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Marco Failla, dai dolci di casa alla pasticceria haute couture

Quattro esami alla laurea in medicina, un amore antico per i dolci e una creatività che supera le definizioni. La passione per i dolci di Marco Failla, palermitano di nascita e milanese di adozione, arriva da lontano. 

Oggi si presenta come food stylist e dessert designer, ma la verità è che la sua passione per i dolci ha origini radicate nelle ricette di casa, tra gli impasti di zucchero e farina delle nonne. Delle origini ha conservato l’autenticità e la passione, ma oggi i dolci di Marco Failla si sono trasformate in vere e opere d’arte. La sua è una pasticceria haute couture, dove gli antichi sapori incontrano la raffinatezza e la ricerca.

 

Dalla medicina alla creazione di dolci il passo sembra tutt’altro che breve. Come convivono questi due ambiti? Come opposti nel loro essere differenti, oppure nelle loro similitudini, penso ad esempio al lato più sperimentale sia della medicina che della pasticceria? 

Penso che come tutte le cose, apparentemente opposte, ci sia sempre un punto in cui si può creare una sinergia.

La pasticceria è arte e chimica, la medicina è scienza ed empatia. Mi affascina come entrambe le arti possano, pur avendo delle basi molto tecniche e scientifiche, permetterti di approcciarti in un modo tradizionale oppure portarti alla sperimentazione di nuove tecniche. Credo molto nel detto “siamo quello che mangiamo” e penso che questo sia il punto di comunione del mio essere pasticciere/medico.

 

Nelle tue creazioni c’è una parte progettuale molto importante, più simile a quella di uno stilista o di un architetto. Raccontaci il tuo iter progettuale e creativo.

Sono un osservatore scrupoloso di tutto quello che mi circonda, penso che l’ispirazione sia sempre dietro l’angolo e pronta ad essere “scoperta”.  Come dicevo prima, l’empatia con il cliente, con il progetto, è quasi una sorta di anamnesi del mio processo creativo: mi permette di sentire le aspettative e mettere ordine alle ispirazioni che colleziono quotidianamente. Dopo, si passa alla realizzazione di uno schizzo, più o meno dettagliato, che diventa una linea guida fondamentale, senza però imbrigliare le scelte “ad istinto” che vengono quando realizzo il progetto. 

 

Il tuo rapporto con i dolci, volendo estremizzare, è passato dalle torte di casa alle sofisticate wedding cake. Che cosa hai conservato del tuo rapporto originario con i dolci in questa fase della tua professione, e che cosa è completamente diverso?

Conservo il voler essere artigianale e genuino, nella scelta degli ingredienti ad esempio, proprio come se stessi realizzando qualcosa per i miei ospiti a cena, con l’intento di farli sentire speciali. Sicuramente adesso mi avvalgo di strumenti meno casalinghi e più professionali senza che però questi possano rendere “industriale” il mio prodotto, che rimane sempre in un certo senso – passami il termine – “sartoriale”. 

 

Dalla Sicilia, la tua terra di origine, ti sei trasferito a Milano. Due luoghi completamente diversi per orizzonte visivo, storia, tradizioni. Se potessi portare sempre con te qualcosa da Palermo e qualcosa da Milano, che cosa sarebbe? Quali sono oggi, a tuo avviso, le eccellenze delle tue città (intese come caratteristiche distintive e vincenti).

Un giorno ho letto una scritta su un muro a Milano “Se solo Milano fosse in provincia di Palermo”: penso che questo racchiuda quello che provo. Di Palermo porterei sempre con me gli affetti, le giornate di sole, il mare a 10 minuti di strada, e il TEMPO che riusciamo a dedicare ai nostri affetti e agli amici.

Di Milano porterei l’energia e quella sensazione che tutto può accadere…

 

Si porta sempre un po’ di sé e della propria vita nella propria professione, soprattutto nelle professioni che lasciano più spazio alla creatività. Che cosa, invece, il tuo lavoro porta nella tua crescita personale e nella tua vita privata?

Cucinare, disegnare, progettare per me è come meditare. Sicuramente mi porta ad essere più centrato su me stesso e mi insegna ogni giorno il rispetto del tempo e della pazienza, elementi fondamentali in cucina. Lavoro principalmente con stranieri, provenienti da tutto il modo, e questo mi porta a conoscere e “respirare” sempre nuovi stimoli, nuovi spunti creativi e soprattutto culture diverse e per, un curioso come me. questo è davvero linfa vitale.