ARTE

Giuseppe Penone: incidenze nel vuoto

Giuseppe Penone: incidenze nel vuoto – Giuseppe Penone, noto scultore e artista concettuale, si è formato all’Accademia di Belle Arti di Torino e ha esordito nell’arte povera, insieme a Mario Merz e Michelangelo Pistoletto.

Nel corso del suo percorso artistico Penone ha ottenuto i più prestigiosi riconoscimenti, (ha rappresentato l’Italia alla 52. Biennale di Venezia nel 2007 e ha ottenuto il Praemium Imperiale dalla Japan Art Association nel 2014).

Dopo aver esposto le sue opere in tutto il mondo, torna, fino al 2 febbraio, a scegliere come teatro delle sue “sceneggiature”, i suoi luoghi natii, il suo Piemonte, dove il complesso monumentale di San Francesco di Cuneo ospita la mostra Giuseppe Penone: incidenze nel vuotocurata da Carolyn Christov-Bakorgiev e realizzata dalla Fondazione CRC.

In contemporanea, il giardino del Castello di Rivoli ospita una delle sue sculture, Identità.

Penone dice che il suo “…lavoro non è basato sulla retorica né su un’immagine prestabilita da ricavare dalla materia, ma sulla ricerca di ciò che è la materia per rivelarne  i contenuti intrinseci…”

E i contenuti della materia sono ben rappresentati dall’albero, soggetto principe della scultura di Penone, in quanto conserva in sé, con la sua crescita a cerchi concentrici, tutte le tracce del proprio vissuto.

Nella navata centrale della Chiesa di San Francesco a Cuneo è esposta Matrice, opera del 2015, costituita dalla sezione in due parti di un tronco di abete alto 15 metri. Dalla sezione l’artista ha selezionato un anello di crescita e ne ha seguito il profilo, svuotando tutto l’interno e lasciando attaccata la corteccia con alcuni rami. Questi rami costituivano originariamente la base che manteneva l’opera sospesa in aria. A metà circa della sezione di albero, si trova un elemento in bronzo patinato che rappresenta la matrice (ovvero, come vuole la sua etimologia, l’utero).

In quest’opera, l’artista estrae la parte più antica dell’albero e lascia intatta la parte esterna, la pelle, e così, con un lavoro di ricerca a ritroso nel tempo, Penone ci racconta le leggi della natura, che rispetta e mette in luce in ogni sua opera.

Penone ha scelto di lavorare con elementi vivi, gli alberi, fin dagli anni ’60, quando, secondo le sue stesse parole, c’era bisogno di azzeramento, non si accettavano più le vecchie convenzioni dell’arte e si sentiva il bisogno di creare opere fluide, che andavano in direzioni diverse da quelle canoniche, come la pittura e la scultura.

Secondo Penone, la scultura occupa lo spazio in modo meno convenzionale della pittura, ed è per questo che si avvicina ai suoi primi lavori facendo una riflessione minima sulla scultura, ovvero dando forma alla materia.

I primi lavori sono un gesto primitivo, un cambiamento di rapporto con la materia ottenuto tramite l’accoppiamento di materie diverse.

Penone tocca un albero e sostituisce questo gesto con il calco di bronzo della sua stessa mano, e così l’albero non crescerà più in quel punto, e in questo modo l’artista “associa la propria forza con quella dell’albero“.

Penone spiega che la sua azione in realtà non è diversa da quella che compie il contadino quando pota l’albero, dandogli una forma diversa da quella esistente in natura, così come accade in tutto il paesaggio che ci circonda e che ha ormai assunto un aspetto antropomorfo.

Le opere dell’artista di maggior respiro sono esposte nei Paesi Arabi, dove ha realizzato Leaves of light – Tree, un albero di bronzo per il Louvre di Abu Dhabi.

Suggestionato dalla riflessione della luce, dalla pioggia luminosa proveniente dalla cupola (opera dell’archistar Jean Nouvel), Penone ha progettato un albero con rami che sorreggono strutture specchianti in modo da sottolineare ancora di più gli elementi architettonici.

Questa installazione è completata da altre due opere: Earth of the world, un vaso che evoca il profilo di una donna incinta, e Propagation, in cui Penone, partendo dall’impronta digitale di Sheikh Zayed, fondatore degli Emirati Arabi Uniti, ha realizzato una pittura agli ossidi di metallo.

Segreto di luce, la più grande opera di Giuseppe Penone, è stata installata l’anno scorso al King Abdulaziz Centre for World Culture (Hhra) di Dharan, in Arabia Saudita.

L’opera consiste di tre alberi in bronzo che sostengono un albero di acciaio inossidabile, diviso in dodici sezioni cave che sembrano sospese nel vuoto. Ogni sezione è illuminata da un LED ed è rivestita da foglia d’oro a 24 carati per una migliore riflessione della luce.

L’opera è stata realizzata dalla stessa officina che ha portato a termine Foglie di Pietra, in mostra a Roma a Piazza Goldoni davanti a Palazzo Fendi.

Ci sono volute 300 fusioni in bronzo a cera persa per realizzarla e il suo peso totale è di circa 15 tonnellate.

Le opere di Penone hanno raggiunto quotazioni notevoli: il record d’asta è stato battuto da Sotheby’s Londra nel 2013 per Pelle di foglia (occhi al cielo, mano a terra), una scultura del 2005 che è stata venduta a 342 mila euro.

Tornando alla mostra in corso, l’opera esposta al Castello di Rivoli, Identità, è forse quella che maggiormente riflette una frase dell’artista: “…L’immagine…è trasversale al tempo e allo spazio… L’immagine ha in sé una comprensibilità di gran lunga maggiore a quella della scrittura: riconosciamo immediatamente le forme antropomorfe, le figure geometriche, il doppio, perchè sono immagini che in qualche modo ci appartengono”.

E quell’albero in bronzo sopra il quale l’artista ha innestato la sua esatta copia in alluminio con incastonati specchietti che riflettono in entrambe le direzioni parti della pianta, ci dà l’immagine netta del desiderio della permanenza, insito nell’uomo, che è poi un processo di ricerca dell’immortalità.

 

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Giuseppe Penone: incidenze nel vuoto

 

Cuneo, Complesso Monumentale di San Francesco

orari: martedì-sabato 15.30-18.30; domenica 11-18.30

 

Rivoli, Castello di Rivoli, museo d’arte contemporanea

 

Fino al 2 Febbraio 2020