STORIA

GEROLAMO CARDANO: PIÙ GRANDE DEGLI UOMINI, PIÙ STOLTO DEI BIMBI

GEROLAMO CARDANO: PIÙ GRANDE DEGLI UOMINI, PIÙ STOLTO DEI BIMBI

MilanoPlatinum Storica National Geographic

In collaborazione con la prestigiosa rivista STORICA NATIONAL GEOGRAPHICun omaggio a Gerolamo Cardano, gigante del Rinascimento, folle e geniale, capace di grandezze e miserie, studioso delle arti e delle discipline più disparate.


GEROLAMO CARDANO: PIÙ GRANDE DEGLI UOMINI, PIÙ STOLTO DEI BIMBI

Sono di statura mediocre; ho i piedi piccoli, più larghi alle estremità e incurvati, tanto che trovo con difficoltà delle calzature adatte e in passato ero costretto a farmele fare su misura. Il petto è piuttosto angusto, le braccia sono sottili e la mano destra più carnosa, con le dita tozze, tanto che secondo i necromanti avrei dovuto riuscire rozzo e stupido; abbiano pudore del loro preteso sapere. La linea della vita è breve, lunga e profonda quella detta saturnina; la mano sinistra invece è bella, con le dita affusolate, tornite e ben congiunte; le unghie sono lucide. […] Parlo poco e senza troppa grazia; lo sguardo è fisso come di persona che sta riflettendo, gli incisivi superiori grandi; il colorito tra il bianco e il rosso; il viso è allungato ma non troppo e il capo tende a restringersi e a finire come in una piccola sfera. Non vi è nulla di particolarmente raro nella mia fisionomia, tanto che numerosi pittori venuti da lontano per ritrarmi non riuscirono a trovare un segno che permettesse di riconoscermi nell’immagine.

Ritratto di Gerolamo Cardano (public domain, via Wikimedia Commons).
Ritratto di Gerolamo Cardano (public domain, via Wikimedia Commons).

Un prezioso dono ai posteri: l’autobiografia

Gerolamo Cardano, scienziato e mago, sospeso fra nuova scienza e stregoneria, fu uno dei giganti del Cinquecento. I suoi numerosi nemici lo consideravano arrogante, inaffidabile e privo di scrupoli. Proprio per riabilitare la propria immagine, compromessa da maldicenze che gettavano ombra anche sul suo lavoro, Cardano decise, a più di settant’anni, di scrivere un’autobiografia: De vita propria, pubblicato postumo a Parigi nel 1643 e tradotto in italiano solo nel 1821. Di quest’opera straordinaria per l’impietosa descrizione “anatomo-patologica” dell’autore e della sua epoca, Italo Calvino disse che, se fosse stata composta in volgare invece che in latino, il nostro Cinquecento letterario avrebbe avuto non un classico ma un autore bizzarro in più, tanto più eccentrico quanto rappresentativo del suo secolo.

Frontespizio della traduzione italiana del 1821 (public domain, via Wikimedia Commons).
Frontespizio della traduzione italiana del 1821 (public domain, via Wikimedia Commons).

Buon sangue non mente

Eccentrico e bizzarro, Gerolamo lo fu anche per eredità: Cardano, cui i contemporanei dissero più grande degli uomini e più stolto dei bimbi. Cardano, che primo osava criticare Galeno […] e chiamare matti gli stregoni e i santi, questo grande Cardano era figlio, cugino e padre di pazzi e pazzo egli stesso tutta la vita, scrive Cesare Lombroso in Genio e Follia. Il padre Fazio, originario di Cardano presso Gallarate, era un avvocato con interessi matematici, geometrici ed esoterici: si dice che vestisse sempre di rosso con una cappa nera e che praticasse l’alchimia, come è suggerito dall’amicizia con il fabbro milanese Galeazzo Rossi, famoso per la sua abilità nel creare straordinarie leghe d’acciaio (quando morì, Gerolamo sentì battere un forte colpo nel muro). Fazio era convinto di parlare con un suo dèmone personale: anche Gerolamo lo fu, in seguito, chiedendosi se l’entità misteriosa fosse la stessa che aveva a lungo conversato con il padre. Alla nascita di Gerolamo, Fazio aveva già 56 anni e la madre, Clara (o Carla) Micheria, 36: entrambi molto anziani, a quell’epoca, per avere un figlio, e per di più amanti clandestini. Per nascondere la gravidanza, Clara si trasferì da Milano a Pavia, dove, morti di peste gli altri suoi tre figli (era vedova), tento più volte di abortire senza successo. Gerolamo nacque, ostinato, tra il 23 e il 24 settembre 1501, sotto pessimi auspici: sopraggiunte le doglie [Clara] rimase tre giorni tra la vita e la morte […] all’una e mezza di notte diede alla luce, estratto dall’alvo più morto che vivo, un bambino dai capelli crespi e neri, vizzo, stremenzito, che pareva dovesse spirare poco dopo la nascita, ma che fu rianimato con un bagno di vino bianco. Tra un padre ispirato da un dèmone e una madre disamorata, non serviva conoscere anche la situazione astrale poco favorevole per predire che, se il buon giorno si vede dal mattino, il resto della giornata non sarebbe stato né facile né banale.

Gerolamo Cardano - Hans Vredeman de Vries, Amphitheatrum sapientiae aeternae, 1598 ca. (public domain, via Wikimedia Commons).
Hans Vredeman de Vries, Amphitheatrum sapientiae aeternae, 1598 ca. (public domain, via Wikimedia Commons).

