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LA MEDIAZIONE FAMILIARE INTERNAZIONALE

LA MEDIAZIONE FAMILIARE INTERNAZIONALE

MilanoPlatinum Studio Rutigliano-Trasatti

In collaborazione con lo Studio Legale Rutigliano-Trasatti, un nuovo articolo di approfondimento giuridico: questa settimana ci occupiamo di mediazione familiare.


LA MEDIAZIONE FAMILIARE INTERNAZIONALE

LA RICERCA DEL LINGUAGGIO UNIVERSALE NELL’INCONTRO TRA CULTURE

In caso di separazione, divorzio, pratiche di affido e, in genere, di conflitti familiari, molto spesso, si ricorre all’ausilio della mediazione familiare.

Si tratta di “un processo collaborativo di risoluzione del conflitto“, in cui le coppie, il cui rapporto sta finendo o è già finito, sono assistite da un soggetto terzo imparziale (il mediatore) per comunicare l’una con l’altra e trovare una risoluzione dei problemi accettabile per entrambi.

Nella mediazione, le parti ricercano interessi reciproci e comuni su figli, finanze, proprietà e su qualsiasi altro bisogno che essi presenteranno come tale; il percorso si conclude con la stesura di un accordo scritto che fungerà da guida per le parti e, in caso di conflitto giudiziale, da supporto al Giudice che si occuperà del caso.

Nella maggioranza dei casi la mediazione non serve a far cambiare idea ai coniugi che si vogliono separare, ma serve a far comprendere l’importanza di mantenere un rapporto civile, soprattutto nell’interesse dei figli.

Una situazione particolarmente delicata e complessa è quella relativa alla mediazione familiare internazionale, nei casi di sottrazione internazionale di minori. Questo genere di mediazione rappresenta un sostegno per i bisogni delle sempre più numerose famiglie e coppie biculturali: in questi casi i conflitti prima ancora che sul campo tecnico giuridico vanno affrontati nella sfera della comunicazione e dei differenti retaggi socio culturali.

È noto, peraltro, che il tasso di separazioni e divorzi nelle coppie “miste” sia maggiore rispetto a quello delle coppie monoculturali: emerge una maggiore complessità delle dinamiche di gestione della crisi e della separazione, con effetti soprattutto per i minori, i quali possono ritrovarsi ostaggio al di là della frontiera, privati un genitore e sradicati dal loro ambiente.

Se è pur vero che i casi di sottrazione internazionale di minori sono caratterizzati da livelli elevati di tensione tra le parti, entrambe possono tuttavia trovare proprio nella mediazione familiare internazionale uno stemperamento delle tensioni createsi. Il genitore che ha subito la sottrazione può essere motivato a partecipare dalla paura di non rivedere mai più il figlio, mentre il genitore responsabile della sottrazione può temere un eventuale procedimento giudiziario che sfoci in un ritorno forzato con conseguenze negative sul procedimento relativo all’affidamento.

La mediazione nei casi di sottrazione internazionale di minori deve essere espletata rapidamente e, a tal fine, le parti devono essere informate quanto prima possibile riguardo alla possibilità di fruire dei servizi di mediazione.

Si ritiene che la mediazione intrapresa una volta iniziato il giudizio, possa offrire maggiori garanzie. Infatti il Tribunale può fissare i termini entro i quali devono svolgersi le sessioni di mediazione, adottando le misure di protezione necessarie per evitare che il genitore responsabile della sottrazione trasferisca il minore in un Paese terzo o passi alla clandestinità.

Inoltre il tribunale adito potrebbe decidere in merito a disposizioni provvisorie sui contatti tra il genitore che ha subito la sottrazione e il minore, e il fatto che le parti abbiano una rappresentanza legale contribuirebbe a garantire loro l’accesso alle informazioni giuridiche presenti nel corso delle mediazione. In ogni caso, potrebbe essere necessario ricorrere all’autorità giudiziaria per dare valore esecutivo all’accordo nelle Giurisdizioni coinvolte.

In caso di controversie familiari internazionali è dunque importante percorrere tutte le possibili strade, ivi incluso il rivolgersi a un serio organismo di mediazione.


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