STORIA

LE TRE MADRI: LE ORIGINI DI MILANO

LE TRE MADRI: LE ORIGINI DI MILANO 

MilanoPlatinum Storica National Geographic

In collaborazione con la prestigiosa rivista STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC ci addentriamo nelle origini più antiche di Milano: santuario di antiche dee, prima che città e centro di commerci.


LE TRE MADRI: LE ORIGINI DI MILANO

Il sonno secolare delle Sacre Signore

Nei primi anni Sessanta, i lavori di scavo per la costruzione della metropolitana riesumano dal sottosuolo di Milano le prime importanti testimonianze archeologiche del passato della città, in particolare i resti della Basilica maior (Santa Tecla), sepolta sotto il sagrato del Duomo, e della Basilica vetus (Santa Maria Maggiore), collocata in corrispondenza dell’abside. Prima del Duomo, quindi, Milano aveva non una, ma due cattedrali: quella estiva (Santa Tecla) e quella invernale (Santa Maria Maggiore, a sua volta “sdoppiata” in una parte destinata ai battezzati e una ai catecumeni, data l’abitudine, in età paleocristiana, di battezzarsi da adulti). Distrutte per fare posto al cantiere del nuovo Duomo, avviato da Gian Galeazzo Visconti nel 1386, alcuni materiali furono riutilizzati, e per cinque secoli quei pochi resti rimasero addormentati nel sottosuolo. Qualche mese prima dell’inizio di Expo 2015, viene annunciata una nuova scoperta, in concomitanza con il ritrovamento del Foro dell’antica Mediolanum in occasione del restauro della Pianacoteca e della Biblioteca ambrosiane: sotto il Duomo esisteva un luogo di culto arcaico, un tempio dedicato alla dea Minerva, la cui presenza era già stata segnalata dall’archeologo Mirabella Roberti negli anni Sessanta e poi mai più approfondita. Da Minerva-Atena, casta dea della saggezza, ma anche dispensatrice di guarigioni invocata dal popolo, alla Vergine Maria del paganesimo cristianizzato, Signora dei miracoli e protettrice degli umili, il passo è comprensibile e immediato.

LE TRE MADRI: LE ORIGINI DI MILANO
Gli scavi per la costruzione della metropolitana nei primi anni Sessanta – [credits: Milano sparita e da ricordare]

L’animale totemico della dea Belisama

Meno immediato risalire ancora più indietro. I Celti veneravano Belisama, una dea-madre protettrice delle terre fertili e ricche di acqua, il cui animale totemico (o ierofania, cioè la sua manifestazione nella nostra realtà) era una scrofa bianca. La scrofa era legata al ciclo femminile, lunare: si credeva che fosse una guida per attraversare le porte del mondo visibile e che per questo potere le fosse concesso di indicare il luogo adatto per costruire un santuario. Secondo la leggenda, al re gallo Belloveso apparve una scrofa, epifania della dea, nel luogo dove decise di fondare Mediolanum. Su un pilastro del Palazzo della Ragione (verso il Palazzo dei Giureconsulti) è murato un altorilievo preromano legato alle origini celtiche della città, raffigurante una scrofa e ritrovato nel 1233 durante gli scavi per la costruzione del Broletto Nuovo.

LE TRE MADRI: LE ORIGINI DI MILANO
Il Battistero di Santa Maria Maggiore sotto il Duomo – [credits: Milano sparita e da ricordare]

Prima del biscione visconteo: la scrofa semilanuta

Infatti, l’animale simbolo di Milano, ben prima del “biscione visconteo”, fu la scrofa “semilanuta”, cioè una femmina di cinghiale con il pelo insolitamente lungo sulla parte superiore, tanto che persino il nome della città fu collegato a questa etimologia (medio lanae), smentita da Bonvesin de la Riva: Riguardo alla sua posizione la nostra fiorente città si trova in mezzo a una pianura bella e ricca e fertile; il clima vi è temperato; abbonda delle cose necessarie alla vita; ed essendo situata tra due splendidi fiumi, ugualmente da lei distanti, il Ticino e l’Adda, non senza motivo ebbe il nome di Mediolanum quasi a dire che sta in mezzo ai fiumi (amnes). Altri invece stranamente affermano che il luogo della nostra città ricevette nome Mediolanum perché in esso si trovò una scrofa lanuta a mezzo il dorso.

