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IL FUTURO DELLA MOBILITÀ

Il futuro della mobilità – Forse non tutti sanno che la mamma di Greta Thunberg è una cantante lirica che, pur di supportare i convincimenti della figlia, ha rinunciato a buona parte delle sue opportunità di lavoro che l’avrebbero costretta a imbarcarsi su un aereo.

Certo, che fosse necessario rivedere i pilastri della mobilità per pesare meno sull’inquinamento ambientale e i conseguenti cambiamenti climatici, era noto a tutti già prima che Greta iniziasse la sua battaglia, e la prospettiva di dover fare rinunce pure.

Uno dei provvedimenti più noti, perché ha interessato ciascuno di noi, è quello delle cosiddette “domeniche ecologiche”, a cui ci siamo abituati sicuramente con spirito diverso da quello che avevamo durante il periodo delle “domeniche a piedi“, che presero il via il 2 dicembre 1973, con la cosiddetta austerity e che, va detto, pur con scopi e tempi diversi, portarono al risparmio di 50 milioni di litri di carburanti. Nel frattempo, sono passati 45 anni e siamo arrivati a quota 1,4 miliardi di automezzi nel mondo, tra macchine, autobus e camion, e si stima che  nei prossimi vent’anni si raggiungeranno i tre miliardi di vetture.

È per questo che le misure di limitazione della circolazione in certe giornate e/o di determinati veicoli più inquinanti non sono più sufficienti e ci vorranno altre misure che l’Europa dovrà attuare in tempi brevi, dal momento che si è impegnata a ridurre le emissioni di CO2 del 40% entro il 2030.

“Sì, viaggiare”: non solo in auto, anzi, il settore del trasporto aereo nel mondo è in crescita continua, avendo registrato 4,3 miliardi di passeggeri nel 2018, anche grazie al fatto che in 20 anni il costo di un volo aereo si è dimezzato.

Secondo i dati dell’Air Transport Action Group, esperti dell’aviazione che si occupano di sviluppo sostenibile, il settore aereo produce oggi il 2% delle emissioni di CO2 prodotto dall’attività umana nel mondo (il 3% di quella europea).

Gli aerei sono il mezzo di trasporto più inquinante, infatti, mentre il trasporto di un passeggero aereo produce 285 grammi d CO2 per ogni chilometro percorso, un’auto ne produce 42.

Le linee guida ICAO (Organizzazione Internazionale dell’aviazione civile, agenzia esterna delle Nazioni Unite), propongono alle compagnie aeree di porsi come obiettivo una riduzione delle emissioni inquinanti dell’1,5% annuo.

Altro rimedio potrebbe essere la “compensazione“, ovvero la possibilità di offrire ai passeggeri l’opportunità di pagare il biglietto con una maggiorazione che verrebbe reinvestita dalla compagnia aerea in progetti ambientali. Poche compagnie aderiscono a questa raccomandazione, anche se, per compensare l’impronta ecologica di un volo andata/ritorno da Londra a Città del Capo basterebbero 20 sterline per ciascun passeggero.

Pare che la compagnia che sta promuovendo i principali progetti di eco-sostenibilità sia una famosa low-cost che conta, entro il 2030, di far volare i primi aerei elettrici per rotte a corto raggio (inferiori alle tre ore), grazie a una partnership con la startup statunitense Wright Electric.

Anche le navi da crociera circolanti nelle acque europee inquinano, per la precisione 20 volte di più delle auto circolanti sulle strade dell’Ue, e le nostre città portuali sono tra le più colpite dall’inquinamento prodotto dai transatlantici.

A questo problema sta cercando di porre soluzione una Ong giapponese, PeaceBot, che promette di costruire una nave da crociera che baserà il suo funzionamento su zero scarichi, zero rifiuti e il 40% in meno delle emissioni di CO2 di una nave da crociera standard.

Questo progetto si chiama EcoShip, è stato portato avanti da Oliver Design e dovrebbe essere varato nel 2020, diventando il primo esempio di transatlantico eco-sostenibile.

E’ indubbio il fatto che la vera mobilità sostenibile, l’energia pulita, possiamo produrla solo noi, muovendoci a piedi o in bicicletta.

Che dire poi se la nostra energia cinetica si trasforma anche in luci che illuminano la strada che percorriamo? Questo progetto si chiama Pavegen, è stato presentato al Festival delle Luci di Berlino del 2017: una passerella interattiva di 26 metri quadrati, costituita da un pavimento intelligente di 176 pannelli solari, si illumina al passaggio dei visitatori che possono vedere, tramite un display sincronizzato, quanta elettricità producono con i propri passi.

Considerando che ogni passo produce circa 5 watt di energia, e che la superficie della passerella si flette di 5-10 mm ad ogni passo, si crea una rotazione dei generatori elettromagnetici posti sotto il pavimento, che vanno a utilizzare una tecnologia simile a quella della dinamo di una bicicletta. Un progetto indubbiamente suggestivo che, però, probabilmente, come molti altri analoghi, difficilmente potrà diventare uno strumento globalmente utilizzato per il risparmio di energia.

In realtà, il trend della mobilità (a prescindere da progetti che hanno prevalentemente a che fare con l’eco-sostenibilità) si sta indirizzando sempre più verso gli scenari prospettati dai migliori film di fantascienza, che hanno alimentato il nostro immaginario con cieli solcati da auto volanti e droni, stazioni di partenza per viaggi intergalattici e navette per raggiungere altri pianeti in un batter d’occhio.

E’ in questi settori, ovviamente con maggior aderenza alla situazione di fatto,  che si stanno muovendo i principali stakeholder: negli Stati Uniti nell’ultimo periodo è stato investito un miliardo di dollari che si è tradotto in venticinque nuove società che producono aeroveicoli.

Il problema principale non è tanto la fattibilità, ormai comprovata, quanto il costo del singolo aeroveicolo, non proprio alla portata di tutti.

È qui che entra in campo un’idea rivoluzionaria, lanciata da Jeff Holden, manager di Uber, che dopo aver lanciato iniziative di successo come UberPool e UberEats, e un piano per istituire una flotta di veicoli a guida autonoma a marchio Uber, ha coinvolto altri manager di spicco, come Larry Page, co-fondatore e CEO di Alphabet, e player della portata di Boeing, Airbus, Embraer e Bell, in un progetto che prenderà le mosse dalle città di Dallas e Los Angeles: posto che il possesso di un’auto è diventato anti-economico, afferma Holden, e che il mercato si sta spostando verso altre forme di utilizzo, perchè non applicare questo concetto anche agli aeroveicoli, istituendo quindi una formula di car-sharing che renderebbe più diffondibile l’uso di aeroveicoli?

Holden prevede che le due città-pilota saranno pronte per il 2023, anche grazie all’appoggio di NASA FAA, che sono stati coinvolti insieme a progettisti di fama internazionale che creeranno le stazioni di decollo/atterraggio sulla cima dei grattacieli.

Secondo le stime di Uber, sono sufficienti 40 di queste stazioni in ogni città-pilota per movimentare un milione di passeggeri all’ora.

Sembra quindi che si stia avvicinando il momento in cui gli spostamenti via aria diventeranno sempre più frequenti, ma anche più sostenibili sul piano ambientale, visti gli studi promossi per la messa a punto di aerei elettrici.

La sfida è proprio questa, tenere testa a trend di crescita che sono ineluttabili in tutti i campi, senza temere il futuro, perché il futuro è già qui.