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Il ritratto di Don Lisander

Il ritratto di Don Lisander – Alessandro Manzoni, o Don Lisander come era affettuosamente chiamato dai milanesi, aveva una personalità estremamente complessa. Schivo e introverso, Manzoni soffriva di ansia e attacchi di panico, tanto da farlo allontanare dalla vita mondana, preferendo invece la sicurezza e tranquillità della propria dimora in via Morone. Era inoltre afflitto da numerose nevrosi e fobie: oltre all’agorafobia e al timore delle folle, temeva i tuoni e non amava calpestare il suolo bagnato. Il suo carattere complesso e contraddittorio non ha tuttavia impedito l’emergere della sua grande sensibilità e della sua mente geniale.
La figura complessa e contraddittoria del grande scrittore è stata fedelmente trasposta su tela da Francesco Hayez, che ritrae Alessandro Manzoni nel 1841, in un celebre dipinto oggi alla Pinacoteca di Brera (ne esistono anche copie autografe, come quella alla Galleria d’Arte Moderna a Milano).
A volere il ritratto fu la contessa Teresa Borri Stampa, seconda moglie di Manzoni, che scelse il ritrattista più celebre e prestigioso di Milano, ovvero Francesco Hayez, che all’epoca era già un artista di fama consolidata ed era ampiamente riconosciuto come uno dei massimi esponenti del Romanticismo storico. L’opera testimonia la maestria di Hayez nel coniugare realismo psicologico ed eleganza formale, così apprezzata presso l’élite colta dell’epoca.

Ritratto di Alessandro Manzoni, di Francesco Hayez; 1841, olio su tela, Pinacoteca di Brera – crediti: Francesco Hayez, Public domain, via Wikimedia Commons.

Il ritratto trasmette l’aspetto quotidiano di Manzoni, ritraendo il celebre scrittore in modo sobrio, intimo e realistico, allontanandosi dalle pose eroiche o da “letterato ispirato”, come nel ritratto che Giuseppe Molteni fece di Manzoni nel 1831. Don Lisander è ritratto in una posa naturale, solenne ma dimessa, che riesce a catturare l’essenza, la complessa personalità e la profonda umanità dello scrittore. Il dipinto restituisce l’immagine di un Manzoni pensoso e sereno, con un sorriso accennato che sottolinea l’atteggiamento pacato e rilassato dello scrittore. Un dettaglio in particolare attira l’attenzione di chi osserva il dipinto: nella mano sinistra Don Lisander non stringe una copia della sua celebre opera, “I Promessi Sposi” (come nel ritratto di Molteni), ma una semplice tabacchiera in legno di fico. Il dettaglio rimanda all’ambito privato di Manzoni, che amava fumare la pipa ed era un noto consumatore di tabacco da fiuto.
L’opera ebbe un notevole successo all’epoca ed è ritenuto dal critico d’arte Fernando Mazzocca come “il vertice più alto dell’iconografia manzoniana”, capolavoro di Francesco Hayez che con grande perizia ha saputo raffigurare “il carattere, insieme pacato e inquieto, dell’effigiato, una pittura essenziale, raffinatissima, funzionale a esprimere le più intime e sfuggenti variazioni dei moti dell’animo”.