STORIA

Il Tempio della Musica: il Teatro Alla Scala

Il Tempio della Musica: il Teatro Alla Scala – Una storia d’amore, appassionata, avvincente e sincera. Forse nessun’altra perifrasi potrebbe descrivere il rapporto indissolubile tra il Teatro alla Scala e la sua città, Milano. L’intensa relazione tra i milanesi e la sala che, da sempre, è sinonimo di opera e balletto nel mondo, fu chiara fin dal principio, nel lontano 1778. Furono i nobili della città a finanziare la ricostruzione del teatro Regio Ducale (distrutto dalle fiamme nel 1776) e l’allora amministrazione austriaca, guidata dall’imperatrice Maria Teresa, mostra la sua lungimiranza nel sostegno al progetto. Per comprendere il significato profondo di un teatro lirico all’epoca, è necessario calarsi nelle atmosfere del Settecento, dimenticando per un momento il modo moderno di vivere la scena. Una serata all’opera era un evento, prima che artistico, mondano, sociale e politico. Solo l’aristocrazia era proprietaria dei palchi e poteva varcare la sfavillante soglia: prima, durante e dopo lo spettacolo erano protagonisti i giochi di potere tra le diverse famiglie. Anche il più piccolo dettaglio era preso in considerazione: la posizione dei palchi (gli ordini erano cinque), le decorazioni, i colori delle stoffe, il numero degli specchi, il prestigio degli ospiti contribuivano a definire, senza ombra di dubbio e senza possibilità di errore, le gerarchie da rispettare. In questo senso, fin dall’inizio, La Scala fu lo scrigno della società. Simili dinamiche e l’attenzione che il pubblico riservava in primo luogo a se stesso stimolarono la spettacolarità e la perfezione sul palcoscenico: per riuscire a distogliere gli spettatori dalle faccende private e per catturare i loro sguardi, era indispensabile stupire. L’Europa riconosciuta di Antonio Salieri, con cui si inaugura la nuova struttura il 3 agosto 1778 (e con cui si .èfesteggiata la riapertura dopo il restauro, il 7 dicembre 2004), riuscì nell’intento e, si potrebbe forse ipotizzare, abituò i milanesi a un livello eccellente di qualità che ha sempre contraddistinto le performances.

Testimone illustre della storia di Milano, La Scala ha avuto un indiscutibile ruolo nell’evoluzione della lirica italiana e mondiale: tutti i nomi che, nei secoli, hanno lasciato un’impronta sul genere, sono stati applauditi (o, in più rari casi, fischiati) qui. Perché La Scala è anche questo: scontro intellettuale tra impresari e musicisti, rivalità ideale tra autori “anziani” e nuovi talenti, competizione leale tra i cantanti e le ballerine (memorabili, per esempio, gli anni di Renata Tebaldi e Maria Callas, due voci indimenticabili che secondo la stampa si contendevano il palco). Ciò che si agita tra le mura della Scala è il dramma delle passioni intense, del fuoco che solo l’arte sa scatenare, degli addii e dei ritorni, della vita che pulsa al ritmo di musica. L’opera buffa napoletana dominò le prime produzioni: a titolo esemplificativo si possono citare Il Barbiere di Siviglia o Nina, pazza per amore di Giovanni Paisiello o Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa. I tempi, tuttavia, apparvero presto maturi per l’affermarsi del melodramma romantico e per autori del calibro di Gioachino Rossini, Gaetano Donizetti, Vincenzo Bellini. Giuseppe Verdi, le cui opere furono lette in chiave politica e accendevano il nascente patriottismo risorgimentale, ebbe un rapporto con il teatro a tratti conflittuale: dopo il suo esordio nel 1839, dal 1845 al 1869 non mise piede alla Scala e, al suo ritorno, iniziò a rivoluzionare il modo di mettere in scena l’opera. Fino ad allora, il ruolo del compositore della musica era marginale: i musicisti non partecipavano all’allestimento scenico e non potevano esprimere opinioni su interpreti, sceneggiature e costumi.