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Ho cambiato vita per fare il vino: Silvia Imparato

Ho cambiato vita per fare il vino: Silvia Imparato

Milano Platinum AIS Milano

In collaborazione con la prestigiosa Associazione Italiana Sommelier di Milano, AIS Milano: un nuovo articolo di approfondimento enologico. Questa settimana parliamo di Silvia Imparato e della sua tenuta Montevetrano.


Ho cambiato vita per fare il vino: Silvia Imparato

A volte basta un incontro per cambiarti la vita. E’ quello che è successo a Silvia Imparato, di origine campana e stimata fotografa nella capitale. Negli anni Ottanta incontra per lavoro un americano che le parla di vino, del rapporto tra la terra e l’uomo con un tale amore e una tale passione che la colpiscono nel profondo fino a stravolgerle la vita.

Il tutto inizia timidamente partecipando, con un piccolo gruppo di persone diventati poi amici, a degustazioni e a visite ad aziende. Poi, con totale incoscienza -come ricorda lei- matura la decisione di prendere in mano le sorti della tenuta di proprietà dei nonni. La tenuta Montevetrano.
Siamo in Campania, in provincia di Salerno a pochi chilometri in linea d’aria dal mare.
La tenuta, appartenuta nel passato ai Borboni è poggiata su un anfiteatro di colline la cui parte aperta guarda direttamente verso il mare.
Le cose prendono la via della concretezza quando Silvia incontra l’enologo Riccardo Cotarella che, da allora sino a oggi, la guida e la consiglia nella produzione del suo unico vino, vino che prende il nome dalla tenuta: il Montevetrano.
La prima vendemmia avviene nel 1991; il cabernet sauvignon costituisce la maggioranza cui si unisce un 10% di aglianico. Già dall’anno successivo l’uvaggio si modifica ed entra, a discapito del cabernet sauvignon, il 30% di merlot, il vitigno preferito da Riccardo Cotarella.
Le prime annate, prodotte in poche bottiglie, sono destinate a un ristrettissimo mercato costituito soprattutto da amici.
La vera svolta avviene nel 1995 quando, con tanta temerarietà, Silvia invia due bottiglie a Robert Parker, il noto critico enologico americano. Inaspettatamente Parker lo assaggia, lo giudica e ne parla con entusiasmo. Da qual momento il Montevetrano, diviene un mito. Anche se a Silvia la definizione non piace: preferisce sottolineare come sia un vino, non un mito.
Nel 2009 le percentuali dei vitigni cambiano ancora e l’aglianico raggiunge la quota del 30%, il merlot scende al 20% mentre la restante parte è sempre rappresentata da cabernet sauvignon.
La produzione annua si assesta intorno alle trentamila bottiglie; il potenziale d’invecchiamento è di circa venticinque anni.
È un vino che colpisce per l’eleganza -a cui Silvia crede molto- e la finezza dei tannini che sempre chiudono in armonia con le altre componenti.
Abbiamo avuto la possibilità di assaggiare alcune annate e di apprezzarne le peculiarità.
L’annata 2013, non ancora in commercio, rivela al naso frutti rossi e croccanti con piacevoli note vegetali e mentolate. In bocca il tannino elegante e importante sostiene l’ottima persistenza.
L’annata 2011 esprime grande energia; il tannino è avvolgente e in bocca sono evidenti le percezioni sapide e acide.
Le note erbacee, mentolate, di macchia mediterranea e minerali manifestano, nel millesimo 2008, complessità al naso. In bocca i tannini, ben presenti, rendono il vino elegante ed equilibrato.
Nel 2005 la frutta diviene sotto spirito; si uniscono note importanti di spezie, ematiche e animali. È un vino rigoroso, con una lunghissima persistenza e un finale amaricante.
L’annata 2003, meteorologicamente caldissima, è stata sapientemente gestita in vigna e in cantina e ha avuto bisogno di tempo per esprimersi al meglio. Silvia rileva come la natura abbia tempi lunghi… In degustazione mostra uno spirito sottile, i tannini sono ben levigati e in bocca è cremoso con una piacevole scia di spezie e di oli essenziali di agrumi.

di Paolo Valente


GALLERY Ho cambiato vita per fare il vino


In collaborazione con AIS Milano.

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