EXPOEXPO STORIA

LE ESPOSIZIONI SPECIALIZZATE DEGLI ANNI ’70

LE ESPOSIZIONI SPECIALIZZATE DEGLI ANNI ’70 – Dopo l’esposizione di Osaka del 1970, la prima in assoluto in terra asiatica, negli anni ’70 del Novecento si assiste a una serie di eventi di carattere specializzato. Si tratta infatti di esposizioni classificate dal BIE come internazionali o specializzate, che si differenziano per la specificità e limitatezza del tema trattato, oltre che per la durata (al massimo tre mesi).

La prima in ordine di tempo è quella che si svolge a Budapest dal 27 agosto al 3 ottobre 1971. Tema dell’esposizione è “L’influenza della caccia nell’uomo e nelle arti”.
Organizzata presso la Budapest Exhibition Area, la fiera dell’agricoltura e dell’industria alimentare di Budapest, l’evento intendeva mettere in luce l’influenza dell’attività venatoria sull’uomo moderno. L’esposizione ungherese, inoltre, aveva l’obiettivo di attirare l’attenzione sul contributo dato alla conoscenza della natura e il peso della caccia sull’economia dei vari Paesi.

Spokane è il capoluogo dello Stato di Washington, sulla costa occidentale degli Stati Uniti, e nel 1974 ospita una delle esposizioni specializzate di maggiore successo in quanto a numero di visitatori (circa un milione e mezzo) e ritorno economico. L’evento si svolge dal 4 maggio al 3 novembre 1974 e si tratta della prima esposizione dedicata al tema dell’ambiente, oltre a quella ospitata nella città più piccola (record che sarà battuto nel 1982 da Knoxville).
Dopo decenni di esposizioni dedicate a tematiche futuristiche come il progresso dell’umanità in campo scientifico e tecnologico e l’era spaziale, l’esposizione di Spokane si segnala per il suo tema dedicato all’ambiente, e, come afferma il motto ufficiale, intende “Celebrare l’ambiente del domani”.
Il sito espositivo era localizzato lungo le rive del fiume Spokane, e comprendeva le isole di Havermale e di Cannon.
Tra le nazioni partecipanti vi furono Australia, Canada, Germania Ovest, Iran, Giappone, Corea e URSS.
Il padiglione dell’Australia fu tra quelli di maggiore successo, grazie a una particolare piattaforma rotante audiovisiva composta da 36 schermi. Il padiglione, inoltre, esponeva anche un plastico della Sydney Opera House, da poco completata.
All’interno del padiglione degli Stati Uniti era presente un impianto cinematografico IMAX, che trasmetteva “Man Belongs to Earth”, un film di 23 minuti realizzato appositamente per l’evento dalla Paramount. Il titolo del film faceva riferimento a una frase del Capo Seattle, leader delle tribù Duwamish e Suquamish, dalla lettera da lui inviata nel 1854 al presidente Franklin Pierce: “La terra non appartiene all’uomo, bensì è l’uomo che appartiene alla terra”. La frase era inoltre riportata sulla parete esterna del padiglione.
Terminato l’evento, la location espositiva fu riconvertita nel Riverfront Park, un parco ricreativo e di divertimenti. Alcuni edifici dell’evento del 1974 sono sopravvissuti e fanno parte ancora oggi delle strutture del parco. Tra queste vi è il padiglione degli Stati Uniti, che ancora oggi ospita al suo interno un cinema IMAX (anche se non l’originale del 1974).

Nel 1975 l’Expo torna in Giappone, sempre per una esposizione specializzata. L’evento si svolge dal 20 luglio 1975 al 18 gennaio 1976 sull’isola di Okinawa e fu concepita anche per commemorare la riconsegna dell’isola stessa al governo giapponese da parte degli Stati Uniti.
Tema dell’evento era “Il mare che vorremmo vedere”, ed era quindi focalizzato sulla vita marina e le culture legate al mare, oltre che sulle tecnologie oceanografiche.
Il sito espositivo era localizzato a Motobu, cittadina della prefettura di Okinawa, ed era suddiviso in quattro aree tematiche. Il primo cluster era quello dedicato alla pesca e alla vita sottomarina, e comprendeva padiglioni delle nazioni partecipanti e di aziende giapponesi, oltre all’acquario (che sarebbe poi divenuto il secondo al mondo per dimensioni). L’area, inoltre, comprendeva anche la Expo Beach, una spiaggia creata artificialmente per l’occasione. La seconda area era quella dedicata all’etnografia e alla storia; il cluster ospitava il Museo della Cultura Oceanografica (uno dei lasciti dell’esposizione). L’area dedicata alla scienza e alla tecnologia vedeva la presenza di un grande teatro a forma di balena, noto come World Ocean Systems, e da una città galleggiante (Aquapolis) realizzata come dimostrazione di un possibile rapporto sostenibile tra l’uomo e l’ambiente marino. Qui erano ospitati i padiglioni di URSS, Australia, Canada e Italia. L’ultima area tematica era quella dedicata alle navi, dove era presente il porto dell’Expo. Qui sorgeva inoltre il Midori/Icerama Pavilion, un edificio a forma di iceberg al cui interno erano esposte due carote di ghiaccio (sezioni semicircolari di ghiaccio ricavate, tramite carotaggio, dalle calotte polari o dai ghiacciai), una di 3000 anni e l’altra di 12.000 anni.
Terminato l’evento, il sito è stato riconvertito nell’Okinawa Commemorative National Government Park (noto anche come Ocean Expo Park), un parco ricreativo e di divertimenti il cui tema è “Sole, fiori e oceano”, e che ospita l’acquario di Okinawa.

 


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