La scrofa semilanuta sul Palazzo della Ragione
La scrofa semilanuta sul Palazzo della Ragione – [credits: Giuseppe Preianò]

Il racconto di Livio

Lo storico romano Tito Livio (59 a.C.-17 d.C.) racconta così le origini della città nel V libro della sua Storia di Roma dalla fondazione, commissionatagli da Ottaviano Augusto tra il 27 e il 25 a.C. e andata in gran parte perduta. Le origini padovane di Livio suggeriscono che abbia potuto raccogliere notizie da un milanese, cioè un nativo di origini celtiche, che a sua volta riferiva la leggenda della fondazione della città tramandata dai suoi antenati.

V, 34. Sotto il regno di Tarquinio Prisco in Roma, la Celtica, una delle tre parti della Gallia, era sotto la dominazione dei Biturigi, che le fornivano il re. Regnava allora Ambigato, potentissimo sia per il valore, sia per la sua fortuna privata e per quella del suo popolo. Sotto il suo regno la Gallia crebbe talmente per la fertilità delle sue pianure e dei suoi abitanti, che la sovrabbondanza della sua popolazione poteva a mala pena essere contenuta nel regno. Il re, già vecchio, volle alleggerire il suo regno di quella moltitudine soverchiante; e perciò dette incarico a Belloveso e a Segoveso, figli di sua sorella, giovani ardimentosi, di andare a cercare nuove sedi in quelle contrade che gli dèi avrebbero loro indicate a mezzo degli auguri. Trassero con loro il numero di uomini che volevano, onde nessuna nazione potesse respingerli nella loro conquista. La sorte assegnò a Segoveso le foreste Ercinie; a Belloveso gli dèi mostrarono una via più felice, l’Italia. Egli chiamò a sé, fra le sovrabbondanti popolazioni, Biturigi, Arverni, Senoni, Edui, Ambarri, Carnuti, Aulerchi. […] Essi poi, passarono le Alpi a traverso i gioghi Taurini e la valle della Dora e, vinti in battaglia i Tusci non lungi dal Ticino, si stabilirono in un territorio, che, avendo inteso esser chiamato degli Insubri, nome che ricordava agli Edui un loro villaggio, parve di buon augurio e vi fondarono una città che chiamarono Mediolanum.

Qualche coordinata per l’interpretazione

Tarquinio Prisco regnò a Roma tra il 616 e il 579, nel periodo della dominazione etrusca. I Biturigi erano una tribù stanziata nel centro della Gallia, che chiamava se stessa “i re del mondo”, da bitu “mondo” (ma bitu significa anche “tempo, eternità, sempre”), e dal plurale della parola rix, “re”. Dire che il fondatore di Mediolanum proveniva dai Biturigi significava riconoscergli la regalità dell’appartenenza ai “re del mondo”. Ambigato, il re dei Biturigi, ha un nome costituito da ambi “due” e *catu, “battaglia”: questo “re del mondo” potrebbe forse essere comparato al Giano dei Romani, dio degli inizi e signore del tempo. Belloveso e Segoveso sono nipoti di Ambigato: il primo è il più illuminato, l’altro è il più potente: insieme sono “intelligenza e forza”, una sola entità che viene duplicata per potenziarne gli attributi, secondo il principio protrattosi fino alle coppie di santi cristiani. Belloveso si stanzia con il suo seguito nel territorio già occupato dagli Insubri, presenti in questo territorio almeno dal IX secolo a.C. e che discendevano dalla stessa stirpe degli Edui.

Santa Maria Maggiore
Santa Maria Maggiore: bassorilievo sul monumento sforzesco in via Olocati – [credits Carlo Romussi, Milano ne’ suoi monumenti, Sonzogno, 1912]

