano, Jim Isermann, Daniel Keller & Ella Plevin, Andrew Kovacs / Archive of Affinities, Rallou Panayotou, Paola Pivi, Angelo Plessas, Riccardo Previdi, RO/LU, Priscilla Tea, Patric Tuttofuoco, Kostis Velonis, Pae White, Yacht- Utopia/Distopia.

Super Superstudio non è solo mostra-delle-mostre del Superstudio, quindi, ma vera opera autonoma, in grado di vivere del complesso rapporto tra quanto contiene e quanto è contenuto. La presenza delle opere di artisti contemporanei in grado di stabilire connessioni e relazioni con la ricerca del gruppo fiorentino, e con la sua traccia nella cultura contemporanea, è natura stessa e specifica della mostra.

“Nel selezionare gli artisti contemporanei da inserire nella mostra, abbiamo scelto quei lavori che potessero essere immaginati come potenziali risposte agli enigmi del Superstudio. Le opere prodotte dal gruppo nel 1970 sono radicali ancora oggi, perché hanno dato forma ad un’architettura non di proposte, ma di premonizioni, non di oggetti, ma di domande”, chiarisce Andreas Angelidakis, co-curatore della mostra. “Il loro lavoro ha composto una serie di enigmi, che coinvolgono non solo l’architettura, ma il modo in cui viviamo sul nostro pianeta. A distanza di 50 anni, si possono cominciare a vedere le risposte a quelle domande, poste in progetti come Monumento continuo o Atti fondamentali. Una superficie lucida continua che soddisfa tutte le nostre esigenze e i nostri desideri, e si diffonde su tutta la terra? Potrebbe essere che questa superficie esista oggi in forma di Internet?”.

La storia del Superstudio è lunga vent’anni. Era il 1966 quando nel dibattito internazionale intorno alla crisi della modernità il contributo italiano di quella che Germano Celant avrebbe definito “Architettura Radicale” – celebrata con la mostra “Italy the New Domestic Landscape” al MOMA di New York nel 1972 – si avviava ad assumere un significato centrale. La ricerca del gruppo si inserisce con forza nel contesto culturale delle neoavanguardie italiane della fine degli anni 60, proponendo i propri strumenti operativi alle diverse scale di progetto: dalla revisione critica delle grandi utopie megastrutturali, all’applicazione al design di processi di derivazione Pop.

Nel ’69 Superstudio partecipa alla Biennale Trigon di Graz con un progetto intitolato Monumento Continuo, elaborando un discorso spinto al limite sulle possibilità dell’architettura come mezzo critico. L’evento segna l’affermazione del gruppo, sostenuto criticamente da Koolhaas, Isozaki, Jencks e, nella sua visione di scala planetaria, scatena l’immaginario. È la rappresentazione per parti di una gigantesca struttura liscia e riflettente, forse vetrata, che attraversa in maniera indifferente paesaggi naturali e urbani, in grado di rivelare, oltre al metodo di lavoro utilizzato da Superstudio e al suo messaggio possibile, la forza misteriosa del progetto: la lettura di un processo politico e sociale in atto, la sua applicazione simbolica e l’osservazione degli esiti. Diffuso dalle riviste Domus e Casabella, dalle principali istituzioni culturali internazionali e sostenuto dall’industria del design, il lavoro del gruppo prosegue fino alla fine degli anni 70, ma la sua traccia nella cultura architettonica travalica il confine del XX secolo, giungendo a condizionare l’immaginario presente.


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