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LUCA RENOLDI, UNA VITA DIETRO L’OBIETTIVO


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LUCA RENOLDI, UNA VITA DIETRO L’OBIETTIVO

Questa è una memoria. Un breve ma significativo ricordo di un uomo, un imprenditore, un fotografo scomparso prematuramente di recente all’età di 57 anni. È Luca Renoldi, milanese di nascita, eterno ragazzo, un “fanciullino”, la cui curiosità di scoprire sempre nuovi orizzonti lo ha portato a definirsi “un ventenne con 30 anni di esperienza”.

Luca ha sempre amato la fotografia, ha sempre desiderato catturare l’anima nascosta dei suoi soggetti, senza l’utilizzo di sovrastrutture o di artifici tecnici: quello che si vede in foto è quello che lui scattava in presa diretta. Scortato sempre dalla sua fida Nikon, Luca si è distinto nella fotografia sportiva piuttosto di recente e da ultimo ha ritratto Expo 2015 Milano con un occhio e una cura attenti ai più piccoli e più significativi particolari.

Alessia Renoldi, figlia di Luca, ha ricordato insieme a noi il padre: viaggi, passioni e scatti fotografici ricostruiscono l’affresco di un professionista dell’immagine, la cui arte è lo strumento più adatto per perpetuarne il ricordo.

A partire dai ricordi che tuo padre ti ha trasmesso, cosa ci racconti di Luca bambino? Che carattere aveva?

Mio papà ha avuto un’infanzia particolare. Nacque a Milano, ma trascorse tutta la sua adolescenza ad Alassio con i suoi nonni (infatti lo abbiamo portato proprio lì, lo scorso dicembre). In seguito tornò a Milano e frequentò il Politecnico, fino a quando non entrò nella ditta di suo padre, attiva nel campo degli essicatoi industriali. Questo fu il suo lavoro per molti anni, finché, circa otto anni fa, non nacque una vera e propria passione per la fotografia.

E com’è nato questo interesse per la fotografia?

Penso per ricordare. Per cinque anni (dal 2005 al 2010) abbiamo viaggiato molto per l’America: in questi lunghi viaggi on the road, siamo partiti dal Canada e abbiamo affrontato avventure anche da 5.000 chilometri in due settimane. E magari, nel corso di 3.000 chilometri, mio papà scattava oltre 4.000 foto! Non appena scorgeva qualcosa di interessante, fermava la macchina e scattava, incurante delle rimostranze di mia mamma che gli ribadiva che non saremmo mai arrivati a destinazione di quel passo!

Sempre nel campo della fotografia, oltre ai viaggi, Luca era molto attratto anche dallo sport.

La sua prima passione sportiva è stata il calcio: è stato un amore altalenante nel tempo, ma che è sempre rimasto intatto nei confronti dell’Inter e del calcio inglese. Proprio mio padre mi ha fatto appassionare al calcio: le mie squadre favorite sono sempre state Manchester United e Inter, quelle di mio padre, Inter e Liverpool. Quando si disputava una partita tra Liverpool e Manchester, noi due andavamo in giro ovunque indossando le maglie di queste due squadre. Anche i motori sono stati una sua grande passione, soprattutto la Formula 1. Ma anche le Paralimpiadi (come quella di Sochi, dove realizzò un bellissimo servizio fotografico). E non si fermò qui: iniziò a fotografare anche la pallavolo, il basket in carrozzina, il football americano, l’hockey su ghiaccio, il pattinaggio. Insomma, una grande passione per lo sport in generale, sebbene lui non lo praticasse di persona. Era affascinato soprattutto dal rapporto tra disabilità e sport: vedere questi ragazzi che ci mettevano l’anima in quello che stavano facendo, gli dava tutti gli strumenti per ridimensionare quei professionisti viziati e strapagati, che magari non si impegnano neppure molto sul campo.

Dalle foto che ho visionato, Luca si è appassionato molto anche a Expo. Cosa ne pensava?

Guarda, ce ne siamo entrambi innamorati a prima vista. La prima volta è stata una sera: appena varcati i cancelli, il primo pensiero è stato “EuroDisney”. Ne era davvero entusiasta ed era rapito da tutte quelle sensazioni, da tutti quei colori. Credo che i padiglioni che gli sono piaciuti di più siano stati quelli di Kazakistan, Azerbaijan, Polonia (con il suo giardino incantato). Durante la scorsa estate ha visitato Expo praticamente ogni giorno!

Tu l’hai visto in azione a Expo: io me lo immagino scrutare ogni dettaglio con curiosità ed entusiasmo. Come si comportava? Come durante i vostri viaggi on the road?

Sì! Io magari parlavo con lui, poi mi giravo ed era sparito: era rimasto indietro per scattare qualche fotografia!

Nietzsche ha scritto: “Chi volesse liberare l’arte, ripristinare la sua non profanata sacralità, dovrebbe innanzitutto aver liberato se stesso dall’anima moderna; solo come innocente potrebbe trovare l’innocenza dell’arte“. E tuo padre quell’innocenza doveva proprio averla raggiunta, a giudicare dalle sue foto. 

Mi hai fatto venire la pelle d’oca: il libro preferito di mio papà è sempre stato Così parlo Zarathustra. Sono pienamente d’accordo con quanto Nietzsche affermava sull’arte, traslandolo sul lavoro di mio papà.


LINK UTILI

Luca Renoldi website

Luca Renoldi Nikon Photographer

 


GALLERY EXPO – LUCA RENOLDI, UNA VITA DIETRO L’OBIETTIVO

Tutte le fotografie presenti in questo articolo sono pubblicate con l’esplicito consenso dei familiari di Luca Renoldi.