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LA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

LA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

MilanoPlatinum Studio Rutigliano-Trasatti

In collaborazione con lo Studio Legale Rutigliano-Trasatti, un nuovo articolo di approfondimento giuridico: questa settimana ci occupiamo di procreazione medicalmente assistita.


LA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

La legge 19 febbraio 2004 n. 40, che si occupa delle “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita” è una delle più controverse leggi approvate dal Parlamento negli ultimi 20 anni.

Nel corso dell’iter della sua approvazione sono state innumerevoli le polemiche, i dubbi e le critiche che hanno caratterizzato il dibattito politico-sociale. Oggi è finalmente possibile, dopo poco più di un decennio, trarre un primo bilancio complessivo della legge n. 40/2004.

In primo luogo bisogna evidenziare che si tratta della prima disciplina organica che nel nostro Paese regola la materia della procreazione medicalmente assistita (PMA); materia che, indubbiamente, coinvolge una pluralità di interessi costituzionali particolarmente rilevanti.

I punti più controversi della legge riguardavano:

  1. I limiti di accesso alle tecniche e in particolare l’esigenza di garantire la fecondazione assistita non solo alle coppie sterili, ma anche a quelle affette da patologie geneticamente trasmissibili;
  2. la possibilità di garantire la scelta delle opzioni terapeutiche più idonee a ogni individuo e la conseguente possibilità per il medico di stabilire il numero di embrioni da impiantare;
  3. la possibilità di rivedere il proprio consenso all’atto medico in ogni momento;
  4. il divieto di fecondazione eterologa.

Tutti i sopracitati aspetti sono stati superati mediante l’opera della Corte Costituzionale, il cui intervento ha radicalmente modificato la legge n. 40/2004. Si pensi ad alcune irragionevoli prescrizioni come l’obbligo previsto dall’art. 14 di questa legge, che si occupa del numero massimo di embrioni producibile mediante le tecniche di produzione.

Il divieto assoluto di creare un numero di embrioni superiore a tre determinava in alcuni casi la necessità della moltiplicazione dei cicli di fecondazione, poiché non sempre i tre embrioni eventualmente prodotti risultavano in grado di dare luogo a una gravidanza.

La Corte Costituzionale con la sentenza n. 151/2009 ha affermato prima di tutto, che da essa stessa deve desumersi che la tutela dell’embrione non si configura come assoluta, ma che può essere limitata in relazione alla necessità di bilanciarla con le esigenze della procreazione.

In conclusione, secondo la Corte la norma, in assenza di ogni considerazione delle condizioni soggettive della donna che di volta in volta si sottopone alla procedura di procreazione medicalmente assistita, si pone in contrasto con l’art. 3 della Costituzione, riguardato sotto il duplice profilo del principio di ragionevolezza e quello di uguaglianza, in quanto il legislatore riserva il medesimo trattamento a situazioni dissimili; nonché con l’art. 32 della Costituzione, per il pregiudizio alla salute della donna – ed eventualmente, come si è visto, del feto – a esso connesso.

Ulteriore effetto della sentenza N. 151/2009 è quello di statuire implicitamente anche il riconoscimento della piena liceità, e non più il divieto della crioconservazione degli embrioni che sono stati prodotti ma non impiantati tutti contemporaneamente, in virtù della scelta del medico orientata a garantire sia l’efficacia della terapia che la salvaguardia della salute della donna.

Alla stregua di quanto sinora detto, va precisato come la possibilità per il medico di decidere il numero di embrioni da produrre per il buon fine della fecondazione e la possibilità di un impianto graduale per gli stessi abbia risolto implicitamente anche un altro dei punti controversi della legge n. 40 consistente nel divieto della diagnosi preimpianto.

In particolare il Tribunale di Cagliari e quello di Firenze per la prima volta affermano la legittimità dell’indagine genetica preimpianto, evidenziando la necessità di assicurare adeguata tutela al diritto alla salute della donna e al diritto dei genitori a essere informati sullo stato di salute degli embrioni prodotti.


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