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LA SINDROME DA ALIENAZIONE PARENTALE

LA SINDROME DA ALIENAZIONE PARENTALE

MilanoPlatinum Studio Rutigliano-Trasatti

In collaborazione con lo Studio Legale Rutigliano-Trasatti, un nuovo articolo di approfondimento giuridico: questa settimana ci occupiamo della sindrome da alienazione parentale.


LA SINDROME DA ALIENAZIONE PARENTALE

Con l’espressione Sindrome da Alienazione Parentale (PAS) ci si riferisce a quella teoria secondo la quale se, durante una separazione conflittuale, il figlio minorenne non intende frequentare un genitore, la motivazione sia da attribuirsi al fatto che l’altro genitore induce il figlio a sentimenti di odio e risentimento.

Tale teoria, elaborata fra dallo psichiatra statunitense Richard Gardner, è estremamente controversa nella comunità scientifica e anche la giurisprudenza è arrivata a occuparsene nell’ambito di sentenze concernenti il diritto di famiglia e, in particolare, l’affido dei figli minori.

Gardner identificava gli aspetti costitutivi della PAS nell’indottrinamento da parte di un genitore in danno dell’altro e nell’allineamento del bambino con il genitore ”alienante”, ritenendoli entrambi essenziali affinché la Pas potesse essere “diagnosticata”.

Ma la giurisprudenza, muovendo dal presupposto della mancanza di rilevanza scientifica della teoria in oggetto, non ritiene di dover essere condizionata dalla stessa nelle proprie decisioni.

Di conseguenza, il comportamento del genitore che sia “alienante” può, eventualmente, rilevare sotto altri profili ma non come “patologia” del minore, non comprendendosi peraltro perché, se “litigano” i genitori, gli accertamenti diagnostici debbano essere condotti su chi il conflitto lo subisce e non su chi lo crea.

Con la sentenza n. 6919 dell’8 aprile 2016, la prima sezione civile della Corte di Cassazione ha chiarito che, in materia di modalità di affidamento e mantenimento dei figli minori, il giudice deve accertare la veridicità dei comportamenti denunciati utilizzando tutti i mezzi comuni di prova tipici e specifici della materia, motivando le proprie conclusioni, senza essere influenzato dal giudizio, in astratto, circa la validità scientifica o meno di qualunque patologia medica, nella specie della Sindrome da Alienazione Parentale (PAS).

Secondo la Cassazione non basta fondare l’interruzione della frequentazione del padre con il figlio in ragione dell’indisponibilità o avversione manifestata nei suoi confronti dal ragazzo: sarebbe, infatti, necessaria un’approfondita indagine sulle reali cause del suo atteggiamento e una relativa e specifica motivazione da parte del giudice.

In definitiva, secondo la Corte di legittimità, nonostante non competa a essa dare giudizi sulla validità o sull’invalidità di qualunque teoria scientifica e, nella specie, della controversa PAS, è sempre necessario motivare adeguatamente le ragioni del rifiuto del padre da parte del figlio minore, verificando in concreto l’esistenza dei denunciati comportamenti volti all’allontanamento fisico e morale del figlio minore dall’altro genitore.

La Corte di Cassazione ha quindi enunciato il seguente principio di diritto: In tema di affidamento di figli minori, qualora un genitore denunci comportamenti dell’altro genitore, affidatario o collocatario, di allontanamento morale e materiale del figlio da sé, indicati come significativi di una PAS (Sindrome di Alienazione Parentale), ai fini della modifica delle modalità di affidamento, il giudice di merito è tenuto ad accertare la veridicità in fatto dei suddetti comportamenti, utilizzando i comuni mezzi di prova, tipici e specifici della materia, incluse le presunzioni, ed a motivare adeguatamente, a prescindere dal giudizio astratto sulla validità o invalidità scientifica della suddetta patologia, tenuto conto che tra i requisiti di idoneità genitoriale rileva anche la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore, a tutela del diritto del figlio alla bigenitorialità e alla crescita equilibrata e serena.


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