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Come sta cambiando il mestiere del sommelier in Italia (e non solo)

Il mestiere del sommelier nel 2019 è molto diverso rispetto al modo in cui la stessa professione poteva essere esercitata fino a pochi anni fa. Negli ultimi tempi, per esempio, si è moltiplicato in misura quasi esponenziale il numero delle associazioni formative e degli enti che organizzano corsi ad hoc, il che vuol dire che sono aumentati anche i diplomi consegnati. Non è detto, però, che abbiano tutti lo stesso valore, e anzi in alcuni casi può perfino accadere che manchi qualsiasi validità ufficiale. Le sigle più accreditate nel nostro Paese sono quelle di Aspi, Fis, Fisar e Ais, che ogni anno consegnano più o meno 60mila diplomi. 

I tastevin al giorno d’oggi e i corsi di formazione

Nella maggior parte dei casi i corsi hanno un ruolo davvero importante, perché hanno il pregio di far conoscere il vino a chi non è un esperto del settore. In un certo senso contribuiscono alla crescita del mercato: più un consumatore diventa competente, più tende a comprare bottiglie di qualità e spende in quanto acquirente consapevole. Ecco perché i corsisti ideali sono professionisti come i notai, gli avvocati e i medici, che si avvicinano all’enologia per puro piacere. 

I corsi per sommelier di Degustibuss

Chi è in cerca di un corso sommelier Milano può fare sicuro affidamento sulla solidità di Degustibuss, accademia specializzata nel settore che propone seminari articolati in 3 lezioni, per una durata complessiva di 24 ore. Le lezioni si svolgono il sabato, per 3 settimane, dalle 9 del mattino alle 6 del pomeriggio: al termine del corso si ottiene il diploma nazionale di sommelier di primo livello, che può servire per passare al secondo e al terzo livello. 

La questione economica

A volte, però, può accadere che i corsi per sommelier non forniscano una preparazione adeguata per la somministrazione del vino: questo è il motivo per il quale è necessario prestare la massima attenzione alla scelta degli enti, delle scuole o delle accademie a cui ci si rivolge. Un aspetto da non sottovalutare, poi, è quello economico. La difficoltà più importante a cui si va incontro nella sommellerie è rappresentata dalla gestione del patrimonio. Non si può pensare di avere a che fare con una cantina senza una preparazione adeguata dal punto di vista economico e a livello aziendale, perché il rischio che si corre è di portare un locale alla rovina. Le capacità imprenditoriali sono indispensabili in questo ambito, e non è un caso che il marketing sia tra gli argomenti più approfonditi da chi desidera entrare a farne parte.

Il sommelier di oggi

Il pubblico di sicuro si dimostra sempre più preparato in materia, e ciò non può che far bene a tutto il settore: insomma, è uno stimolo per un costante miglioramento di cui non si può fare a meno se non si vuole fronteggiare il pericolo di deludere una clientela competente e, proprio per questa ragione, molto esigente. La curiosità dei consumatori induce i sommelier a migliorarsi e a lavorare per progredire, non solo nell’alta ristorazione ma anche nei locali più alla portata di tutte le tasche. Resta il fatto che, al di là dei pur preziosi corsi, la vera formazione è quella di cui si può beneficiare lavorando tra i tavoli, per un periodo di non meno di tre mesi. 

Le nuove leve

Tra i sommelier più giovani l’entusiasmo non manca, al punto che secondo qualcuno è perfino esagerato. Occorre che la preparazione tecnica sia oculata e non confusionaria, completa e non settoriale. Un bravo sommelier è quello che ha le competenze e la capacità di mettere a disposizione del cliente delle chiavi di lettura: e non sempre ciò accade nei wine bar e nelle enoteche.