STORIA

LA PRESA DELLA BASTIGLIA

LA PRESA DELLA BASTIGLIA – Il 14 luglio è la festa nazionale francese, istituita dal 1880 per commemorare la Festa della Federazione del 1790, giorno dell’unità nazionale, e naturalmente la presa della Bastiglia nel 1789. L’avvenimento, sebbene sul piano pratico avesse in realtà poca importanza, ha assunto un enorme significato simbolico, tanto da essere visto come l’inizio della Rivoluzione francese.

All’epoca la Francia di Luigi XVI stava vivendo una grave crisi politica, economica e sociale. Il dibattito politico aveva lasciato le sedi istituzionali, per animare i salotti e le piazze della capitale. Per cercare di sanare una situazione sempre più grave, il 5 maggio 1789 vengono convocati gli Stati Generali, un organo retaggio dell’era feudale che riuniva i rappresentanti dei tre ceti sociali (nobiltà, clero e Terzo Stato, ovvero la borghesia). L’organo doveva approvare la riforma fiscale e finanziaria, ma presto l’assemblea andò ben oltre. I deputati della borghesia, sostenuti da una parte del clero e della nobiltà, costituirono l’Assemblea Nazionale Costituente, per stendere una nuova costituzione che limitasse il potere del sovrano. La responsabilità di tutto questo venne data a Jacques Necker, Contrôleur général des finances (il responsabile ministeriale delle finanze reali in Francia), e Luigi, pressato dalla frangia più intransigente della corte (“capeggiata” dalla regina Maria Antonietta), si vide costretto a revocare l’incarico a Necker.
Inoltre, Luigi XVI, sempre dietro influenza dei suoi consiglieri, decise di annullare i decreti attuati dall’Assemblea Nazionale. Il 20 giugno 1789, il sovrano ordinò la chiusura della sala dove si riuniva l’Assemblea Nazionale, che decise quindi di spostarsi in una sala vicina, adibita al gioco della pallacorda. Qui i deputati giurarono di non separarsi e di riunirsi fino a quando la Costituzione non fosse stata stabilita e affermata su basi solide. Era il famoso Giuramento della Pallacorda.

A Parigi le notizie, soprattutto la destituzione di Necker, fu accolta negativamente: era chiaro che il re voleva troncare ogni progetto di trasformazione costituzionale. Fu come mettere benzina sul fuoco, dal momento che il clima era sempre più teso, anche a causa del cattivo raccolto e del conseguente aumento del prezzo di farina e pane. A fare ulteriormente salire la pressione vi fu il dispiegamento di soldati del sovrano in diversi punti della città.
Domenica 12 luglio, una grande manifestazione di protesta venne organizzata a Parigi, durante la quale il discorso di Camille Desmoulins infiammò gli animi dei parigini, che diedero il via a una spasmodica ricerca di armi, assaltando armerie e conventi, al grido di “Pane e armi!”.

La mattina di martedì 14 luglio, gli insorti attaccarono l’Hôtel des Invalides, allo scopo di procurarsi armi, impossessandosi di 30.000 fucili. Non trovarono però polvere da sparo, e per procurarsela decisero di assaltare la prigione-fortezza della Bastiglia, simbolo del potere monarchico. All’epoca la fortezza era praticamente vuota (nella prigione erano presenti solo 7 detenuti e la guarnigione a difesa era composta da un’ottantina di soldati veterani), poiché gli alti costi di mantenimento di una fortezza così imponente, risalente all’età medievale, già da tempo aveva fatto nascere l’idea di chiuderla e demolirla, come testimoniano i vari progetti che già da qualche anno erano proposti per la sua sostituzione. Gli insorti, da questo punto di vista, anticiparono i tempi. In realtà, l’assalto alla fortezza venne portato da poche centinaia di individui, anche se una folla numerosa assistette agli avvenimenti, senza assumere alcun ruolo attivo. Alla fine, il governatore della Bastiglia, Bernard de Launay, si arrese e aprì le porte agli insorti. Mentre veniva portato al Municipio, venne però preso dalla folla e linciato. La sua testa venne posta su una picca e portata come trofeo.

I pochi detenuti all’interno della Bastiglia, una volta liberati, furono portati in trionfo dalla folla. A questo proposito, vi è un aneddoto piuttosto curioso legato a uno di loro. Dal momento che tra i detenuti nessuno era stato incarcerato per motivi politici, e sentito il bisogno di avere una figura più rappresentativa allo scopo di “nobilitare” la liberazione agli occhi dell’opinione pubblica, si decise di sfruttare l’imponente barba bianca sfoggiata da uno dei detenuti, tale Jacques-Francois-Xavier de Whyte, conte di Malleville. Venne quindi inventata la figura fittizia del conte di Lorges, personaggio realmente esistito un secolo prima e incarcerato nella Bastiglia per aver assassinato un prete.

Tra le conseguenze degli eventi del 14 luglio vi fu la creazione, il giorno successivo, della Guardia Nazionale, comandata da La Fayette. Il compito della Guardia era di reprimere eventuali tentativi anti-rivoluzionari. Ogni individuo inquadrato in questo gruppo avrebbe indossato, per distinguersi, una coccarda con i colori della città di Parigi, ovvero il blu e il rosso.
La fortezza della Bastiglia venne presto smantellata; le sue pietre furono utilizzate per costruire il Pont de la Concorde, e in parte furono vendute come souvenirs dello storico evento. Alcuni resti, tuttavia, sono ancora oggi presenti, come quelli emersi nel corso della realizzazione della metropolitana parigina.
Una volta smantellato l’ingombrante simbolo dell’Ancien Régime, tuttavia, non fu subito chiaro come occupare il grande spazio che si era liberato. Durante la Rivoluzione, ribattezzata Place Antoine, nella piazza fu installata la ghigliottina e fu teatro di diverse esecuzioni. Nel 1793 vi sorse la Fontana della Rigenerazione, di ispirazione egiziana.
Nel 1808, invece, Napoleone pensò di farvi costruire una nuova struttura dallo stile trionfale, per esaltare il suo valore militare evocando i suoi successi militari in Oriente. Con il bronzo dei cannoni confiscati in battaglia, pensava di far realizzare una fontana con un enorme elefante in bronzo al centro. Il progetto, tuttavia, non fu mai messo in pratica, e si dovrà aspettare il 1831 per avere un monumento definitivo. Venne eretta quindi la Colonne de Juillet (Colonna di luglio), che con i suoi 47 metri di altezza, tuttavia, intendeva celebrare non la Rivoluzione del 1789, bensì le “Trois Glorieuses”, ovvero le “tre gloriose” giornate del luglio 1830 (quelle immortalate dal celebre dipinto “La Libertà che guida il popolo”, di Eugène Delacroix), che videro la caduta di Carlo X di Francia e l’inizio della cosiddetta “monarchia di luglio” di Luigi Filippo. La colonna è sormontata dalla statua in bronzo dorato del Génie de la Liberté (lo spirito della libertà).


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