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Il Moscato di Scanzo: una perla rossa tra le colline bergamasche

Il Moscato di Scanzo: una perla rossa tra le colline bergamasche

Milano Platinum AIS Milano

 

In collaborazione con la prestigiosa Associazione Italiana Sommelier di Milano, AIS Milano: un nuovo articolo di approfondimento enologico. Questa settimana parliamo del Moscato di Scanzo.


Il Moscato di Scanzo: una perla rossa tra le colline bergamasche

Il Moscato di Scanzo è una gemma enologica di rara eleganza e finezza, espressione di storia e di cultura: è un moscato passito a bacca rossa, che si ottiene dall’omonimo vitigno autoctono nel Comune di Scanzorosciate, in provincia di Bergamo: 31 ettari per quella che oggi è la più piccola DOCG d’Italia, riconosciuta nel 2009 a garanzia della tutela e della qualità del prodotto.
Colline a formazione rocciosa calcareo marnosa e pendii elevati caratterizzati da un’elevata esposizione sono gli ingredienti ideali per la sua produzione: le escursioni termiche regalano al vino sentori aromatici di alta intensità, e la concentrazione degli zuccheri è funzione dell’esposizione al sole.

Storia
Vitigno di antichissima tradizione, forse portato sulle colline bergamasche dai Romani, nel 1350 viene singolarmente citato nel testamento di Alberico da Rosciate (nobile letterato e giurista originario del borgo), che lascia al figlio una terra “dove si coltiva il moscato rosso”.
La storia narra che la Zarina Caterina, sul finire del XVIII secolo, fu stregata da questo vino ricevuto in dono dall’architetto Giacomo Quarenghi, chiamato in Russia per la sua competenza. Apprezzatissimo anche dagli Inglesi nel 1850 il Moscato di Scanzo fu l’unico vino italiano a essere quotato alla Borsa di Londra per 50 ghinee a botte ; ancora oggi un produttore è fornitore ufficiale della Real Casa d’Inghilterra.

Produzione
La vendemmia è tra fine settembre e metà ottobre: per almeno tre settimane le uve, raccolte e selezionate manualmente, vengono poste ad appassire su graticci per favorire, con la disidratazione, una maggiore concentrazione degli aromi e degli zuccheri.Un costante controllo e l’utilizzo della ventilazione forzataevitano l’insorgenza di muffe. Nella pigiatura si ha una resa massima di uva in vino del 30%, tra le più basse in Italia. Per almeno due anni resta ad affinare in vasche d’acciaio per poi essere imbottigliato e conservato anche per lunghi periodi.

Degustazione
Nel calice nulla di stucchevole: dolce ma non troppo, il Moscato di Scanzo sorprendentemente riserva al palato freschezza e mineralità, che regalano sempre lunga vita.
Il colore è luminoso, rosso intenso: al naso rivela un ampio bouquet, con descrittori che vanno dalle spezie alla rosa canina. Frutti rossi come prugna e marasca, profumi terziari come il cioccolato e il tabacco lo completano.
Personalità vivace e aristocratica per eleganza e struttura, carnale e vellutata per morbidezza: seducente quanto basta, il Moscato di Scanzo evoca l’emozione e l’atmosfera di un incontro tra innamorati, di una carezza fugace, di un rossore sul viso. Perfetto con i formaggi stagionati (erborinati), con il cioccolato fondente o la pasticceria secca, non ha necessità di altro come vino da meditazione.
La temperatura ideale di servizio è a 15° in calici grandi e aperti, che ne consentono la piena l’ossigenazione e la perfetta percezione luminosa.

di Sara Missaglia


GALLERY Il Moscato di Scanzo: una perla rossa tra le colline bergamasche

 

In collaborazione con AIS Milano.

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