Mediolanum

Sul nome di Milano esistono numerosissime etimologie: da quella indicata da Bonvesin (in medio amnium: “in mezzo ai fiumi”) a Mid-land (“paese di mezzo”). Il professor Gentile Pagani, cultore di antichità milanesi, ne indicò ben ventisei, tra le quali anche mirano (res miranda, “cosa mirabile”) e medel lanth (“paese di Minerva”). Nel celtico Medhelan, medhe è “centro” ed elanon significa “santuario“, mentre il sanscrito madhya-lan significa “la terra sacra del mezzo“. Nel mondo celtico un Medhelan era un santuario al centro di precise coordinate geografiche e astrali e un luogo di raduno in particolari occasioni: il capodanno, le feste principali e i consigli di guerra, ma anche l’amministrazione della giustizia e i commerci. Nel mondo celtico non esisteva il diritto pubblico: se non si arrivava a una conciliazione delle controversie, si passava al duello o all’ordalia (“giudizio di Dio”: che decretava la colpevolezza o l’innocenza attraverso una prova difficile e dolorosa). In occasione delle feste arrivavano al Medhelan anche i coltivatori per scambiare i prodotti alimentari con gli oggetti artigianali: fin dalle origini culto, giustizia e mercato occupavano lo stesso spazio centrale (e anche a Milano era così, con il Duomo, i Palazzi della Ragione e dei Giureconsulti e la via Mercanti). In Europa esistono un centinaio di Mediolanum per le quali non esiste ancora una ricerca sistematica di confronto archeologico e di tradizioni locali: le trasformazioni del nome sono dettate dalla fonetica del luogo, come per Milano stessa. Per esempio: Maulain, Meilhan, Meillant, Melaine, Meslan, Moelan, Moislains, Molhain, Moliens, Molliens in Francia; Medelingen, Metelen, Moyland in Germania; Melano in Canton Ticino e Molhain in Belgio.

Progetto per una ristrutturazione di Milano dei primi del Novecento
Progetto per una ristrutturazione di Milano dei primi del Novecento – [credits: Milano sparita e da ricordare]

Milano ctonia: in barchetta sotto il Duomo vorrei farmi portare

Milano nasce dunque su un centro consacrato a una dea madre della fertilità e delle acque: Belisama, Minerva, Maria rappresentano in epoche e culti diversi le trasformazioni di un eterno femminino al quale differenti civiltà si inchinarono con rispetto, mettendosi sotto la sua protezione. E Milano nasconde acque nel suo sottosuolo, reminiscenze amniotiche del potere delle Madri. I domini ctoni di Milano appartengono interamente alle madri: sono un regno femminile, equoreo, come scriveva Mario Spagnol in un suo articolo intitolato Milano Ctonia, e ancora: sotto il Duomo s’aprirebbe un laghetto sotterraneo agibile in barchetta, e c’è ancora qualche turista che chiede di visitarlo.

LE TRE MADRI: LE ORIGINI DI MILANO
Barcaiolo sui Navigli – [credits: Milano sparita e da ricordare]
Questo articolo ha suscitato alcune discussioni sulla pagina Facebook di Storica. Particolarmente costruttive le segnalazioni dell’archeologa Thea Ravasi, che ritengo utile riportare qui e che aiutano a inquadrare il tutto in modo più ampio e approfondito. Nella piccola scheda di approfondimento sono citate le fonti dell’articolo e l’interessante raccolta sul Duomo prima del Duomo segnalata da Chiara Bozzi.

• Il Foro di Milano è noto dagli anni ’90. 

• Da archeologa non mi trovo d’accordo con questa ricostruzione, che prevede una’evoluzione priva di complessità da un culto, quello di Minerva, che per altro è ancora tutto da dimostrare archeologicamente, al culto di Maria. La religiosità è un’espressione culturale e sociale complessa e stratificata nel tempo, di difficile interpretazione soprattutto quando si ha a che fare con periodi così lontani nel tempo e con contesti storici e ideologici così diversi da quelli di oggi.

• La datazione del rilievo è ancora discussa è probabilmente postantica.

• Il testo sembra implicare che l’origine padovana di Livio renda più attendibile la sua conoscenza delle leggende locali, grazie a una supposta vicinanza culturale con i discendenti di coloro che ben 500 anni prima si erano stabiliti nell’area di Milano: ricordo che secondo la documentazione archeologica le prime testimonianze di un insediamento stabile non risalgono oltre il V secolo a.C.

• Quanto al paragrafo Mediolanum, la mia critica è di carattere più generale: si fa riferimento a un insieme di etimologie, di usi e costumi che sono attribuiti ai Celti come se i Celti fossero in antico un popolo con un’identità culturale propria e con caratteristiche culturali omogenee e uniformi. Ricordo che i reperti, gli insediamenti e i tratti culturali che noi archeologi attribuiamo al mondo celtico si estendono dalla Spagna, alla Francia, la Germania Meridionale, l’Austria, fino ad alcune zone dei Balcani, e all’Italia settentrionale. Non escludiamo poi le Isole Britanniche: i Celti stessi probabilmente non avevano cognizione di una loro identità culturale e (utilizzando un termine moderno) “nazionale”. È scorretto dunque fare di tutta l’erba un fascio e usare etimologie e terminologie sviluppate in un’epoca e in una certa area del mondo celtico per interpretare contesti e situazioni geograficamente e cronologicamente molto distanti.


PER APPROFONDIRE


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