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Grande teatro al Franco Parenti e al Manzoni

Grande teatro al Franco Parenti e al Manzoni – Due tra i teatri più prestigiosi di Milano, il Teatro Franco Parenti e il Teatro Manzoni, propongono due imperdibili spettacoli per questo inizio di gennaio. Due testi diversi tra loro, ma entrambi con interpreti straordinari e di grande intensità.

Teatro Franco Parenti – Un borghese piccolo piccolo
Fino al 20 gennaio, al Teatro Franco Parenti va in scena “Un borghese piccolo piccolo”, tratto dall’omonimo romanzo di Vincenzo Cerami e portato sul grande schermo da Mario Monicelli, con protagonista uno straordinario Alberto Sordi. Il testo approda a teatro con le musiche di Nicola Piovani e la regia di Fabrizio Coniglio, con protagonista Massimo Dapporto. In scena una tragicommedia che regalerà momenti di comicità a tratti esilarante, ma che apre anche alla riflessione; al dibattito sulla possibilità di essere tutti uguali di fronte alla legge, sulle pari opportunità di emancipazione sociale ed economica, sul desiderio di raggirare le regole per ottenere facilmente ciò di cui si ha bisogno. Giovanni Vivaldi è un “borghese piccolo piccolo”, un uomo di provincia che lavora al ministero. Il suo più grande desiderio è quello di “sistemare” suo figlio Mario, proprio nel ministero in cui Giovanni lavora da oltre trent’anni. Ma come ottenere una raccomandazione per il figlio? Ecco l’inizio della sua ricerca disperata di una “scorciatoia”, in questo caso rappresentata dalla Massoneria, per garantire un futuro al figlio. Come per il romanzo, la peculiarità dell’adattamento teatrale è la tinta grottesca.

Teatro Manzoni – Il padre
In programmazione fino al 27 gennaio, “Il padre”, scritto da Florian Zeller, vede protagonisti Alessandro Haber e Lucrezia Lante Della Rovere. È la storia di un uomo che mostra i primi segni di una malattia che potrebbe far pensare al morbo di Alzheimer. La figlia Anna, preoccupata per il suo benessere e la sua sicurezza, gli propone di stabilirsi nel grande appartamento che condivide con il marito. Ma le cose non vanno del tutto come previsto: l’uomo si rivela essere un personaggio fantastico, colorato, che non è affatto deciso a rinunciare alla sua indipendenza. La sapiente penna di Florian Zeller riesce a descrivere una situazione che, seppur tragica, viene affrontata con leggerezza e con amara e pungente ironia, portandoci con delicatezza e intelligenza a vivere empaticamente lo spaesamento del protagonista e delle contraddizioni in cui incappa.