ARTE

La rivoluzione inclusiva della National Portrait Gallery

La rivoluzione inclusiva della National Portrait Gallery – Il mondo dell’arte si apre finalmente alle donne in modo sostanziale, riconoscendone l’ampio contributo apportato nel corso dei secoli.

Il cambio di passo lo detta la famosissima National Portrait Gallery di Londra che, in occasione di una ristrutturazione completa che terminerà nel 2023, ha inaugurato un progetto, in collaborazione con Chanel e il nuovo Fondo culturale della casa francese, che si intitola “Reframing Narratives: Women in Portraiture” (Reincorniciare le narrative: Le donne nella Pittura Ritrattistica).

Questa non sarà l’unica novità, dato che per il nuovo assetto della pinacoteca pare che si possa parlare di un vero e proprio “work in progress”, che terrà conto anche di un sondaggio ospitato sul sito ufficiale (npg.org.uk)

Chi si iscrive fornendo i propri dati entra a far parte di un panel di ricerca volontario che testerà in anteprima pianificazione, mostre ed esperienze online.

La Galleria vanta la più estesa collezione di ritratti nel mondo, consultabile online in un catalogo di più di 215.000 opere.

La ricerca può essere effettuata per autore, per titolo, per nome del personaggio ritratto etc.

L’iniziativa da cui prende le mosse il progetto nel suo insieme si chiama “Inspiring People”, è guidata dallo studio Jamie Fobert Architects ed è sotto l’egida del National Lottery Heritage Fund.

La trasformazione della Galleria comprenderà interventi strutturali, la creazione di nuovi spazi pubblici, l’abbellimento del salone d’ingresso e dello spazio antistante ed un nuovissimo centro didattico.

Oltre ai lavori nella sede di St. Martin’s Place, Inspiring People si occuperà anche di tutto il corollario di attività che la Galleria svolge nel Regno Unito, localmente, regionalmente e online. Saranno inoltre avviate nuove partnership con musei, scuole e associazioni.

Durante il periodo di chiusura della Galleria, che si protrarrà fino alla primavera del 2023, centinaia di ritratti saranno esposti in diversi musei e istituzioni del Regno Unito; allo stesso modo, le attività online proseguono numerose e coinvolgenti.

Tra l’altro, il mese di marzo è dedicato alla celebrazione della Giornata della Donna, la cui importanza in campo artistico è resa più evidente tramite virtual tour guidati da eminenti voci contemporanee, come quella di Katy Hessel, ( scrittrice, curatrice e fondatrice di @thegreatwomenartists) che cita una selezione delle sue artiste preferite che hanno lasciato e continuano a lasciare il segno nel panorama culturale internazionale.

Un altro tour dedicato alle donne è il London Walking Tour, una passeggiata guidata attraverso alcune strade di Londra in cui si possono ammirare monumenti dedicati a donne celebri, come l’agente segreto Noor Inayat Khan, nota con lo pseudonimo di Nora Baker, insignita della Croce di Guerra 1939-1945 in Francia e della Croce di San Giorgio nel Regno Unito, il cui busto si trova nei Gordon Square Gardens di Londra.

Le possibilità di esplorazione e di approfondimento online sono talmente tante che non è possibile citarle tutte. Il messaggio é: “la National Portrait Gallery non vi lascia soli” fino alla riapertura che, come abbiamo accennato prima, porterà una trasformazione fondamentale che comporterà una maggiore presenza delle donne, sia come modelle (prima della chiusura solo il 25% dei ritratti aveva soggetti femminili) che come artiste (la rappresentanza pre-Covid si limitava al 12%.

La curatrice a capo del team che si occuperà di questo progetto è di origini italiane: si tratta di Flavia Frigeri, storica dell’arte, Professoressa presso lo University College London e, precedentemente, curatrice presso la Tate Modern.

La Frigeri è autrice di un libro, Women Artists, in cui esplora la vita e il lavoro di più di 50 famose artiste, dal sedicesimo secolo ai giorni nostri. Solo per citarne alcune: Artemisia Gentileschi, Georgia O’Keefe, Louise Bourgeois, Cindy Sherman.

Lo scopo dell’autrice è di dar voce a tutte quelle donne nel campo dell’arte che, è vero, non sono più obbligate a lasciare anonime le loro opere o ad assumere pseudonimi maschili, ma sono ancora sottovalutate. E’ proprio per questo motivo che nel 1985 nasce il collettivo attivista femminista Guerrilla Girls, famoso per una campagna del 1989 che diceva: “Le donne devono essere nude per entrare nel Met. (Metropolitan Museum of Art di New York)? Meno del 5% degli artisti nella sezione Arte Moderna sono donne, ma l’85% dei nudi sono femminili”.

Nel libro, la Frigeri cita le Guerrilla Girls spiegandone le motivazioni e narrando che la loro nascita fu la conseguenza di una mostra intitolata “Rassegna Internazionale di Pittura e Scultura” tenutasi al Museo di Arte Moderna di New York nel 1985. Dei 169 artisti partecipanti solo 13 erano donne.

Ne risultò il primo atto pubblico delle Guerrilla Girls che andarono a protestare davanti al museo per mettere in luce l’ingiusta discrepanza.

Da allora, le Guerrilla Girls, mascherate da gorilla, ovviamente ispirandosi al film “King Kong” e con nomi di battaglia che omaggiano donne famose, continuano ad essere una presenza costante in occasione delle manifestazioni artistiche statunitensi e internazionali.

Nel 2005 hanno anche preso parte alla Biennale di Venezia con cartelloni che dicevano “Benvenuti alla Biennale femminista”.

Il gruppo visitò in quell’occasione molti musei veneziani, evidenziando il fatto che molte opere di artiste erano tenute per lo più negli archivi.

E’ la stessa cosa di cui si sono resi conto alla National Portrait Gallery, che con questo progetto contribuirà a rendere l’arte più inclusiva.