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L’evoluzione del nudo femminile secondo Lisa Brice

L’evoluzione del nudo femminile secondo Lisa Brice –

Lisa Brice, artista sudafricana che vive tra Londra e Trinidad, è in mostra per la prima volta alla Tate Britain di Londra fino al 27 Agosto, all’interno del programma di Art Now, una serie di mostre gratuite organizzate presso la Tate e dedicate agli artisti emergenti degli ultimi decenni.

La mostra Art Now Lisa Brice, curata da Aïcha Mehrez, include opere recenti e meno recenti di ampie dimensioni che si addentrano nel mondo del nudo femminile.

 Sono in mostra bozzetti, disegni e studi d’artista, con figure femminili che sono spesso posizionate come se fossero spettatrici di microcosmi di un dramma che si svolge all’interno dell’opera. Ogni opera, spesso variante della stessa scena, apre un portale verso l’universo femminile fatto di oggetti e rituali quotidiani, ripreso in momenti di inattività, permeato della quieta atmosfera dei momenti di intimità condivisa.

Bellissimo è il modo in cui la Brice gioca con le immagini riflesse. Molte delle sue opere rappresentano donne che, o in abbigliamento intimo o completamente vestite, si guardano allo specchio. Invece di guardare nello specchio per controllare di stare bene, di essere belle, si mettono in posa come se dovessero essere fotografate o ritratte. Queste immagini sono potenti, sovvertono il modello classico di chi guarda e chi è guardato, le donne qui non sono oggetto per sguardi maschili, ma soggetto di un momento assolutamente privato e contemplativo.

L’uso del blu cobalto – puro, appena uscito dal tubetto di colore – garantisce una certa distanza illustrativa da queste scene intime. E’ inoltre una scelta di colore profondamente referenziale, che ricorda i nudi blu di Matisse e le signore (spesso molto svestite) del periodo blu di Picasso, senza dimenticare il riferimento a Yves Klein che nel 1959 scrisse: “il blu non ha dimensioni”, suggerendo che tutti gli altri colori siano invece relegati a specifiche associazioni di idee.

L’artista racconta che ha usato il blu per la prima volta nel tentativo di imitare la luce blu di insegne al neon, per provare a catturare nella pittura l’effimero colore del crepuscolo, la transizione tra giorno e notte data dall’imbrunire. Poi man mano che andava avanti nel lavoro, il blu ha acquistato sempre più significato, ed ha cominciato ad associarlo con il “Blue Devil”, formidabile personaggio del Carnevale di Trinidad. Nel suo lavoro, dice l’autrice, questo colore può far pensare a pelle velata da pittura o da fanghi colorati, che è un modo di nascondere i toni naturali della pelle e di  evitare che ci sia una lettura condizionata del soggetto, legata a caratteristiche etniche. Tutto ciò rinforza l’idea della trasformazione e dà maggior peso all’ambiguità della narrazione.

Nonostante il suo talento grafico sia indiscutibile, la Brice torna ripetutamente sugli stessi motivi e pose familiari, affidandosi alla rappresentazione di nudi artistici ormai storici, di fotografie scattate da lei stessa o da altri, di immagini che compaiono sui media (scatti di star del cinema e della televisione e simili),  il tutto rimpastato per farne soggetti più autenticamente dotati di consapevolezza di sé, resi più provocatori dall’aggiunta di una sigaretta o di una bottiglia di birra, o dall’uso di colori forti che sottolineano occhi a mandorla o bocche pronunciate.

Le opere di Lisa Brice citano spesso fonti storico-artistiche, come i lavori di Degas, Manet, Picasso e Vallotton, senza dimenticare opere come Ophelia di John Everett Millais, appartenente alla collezione permanente della Tate Britain.

Tra le altre mostre monografiche di Lisa Brice citiamo: ‘Well Worn’, Goodman Gallery, Johannesburg (2015); ‘Cut Your Coat’, French Rivera, Londra (2014).

Le opere della Brice si trovano in collezioni permanenti importanti, come: Smithsonian National Museum of African Art, Washington DC, USA; BHP Billiton Collection, Johannesburg, Sudafrica; SABC Collection, Sudafrica; Johannesburg Art Gallery, Johannesburg, Sudafrica; South African National Gallery, Città del Capo, Sudafrica; Gallery Frank Haenel, Francoforte, Berlino, Germania; South African High Commission, Londra.

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