STORIA

IL LUOGO E L’ORA, CERTEZZE DELLA VITA MODERNA

IL LUOGO E L’ORA, CERTEZZE DELLA VITA MODERNA

MilanoPlatinum Storica National Geographic

In collaborazione con la prestigiosa rivista STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC parliamo di due riforme avviate dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria e realizzate dal suo successore Giuseppe II: la numerazione civica e l’inizio della giornata a partire dalla mezzanotte, determinata con precisione scientifica.


IL LUOGO E L’ORA, CERTEZZE DELLA VITA MODERNA

L’ora esatta e la determinazione precisa di un luogo sono dati di fatto acquisiti come scontati nella nostra vita quotidiana. A volte oppressivi, ma certamente ovvi. Non è stato sempre così e difficilmente ci capita di soffermarci a pensarlo: a Milano queste due realtà della vita moderna vennero regolate per la prima volta alla fine del Settecento, nell’ambito delle riforme avviate dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria e continuate dal figlio e successore Giuseppe II. Lasciatasi alle spalle il senso barocco del tempo, visto come inesorabile corsa verso la morte e la distruzione, l’età dell’Illuminismo si apre a un nuovo ottimismo per le capacità dell’uomo di ottenere una vita migliore, più comoda e agiata, regolata da norme condivise e univoche.

E l’imperatrice diede i numeri…

A Milano è ancora possibile vedere tracce di numeri civici in centinaia e migliaia: il 432 compare in una targa all’ingresso di Palazzo Durini, mentre il 5307 si trova all’attuale numero 23 di Porta Vigentina. Questa numerazione risale al 1786, data prima della quale recapitare una lettera poteva essere un’impresa avventurosa perché gli indirizzi erano indicati in modo approssimativo: “Carlo Bonaria al Pontaccio, prima di arrivare al portone di San Simpliciano, la penultima porta a dritta venendo da San Marco”, oppure “Tomaso Donadio, giù dal ponte di San Celso, poi a dritta, la penultima porta prima di arrivare al Monastero di Vettabbia”. Dotare la città di una numerazione civica univoca e moderna fu una delle riforme volute da Maria Teresa e realizzate da Giuseppe II. Per volontà di quest’ultimo, nel 1786 il ministro Wilczeck incaricò Ferdinando Cusani, giudice delle strade, di far appendere le targhe con i nomi delle vie e di assegnare alle case i numeri civici, detti “teresiani”. Questo sistema di numerazione non era progressivo per ogni singola via, ma per l’intera città. Il numero 1 era il Palazzo Reale. Si proseguiva poi in senso circolare a spirale, dal centro alla periferia (mura spagnole), fino al numero 5314. Nel 1830 fu necessario un aggiornamento della numerazione e il sistema cominciò a rivelarsi troppo macchinoso. Nel 1866 si decise quindi di introdurre la numerazione via per via in uso ancora oggi, con i pari sulla destra venendo dal centro. Il sistema “austriaco” della numerazione civica fu adottato anche a Parigi dal 1791 al 1805 (ne restano ancora tracce visibili), ma l’unica città nella quale sia usato ancora oggi è Venezia, dove la numerazione progressiva viene ripetuta per i sei Sestrieri più la Giudecca.

Palazzo Durini, numero civico teresiano (foto di Giovanni Dall'Orto via Wikimedia Commons)
Palazzo Durini, numero civico teresiano (foto di Giovanni Dall’Orto via Wikimedia Commons)

Il giorno comincia a mezzanotte

Sempre al 1786 risale la costruzione della meridiana del Duomo. Fino a quel momento il tempo era scandito dal suono arbitrario delle campane e l’inizio del giorno si calcolava a partire dal tramonto del sole, accompagnato dai rintocchi dell’Ave Maria, con il risultato che, con il variare delle stagioni, il giorno poteva cominciare alle cinque di sera durante l’inverno o alle nove d’estate. Maria Teresa aveva invece avviato una riforma del tempo secondo la quale il giorno, come ancora oggi, partiva dalla mezzanotte e il passare del tempo doveva essere una realtà oggettiva e indubitabile. Per questo gli astronomi di Brera furono incaricati della costruzione di una meridiana: serviva uno strumento di misura che indicasse con precisione il passaggio del sole al meridiano, ovvero il mezzogiorno locale (momento esattamente intermedio tra il sorgere e il tramontare del sole), per esattamente regolare l’orario col punto del mezzogiorno fisico e con la maggior precisione. Il luogo scelto fu il Duomo, nonostante le resistenze del clero, che obiettava una sospetta mescolanza di sacro e profano. La meridiana si trova in prossimità dell’ingresso, per consentire ai cittadini di accedervi con la massima facilità e senza che fossero turbate le cerimonie sacre, come si legge nella relazione dell’astronomo braidense Angelo De Cesaris che, insieme a Guido Francesco Reggio, si dedicò al lavoro da maggio a ottobre del 1786.

Osservatorio astronomico di Brera (Public domain, via Wikimedia Commons)
Osservatorio astronomico di Brera (Public domain, via Wikimedia Commons)

La meridiana del Duomo

La meridiana è costituita da una linea d’ottone incastonata nel pavimento e rappresenta la proiezione sul piano del meridiano del luogo. Lungo la linea corrono due lastre di marmo sulle quali sono indicati, a opportuna distanza, i segni zodiacali e le relative date d’ingresso nel Sole. Collegata a un foro gnomonico posto sulla parete sud a circa 24 metri d’altezza, la meridiana permette di determinare il mezzogiorno locale mediante la proiezione del disco solare sulla linea posta sul pavimento: una meridiana “a camera oscura”, perché è la luce del sole proiettata nel buio della cattedrale a consentire la lettura del tempo. Ancora oggi conserviamo traccia linguistica di questo metodo di misurazione del tempo: a.m. e p.m. (ante meridiem e post meridiem). La meridiana attraversa trasversalmente da sud a nord la navata del Duomo e risale per circa tre metri sulla parete nord (a sinistra dell’entrata), terminando con il segno del Capricorno. La larghezza della cattedrale, infatti, non era sufficiente a contenere tutta la linea meridiana: poiché l’interruzione della linea non avrebbe consentito la lettura dell’ora nei mesi invernali, si stabilì di risalire per un tratto lungo la parete. Per annunciare il mezzogiorno ai cittadini, un araldo correva sul portone sventolando una bandierina; una sentinella sulla torre del Palazzo della Ragione lo vedeva e sventolava a sua volta un’altra bandierina verso il Castello, su una torre del quale stava un’altra sentinella pronta a far cenno a un artigliere che sparava finalmente un colpo di cannone.

Meridiana del Duomo, parete nord (foto di Giovanni Dall'Orto, via Wikiimedia Commons)
Meridiana del Duomo, parete nord (foto di Giovanni Dall’Orto, via Wikimedia Commons)

PER APPROFONDIRE – IL LUOGO E L’ORA, CERTEZZE DELLA VITA MODERNA


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In collaborazione con STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC