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LandLord: una stella a quattro punte sul palco di X Factor

LandLord: una stella a quattro punte sul palco di X Factor – Un gruppo nato per caso, dalla sala prove delle campagne riminesi, alle luci dei riflettori del palco di X Factor. Arrivati al live, hanno incantato il pubblico con alcune performance straordinarie, mancando per un soffio la semifinale con una prestazione comunque definitiva tra le più belle dell’intera edizione. La differenza di età, 11 anni esatti tra il membro più giovane e il più grande, è uno dei maggiori punti di forza del gruppo, composto da Francesca Pianini Mazzuchetti (20 anni, voce e pianoforte), Lorenzo Amati (31, batteria), Gianluca Morelli (30, harmonium, chitarra, pianoforte) e Luca Montanari (21, chitarra). Che ora ci raccontano il loro fattore X.

 

Come si è formato il vostro gruppo?

Luca: è nato il 5 settembre 2012. Ci siamo conosciuti per caso io e Gianluca, stavo suonando in un evento sul lungomare di Rimini e ci siamo incontrati: poco dopo abbiamo iniziato a comporre e suonare i primi pezzi. Col passare del tempo, Gianluca ha sentito nuove ispirazioni da cui sono nate composizioni diverse, con una maggiore presenza del pianoforte e l’esigenza di una voce femminile: conoscevo Francesca, aveva la giusta voce per noi, e così è entrata nel gruppo.

Gianluca: il bello è che non sopportavo i gruppi con le cantanti donne, giuro non li ho mai potuti sopportare, poi una mattina mi sono svegliato e ho deciso che avevo bisogno di una voce femminile. Le cose sono un po’ andate da sé. Per un mese abbiamo provato noi tre, poi una sera, mentre eravamo in sala prove, è passato di lì per caso Lorenzo (doveva recuperare dei piatti che aveva lasciato da me). Io e lui ci siamo conosciuti tramite un amico in comune che ci ha chiesto di collaborare per alcune sue produzioni. Quando sono arrivate le esigenze di un batterista, mi sono ricordato che Lorenzo non era affatto male ed era disponibile, così l’abbiamo tirato dentro e da quel momento non se n’è più andato. Come tutte le più belle storie, il gruppo è nato per caso.

Landlord. Perché questo nome?

Gianluca: letteralmente la parola “landlord” significa padrone di casa, termine molto legato a quello che stavo cercando di fare musicalmente nel periodo in cui la band stava nascendo. Il mio obiettivo era di riprendere ciò che volevo fare realmente, tornando padrone della musica che stavo scrivendo.

Un aggettivo per valutare la vostra esperienza ad X-Factor

Gianluca: Traumatica. Sia nell’accezione più positiva del termine, perché vengono rotte molte barriere, ma anche negativo perché vieni fisicamente isolato all’interno del loft, non hai rapporti col mondo esterno e sei costretto a uno stile di vita radicalmente nuovo.

Lorenzo: Spettacolare. Si vive all’interno di una situazione straordinaria. Ci si ritrova a suonare davanti ad un pubblico che ti rompe le gambe, davanti a te ci sono 1500 o 2000 persone ma poi, davanti alla tv, ce ne sono addirittura alcuni milioni. Aggiungo un secondo aggettivo: concreto. Abbiamo vissuto in un ambiente nel quale dovevamo raggiungere in pochissimo tempo l’obiettivo principale, l’arrangiamento di un pezzo. Ogni decisione presa, ogni nostro comportamento, aveva come unico obiettivo il pezzo. Spesso, nella musica si tende a divagare, mentre questa metodologia insegna ad essere veramente quadrati e precisi.

Francesca: Stimolante. Essere circondati da persone che hanno le tue stesse passioni, ma con gusti diversi, è sicuramente un incentivo ad ampliare le proprie conoscenze. Diverse volte siamo stati messi alla prova dal nostro giudice, ci è stato chiesto di portare brani che non ci appartenevano ma è stato da stimolo per cercare di migliorare, crescendo sia a livello artistico che umano. Ogni settimana c’era una sfida nuova, i tempi di preparazione erano di un giorno e mezzo per poi essere catapultati davanti ad un pubblico di 2000 persone. Si iniziava il venerdì con l’assegnazione, alle nove di mattina entravamo in sala prove e fino a mezzanotte non uscivamo. Quando si tornava al loft si arrangiava fino alle quattro di notte e il giorno successivo fino all’alba: l’adrenalina era altissima e le ore di sonno poche. Determinante, è il secondo aggettivo: ora la realtà deve essere ancora più bella del sogno che si è appena concluso, dipende tutto da noi.

