ARTE

LA VENERE D’AMERICA

LA VENERE D’AMERICA – Passeggiando per Manhattan è facile imbattersi in statue e sculture, che speso raffigurano la stessa donna. Oggi nessuno saprebbe riconoscerla e ricordarne il nome, ma tra il 1910 e il 1920 cira è stata la modella preferita preferita degli scultori di New York, divenendo una vera star. Audrey Munson nasce a Rochester (New York) l’8 giugno 1891. Insieme alla madre, si trasferì a New York, per tentare la carriera a Broadway. Nel 1906, la giovanissima Audrey viene notata mentre passeggia lungo la Fifth Avenue dal fotografo Felix Benedict Herzog. Stregato dalla straordinaria bellezza di Audrey, dalle forme morbide e dalla pelle candida che contrastava con i capelli neri, Herzog chiede di poter fotografare Audrey senza veli: la madre, che non riesce più a mantenere entrambe, accetta. Ha così inizio la folgorante carriera di Audrey, che divenne nota come Miss Manhattan o Venere d’America.

Audrey divenne la silenziosa musa per numerosi artisti e scultori, che la immortalarono nel marmo e nel metallo. La sua celebrità raggiunse un livello tale, per cui ogni artista di primo piano della Grande Mela avrebbe fatto di tutto pur di lavorare con lei, e per un decennio la bellezza di Audrey venne immortalata in fotografie, illustrazioni, dipinti e murali, oltre che in monumenti, memoriali e sculture.
Descritta come “la personificazione dell’ideale di bellezza greco”, le forme di Audrey servirono a plasmare decine di statue, come quella dorata che troneggia in cima al Manhattan Municipal Building di New York. Opera di Adolph Alexander Weinman, la statua, dal titolo “Civic Fame”, venne descritta come “ricca di grazia e insolitamente affascinante”. Alta 6 metri, è la statua più alta della città dopo la Statua della Libertà. Anche altri edifici e monumenti di New York possono fregiarsi della sua bellezza, come il Manhattan Bridge, dove Audrey è raffigurata come lo “Spirito del Commercio”, e gli esterni del Brooklyn Museum e della New York Public Library.
Nello Straus Park, un piccolo parco nell’Upper West Side di Manhattan, Audrey ha fatto da modella per la statua che orna il memoriale dedicato a Isidor e Ida Straus, morti durante il tragico affondamento del Titanic.
Al culmine della sua fama, l’immagine di Audrey domina la Panama-Pacific International Exposition tenutasi a San Francisco nel 1915. Per l’occasione, lo scultore Alexander Stirling Calder immortala Audrey nella sua “Star Maiden”, che troneggiava al centro della Fountain of Energy.
Grazie alla celebrità ottenuta come modella, Audrey fece il suo debutto nella nascente industria del cinema, come protagonista di quattro film muti. Nel primo, “Inspiration” (1915), Audrey appare completamente nuda, la prima donna a mostrarsi senza veli in un film (che non fosse pornografico).
La fama raggiunta da Audrey le permise di rivendicare anche quel rispetto che solitamente era negato alle modelle, considerate alla stregua di prostitute. In alcuni articoli da lei scritti per il “New York American”, Audrey descriveva il lavoro di modella e offriva consigli alle giovani che come lei svolgevano questa professione.

La sua stella, tuttavia, stava per tramontare, con la stessa rapidità con cui era sorta. L’architettura in stile Beaux-Arts, con le sue decorazioni scultoree e i profusi ornamenti, stava per cedere il passo al Modernismo.
Oltre alle sempre più scarse offerte di lavoro, ci fu anche uno scandalo che coinvolse Audrey. All’epoca, lei e la madre vivevano in un edificio di proprietà del dottor Walter Wilkins. Infatuatosi della bellezza di Audrey, Wilkins uccise la moglie, nella speranza di poter coronare il suo sogno d’amore. Condannato a morte, Wilkins si suiciderà in carcere. Audrey divenne il bersaglio delle calunnie della stampa, che si andavano ad aggiungere ad alcuni articoli scandalistici, “commissionati” da un impresario teatrale che si era visto respinto dalla bellissima modella.
Audrey e la madre si ritirarono in provincia, a Syracuse. Dimenticate le scintillanti luci di New York e la fama che l’aveva posta al centro dell’attenzione, Audrey serviva ai tavoli di una tavola calda, con i bigotti che mormoravano alle sue spalle.
Il senso di isolamento e la crescente frustrazione la portarono, nel 1931, a tentare il suicidio. Dopo questo gesto, per lei si aprirono le porte del St. Lawrence State Hospital, struttura per malati di mente, dove le fu diagnosticata una forma di schizofrenia. Audrey trascorse il resto della sua vita, ben 65 anni, nella struttura: colei che era stata definita Miss Manhattan e la Venere d’America morirà sola e dimenticata nel 1996, all’età di 104 anni.

 


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