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L’AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO

L’AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO

MilanoPlatinum Studio Rutigliano-Trasatti

In collaborazione con lo Studio Legale Rutigliano-Trasatti, un nuovo articolo di approfondimento giuridico: questa settimana ci occupiamo del tracciare il profilo dell’amministratore di sostegno.


L’AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO

Cosa succede quando una persona non è in grado di occuparsi dei propri interessi o di gestire i propri affari? Quando la situazione è molto grave e la persona è assolutamente incapace, deve essere interdetta. In questi casi, è necessaria la nomina di un tutore, cioè di un rappresentante legale.

L’interdetto perde, sostanzialmente, la capacità di agire e gli viene preclusa la possibilità di porre in essere validi atti giuridici. Vi sono però casi in cui l’interdizione è un rimedio troppo drastico e non adeguato alle limitate, ma non del tutto compromesse, capacità della persona in questione.

L’amministratore di sostegno è una figura istituita per quelle persone che, per effetto di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica, si trovano nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi.

Gli anziani e i disabili, ma anche gli alcolisti, i tossicodipendenti, le persone detenute, i malati terminali, possono ottenere, anche in previsione di una propria eventuale futura incapacità, che il giudice tutelare nomini una persona che abbia cura della loro persona e del loro patrimonio.

La figura è stata introdotta con la legge n. 6 del 9 gennaio 2004 il cui dichiarato obiettivo è stato quello di tutelare dei soggetti “deboli” con la minore limitazione possibile della loro capacità di agire.

La scelta tra amministrazione di sostegno e interdizione non si basa sul solo sul grado d’infermità del soggetto incapace, ma il giudice deve compiere una valutazione globale e complessiva della situazione personale e del patrimonio da gestire del soggetto e dovrà tenere in considerazione piuttosto la maggiore capacità di tale strumento di adeguarsi alle sue esigenze, in relazione alla sua flessibilità ed alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa.

Il Tribunale di Vercelli, con una significativa pronuncia, ha chiarito come l’amministrazione di sostegno sarà preferibile in tutti quei casi in cui sia necessaria “un’attività di tutela minima, in relazione, tra le altre cose, alla scarsa consistenza del patrimonio del soggetto debole, alla semplicità delle operazioni da svolgere, e all’attitudine del beneficiario a non porre in discussione i risultati dell’attività svolta nel suo interesse”.

In modo conforme la Cassazione ha, infatti, confermato la misura dell’interdizione in un caso in cui l’elevata consistenza del patrimonio mobiliare ed immobiliare, collegata con la gravità e l’irreversibilità delle condizioni fisio-psichiche del soggetto, imponeva l’adozione della misura interdittiva proprio per la gestione e conservazione del patrimonio. In sostanza, è corretto non basare la scelta della provvedimento di interdizione sul solo grado di infermità del soggetto incapace, ma occorre procedere ad un’attenta ricostruzione della particolare situazione fisica e psichica dell’incapace, rapportandola con la complessità delle decisioni, anche quotidiane, da prendere per la gestione del suo patrimonio personale.


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In collaborazione con Studio Legale Rutigliano-Trasatti

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