Luca: Scolastico. Abbiamo appreso molte tecniche e metodi che altrimenti non avremmo mai imparato. Tutto questo ci sta tornando utile e stiamo facendo nostro ogni singolo insegnamento.

I giudici di X-Factor hanno valutato voi, ora è il vostro turno.

Fedez è una persona intelligente, con molta volontà. Cerca di capire il mondo musicale del gruppo che ha davanti. Elio è un grande, molto simpatico, sa quello che vuole. C’era un bel dialogo tra lui e i suoi concorrenti, ascolta molto e dà fiducia. Con noi, quando siamo stati in difficoltà, avrebbe potuto approfittarne per favorire il suo team, invece è stato estremamente corretto: critica in modo equilibrato, sempre con rispetto. Skin è davvero una gran bella persona, ha fatto da mamma alle sue concorrenti. Dal lato umano è quella che si è più prodigata, anche se forse è stata un po’ penalizzata per i limiti linguistici e per il fatto che fosse al primo anno di X Factor. Mika: ci ha sostenuto molto all’inizio del programma, anche se in seguito ha spesso giudicato la distanza comunicativa tra noi e il pubblico. Forse il pianoforte è stato visto come un ostacolo, ma secondo noi possono esserci differenti modi per arrivare alle persone. C’è chi sceglie di lanciarsi verso la folla e chi, invece, sta dietro a un pianoforte: noi abbiamo optato per la seconda formula. Non sempre serve una star, a volte è la band stessa ad essere la vera stella: questo è il complimento più bello che abbiamo ricevuto.

Qual è stato il vostro rapporto con Fedez?

Umanamente è stato molto bello lavorare con lui, è una persona vera, sincera, protettiva verso i suoi concorrenti. Ha sempre cercato di entrare all’interno delle nostre corde, della nostra musica, per poter mettere in luce ciò che eravamo veramente. Questa empatia però non è scattata immediatamente, come è avvenuto con i Moseek o con gli Urban Strangers, forse a causa del nostro genere musicale. Il rapporto con Fedez è continuato anche dopo l’eliminazione: l’abbiamo incontrato nuovamente durante una nostra ospitata al programma, poteva scappare in camerino e invece è rimasto a parlare con noi, dandoci moltissimi consigli su come muoverci da soli. Questo è Fedez.

 Come pensate di entrare nel mercato discografico? Che vantaggi vi ha portato questa esperienza?

Sappiamo non sarà affatto facile. Il nostro genere è influenzato dalla musica elettronica, ambient e in piccola parte anche da quella sinfonica. In questo momento la nostra tipologia di musica è più mainstream all’estero rispetto all’Italia. Da quando, nel mercato discografico, le finanze sono diminuite, c’è meno coraggio ad investire. Si punta così alla sicurezza, si attende che dall’estero le cose diventino pop e poi si portano in Italia. Quando siamo approdati ad X Factor, abbiamo notato con piacere che il nostro genere aveva avuto un discreto successo: un riscontro da parte del pubblico quindi c’è, ora vediamo se è così anche per i produttori.

Avete già pensato a quale sarà il vostro pubblico?

Ci stiamo chiedendo se ci sarà un pubblico. Il nostro è un genere difficile da far approdare. Terminata la nostra avventura a X Factor abbiamo avuto occasione di esibirci in qualche live, constatando con sorpresa come il nostro pubblico fosse ampio, composto da fan di tutte le età. Non abbiamo ancora bene in mente una fascia precisa di pubblico sul quale orientarci, sappiamo però che è una sensazione bellissima vedere tanta gente in attesa della tua esibizione.

Che progetti avete per il futuro?

Un album e concerti live. Prima di entrare a X Factor stavamo lavorando a un disco che ora vorremmo far uscire il prima possibile. È inoltre nostra intenzione esibirci dal vivo, il contatto con il pubblico è fondamentale e ne abbiamo bisogno a livello artistico. X Factor dona grande visibilità: vogliamo sfruttarla al massimo.


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