ARTECULTURA

Marc Chagall, anche la mia Russia mi amerà

Anche la mia Russia mi amerà: sono queste le parole con cui si chiude l’autobiografia di Marc Chagall, Ma Vie, a testimonianza dell’innegabile legame con la sua terra natìa.

Marc Chagall nasce a Vitebsk, nell’attuale Bielorussia, nel 1787, proprio quando il suo villaggio viene incendiato dai cosacchi perché popolato da persone di origini ebraiche. Sono i tempi dell’antisemitismo della Russia zarista, che lo marcano profondamente e lo porteranno in seguito a partecipare attivamente alla Rivoluzione Russa.

Sicuramente, l’altro evento che incide ancor più profondamente nella sua vita è l’incontro con Bella Rosenfeld, che l’artista conosce giovanissimo e sposa nel 1915, dopo aver soggiornato a Parigi, dove entra a far parte della Ruche (L’alveare), un gruppo di artisti tra cui Amedeo Modigliani, Fernand Léger e il poeta Guillaume Apollinaire.

È a contatto con l’ambiente frizzante e avanguardista della Ville Lumiere, con il fauvismo e il cubismo, che Chagall comincia ad allontanarsi dalla realtà, a far entrare le sue opere in quel mondo onirico che le contraddistingue.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Chagall si trova in Russia, non riesce quindi a tornare a Parigi; nonostante ciò, questo periodo è vissuto con gioia dall’artista, per il matrimonio con Bella e la nascita un anno dopo della figlia Ida.

Chagall partecipa alla Rivoluzione Russa del 1917, ottiene un incarico come Commissario delle Belle Arti a Vitebsk, ma è deluso dalla vita politica e decide di trasferirsi con la famiglia prima a Mosca, poi a Parigi.

In quegli anni, gli vengono commissionate diverse opere e comincia a diventare popolare, ma nello stesso tempo si sta diffondendo dappertutto il nazismo, e le sue opere in Germania vengono addirittura distrutte.

Chagall è angosciato, e mette in campo tutta la sua potenza artistica per trasmettere questo malessere in un dipinto del 1938, Crocifissione bianca.

Insieme ad altri artisti ritenuti a rischio secondo una lista stilata dal direttore del MOMA, nel 1941 giunge a New York, dove dipinge opere come La crocifissione gialla Il giocoliere, in cui manifesta tutto il suo dolore per le stragi naziste.

Nel 1944 è toccato da un dolore ancora più personale, la morte della moglie, che lo lascerà incapace di dipingere per mesi.

Dopo quattro anni, torna in Francia, dove esegue opere di tipo diverso, come le bellissime vetrate per la sinagoga dell’Ospedale Hadassah Ein Kerem in Israele, per la sinagoga dello Hadassah Medical Center di Gerusalemme e per la cattedrale di Metz; murales per il Metropolitan Opera House di New York; scenografie per  “L’uccello di fuoco” di Stravinskij, il soffitto dell’Opéra di Parigi e l’enorme mosaico per il Four Seasons di Chicago.

Risiede fino alla morte a Saint-Paul-de-Vence, dopo aver ricevuto nel 1977 la Grande Medaglia della Legione d’Onore, il più alto riconoscimento francese, e l’onore di vedersi dedicare una mostra retrospettiva al Louvre.

La mostra che si tiene a Rovigo, a Palazzo Roverella, vuole testimoniare l’incredibile percorso culturale e artistico di Marc Chagall, con l’allestimento di un centinaio di opere, tra cui 70 dipinti e le incisioni che l’artista realizzò per l’autobiografia e “Le anime morte” di Gogol.

Le opere provengono dalla collezione degli eredi, dalla Galleria Tretyakov di Mosca, dal Museo di Stato Russo di S. Pietroburgo, dal Pompidou di Parigi, dalla Thyssen Bornemisza di Madrid, dal Kunstmuseum di Zurigo e da collezioni private.

Il tema principale della mostra, curata da Claudia Zevi, è l’influenza esercitata dalla cultura popolare russa sulle opere di Chagall, anche nei periodi in cui l’artista ha vissuto all’estero, a Parigi, in America, nel sud della Francia.

Nelle sue opere, l’iconografia religiosa della tradizione popolare russa e i lubki (il gallo, le capre, le vacche), elementi popolari nei villaggi russi, si fondono magistralmente con il riferimento al mondo ebraico, da cui il realismo poetico di Chagall attinge il suo lato intellettuale.

Una mostra da vedere per capire quanto Chagall abbia influito sull’arte del XX secolo, con la sua scelta di rimanere fedele alla memoria e alle tradizioni, pur inserendole in un contesto utopico che è proprio dell’avanguardia.

 

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Marc Chagall, Anche la mia Russia mi amerà

Rovigo, Palazzo Roverella

Dal 19-09-2020 al 17-01-2021

Per prenotazioni: palazzoroverella.com