ARTE

Joseph BEUYS, lo sciamano

Joseph Beuys, lo sciamano – In occasione del centenario dalla nascita, Joseph Beuys (Krefeld, 1921 – Dusseldorf, 1986) viene ricordato da una serie di eventi e grandi mostre, tra cui  la mostra al Belvedere 21 di Vienna Joseph Beuys. Think. Act. Convey” e l’antologica alla Staatsgalerie di Stoccarda Joseph Beuys. The space curator”.

La biografia di Beuys pervade tutta la sua arte, in particolare il periodo trascorso come mitragliere della Luftwaffe durate la Seconda guerra mondiale, quando si schianta con il suo aeroplano nel 1943.

Un gruppo di nomadi tartari lo salva avvolgendolo nel feltro e ricoprendolo di grasso, due materiali che saranno spesso protagonisti delle sue opere.

Dal 1947 al 1951 studia scultura all’Accademia di Belle Arti di Dusseldorf, dove diventa professore di scultura monumentale.

Nel 1962 Beuys incontra Paik e Maciunas, che gli fanno conoscere Fluxusun movimento artistico che sviluppa una vera e propria energia, manifestandosi in tutti gli ambiti possibili: dalle arti visive alle performance, il cinema, la musica, addirittura la corrispondenza postale. Il fluxus è una corrente, come la vita, quindi in continua trasformazione, contrassegnata dalla transitorietà e dalla contingenza.

Con Fluxus c’è il superamento della distinzione tra arte e non-arte, le pratiche artistiche vanno in direzione di una nuova dimensione globalizzata, in forte anticipo sui tempi, arte e vita si fondono sempre di più, elemento fondante nell’opera di Beuys che arriva così alla Gesamtkunstwerk, l’opera d’arte totale.

Sedia con grasso del 1964 è uno splendido esempio di questa ricerca.

L’opera è costituita da una comunissima sedia di legno su cui è posizionato un oggetto piramidale in grasso e cera. Intorno alla spalliera c’è un pezzo di fil di ferro, avvolto grossolanamente.

Nella scelta di questi materiali c’è tutta la teoria plastica di Beuys, secondo la quale la scultura non è statica, ma un processo in movimento che si muove tra due poli, quello del caldo e quello del freddo, ovvero quello del caos e quello della forma.

Il grasso, con la sua capacità di cambiare facilmente forma non solo corrobora questa teoria, ma diventa per Beuys anche simbolo di calore spirituale.

Beuys vuole agire psicologicamente sull’osservatore, far intuire le sue idee ai fruitori introducendo un elemento “sciamanico” che sarà sempre associato all’artista.

Il suo scopo è collegare la sua persona alla sua opera, e lo fa utilizzando quegli stessi materiali che, in base alla cosiddetta “Leggenda dei Tartari”, lo hanno tenuto in vita.

E’ chiaro che il grasso e il feltro rappresentano anche potere taumaturgico; il filo metallico si può interpretare come l’elemento che deve veicolare questa forza, per creare un passaggio tra la sedia e lo spazio circostante, in modo che la coscienza dell’osservatore possa venirne influenzata e trasformata.

Sarà questa visione a portare in seguito Beuys all’idea della plastica sociale, ovvero un insieme di visioni sociali che unite alla prassi artistica siano capaci di trasformare la società.

Come spiegare la pittura a una lepre morta è la prima importante performance di Beuys, che si è tenuta presso la Galerie Schmale di Dusseldorf nel 1965.

Con il volto coperto da miele e foglia d’oro, e un piede legato a un pezzo di metallo a forma di sci, Beuys sussurra a un coniglio morto le descrizioni dei disegni esposti lungo le pareti della galleria.

I materiali scelti e l’azione ripetuta si ricollegano simbolicamente all’universo di Beuys: il miele, prodotto dalle api, rappresenta una forma di società, di calore e di fratellanza; l’oro e il ferro, con un’interpretazione alchemica che Beuys mutua da Paracelso, si riconducono alla madre terra e a principi di forza.

La performance ha una dimensione quasi teatrale, modalità che Beuys adotterà spesso impersonando un ruolo sciamanico.

La sedia ricompare anche in un’altra opera, Feststuhl (Sedia grassa), in cui una sedia di legno ricoperta di grasso si carica, secondo Beuys, di energia organica in quanto “rappresenta una sorta di anatomia umana, la zona dei processi di digestione e di escrezione, degli organi sessuali, e di trasformazioni chimiche interessanti, una zona psicologicamente associata alla volontà”.

La sua ultima opera, realizzata in una galleria di Londra qualche mese prima di morire, si intitola Plight (ovvero situazione difficile e penosa).

L’opera è lo sviluppo di un’idea del 1958 ed è composta da due sale a L con le pareti completamente ricoperte da grandi rotoli di feltro, posti uno accanto all’altro in doppia fila.

Al centro c’è un pianoforte a coda con sopra una lavagna e un termometro. Lo strumento a sé stante e l’insonorizzazione causata dal feltro danno alla sala un’atmosfera funerea. L’unica cosa mobile è la colonnina di mercurio, che misura la variazione di temperatura dell’ambiente.

Tra le performance più note di Beuys, citiamo I like America and America likes Me, in cui l’artista si rinchiude per giorni in una gabbia con un coyote; e il suo progetto 7000 querce, attuato tra il 1982 e il 1987, che consiste nel posizionamento nella Friedrichsplatz di Kassel di 7000 blocchi di pietra che devono essere eliminati a mano a mano che in città viene piantato un nuovo albero.

 

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Joseph Beuys

Think. Act. Convey.

Fino al 13 giugno 2021

Vienna, Belvedere Museum / Belvedere 21

info@belvedere.at

 

 

Joseph Beuys

The space curator

Fino al 18 luglio 2021

Stoccarda, Staatsgalerie

info@staatsgalerie.de