Sogni e visioni. Il piacere del dolore

Il padre non riconobbe subito il figlio (lo fece molti anni dopo), danneggiandolo così anche nella professione: il Collegio dei Medici di Milano, infatti, respinse la sua richiesta di esercitare l’arte medica proprio perché figlio illegittimo; nel 1539 il rifiuto, frutto di gelosia e invidia, sarà annullato e Cardano potrà finalmente lavorare a Milano. Il rapporto con la madre fu sempre contorto e secondo diversi studiosi è all’origine della velata misoginia che spesso affiora nell’autobiografia. A lungo impotente, di umor saturnino, ipocondriaco, misantropo, balbuziente, polemico, Gerolamo Cardano (o Jérôme Cardan o Hieronymus Cardanus) credette fermamente nei suoi poteri “paranormali” durante tutta la sua vita costellata di malattie, infortuni, episodi misteriosi e coincidenze significative. Fin da piccolo sperimentò quelle che oggi definiremmo allucinazioni più che visioni mistiche (immagini aeriformi svariate […] fortezze, case, animali, cavalieri, erbe, piante, istrumenti musicali, uomini di diversi aspetti) e sogni premonitori (in sogno vide la futura moglie, Lucia Banderani). Dal dolore traeva piacere, da masochista: Ho l’abitudine di provocare da me delle cause di dolore […] poiché ritengo che il piacere consista nel venir meno del dolore […] Così faccio ricorso a vari espedienti, come mordermi le labbra, torcermi le dita, premermi la pelle e il muscolo sottile del braccio sinistro fino alle lacrime.

Pitture aborigene su roccia nella regione di Kimberley, in Autralia occidentale (public domain, via Wikimedia Commons).
Pitture aborigene su roccia nella regione di Kimberley, in Autralia occidentale (public domain, via Wikimedia Commons).

L’asma dell’arcivescovo e due oroscopi non azzeccati

Nel 1520 Gerolamo si iscrisse all’università di Pavia, alla facoltà di Giurisprudenza, su consiglio del padre. Cominciò a girare di notte per la città con la faccia coperta da un velo nero e con il pugnale alla cintura, un’abitudine che lo accompagnò per tutta la vita. Gli interessi per l’occulto cominciarono a svilupparsi sempre di più e a prevalere. Nel 1521 comprò da un personaggio misterioso un volume con le opere di Apuleio, lo lesse per tutta la notte e il giorno dopo aveva imparato a leggere e a scrivere in latino. Nello stesso modo apprese il greco, lo spagnolo e il francese. Abbandonò quindi la pedante giurisprudenza per esplorare i più affascinanti territori della medicina e della filosofia, sotto la guida, tra gli altri, di Paolo Ricci, ebreo convertito e studioso della cabala. Nel 1526, Cardano si laureò in medicina a Padova e nel 1539 realizzò il desiderio di insegnare a Milano, alle Scuole Piattine (il nome deriva dal fatto che erano state create grazie a una donazione dell’umanista Tommaso Piatti all’Ospedale Maggiore). Nel 1543 ottenne la cattedra universitaria, prima a Milano e poi a Pavia. Ottimo docente, pare fosse straordinario soprattutto nell’esercizio della professione: le sue prestazioni erano richieste dappertutto, tanto che nel 1552 andò in Scozia a curare l’asma dell’arcivescovo di Edimburgo, John Hamilton. Intuita la natura allergica di quell’asma, fece eliminare materasso e cuscini di piume dal letto dell’arcivescovo, che guarì e lo ricompensò generosamente. Ma la fortuna scozzese durò poco, perché Cardano peccò di superbia e volle fare l’oroscopo all’arcivescovo e al re: nelle stelle lesse un futuro radioso per entrambi. Peccato che il primo fu impiccato quasi subito dai riformatori, mentre il secondo morì di tubercolosi l’anno successivo.

Uomo astrologico, 1503 ca. (public domain, via Wikimedia Commons).
Uomo astrologico, 1503 ca. (public domain, via Wikimedia Commons).

Cattive stelle

Gerolamo non sapeva resistere alla passione per l’astrologia: dal 1538 aveva cominciato a pubblicare una serie di libretti con gli oroscopi di personaggi famosi (Francesco I, Petrarca, Solimano il Magnifico, Nerone). Passione fatale: dopo l’uscita sensazionale dell’oroscopo di Cristo, l’Inquisizione non si lasciò sfuggire l’occasione di perseguire il pericoloso magus. Arrestato a Bologna, dove allora insegnava, il 6 ottobre del 1570, fu incarcerato, costretto all’abiura, a rinunciare all’insegnamento e alla pubblicazione di altri libri. Fu una nuova sciagura, piovuta come una tegola dopo altre: la morte del figlio Giovanni Battista, arrestato e decapitato nel 1560 per aver ucciso con una focaccia al veleno la moglie fedifraga; le invidie dei professori di Pavia che, mirando a occupare il suo posto, lanciavano contro di lui accuse infamanti, come quella di intrattenere relazioni sessuali con gli studenti. Alla fine, Cardano decise di andare a Roma a implorare l’aiuto di papa Gregorio XIII e, in cambio della distruzione di 120 suoi compromettenti trattati, ottenne una pensione. Uno sforzo inutile, visto che morì di peste dopo meno di un anno, il 20 settembre 1576, circa tre anni dopo la data che aveva previsto per la propria morte.

Guercino, Personificazione dell'Astrologia, 1650-1655 (public domain, via Wikimedia Commons).
Guercino, Personificazione dell’Astrologia, 1650-1655 (public domain, via Wikimedia Commons).

“Parole, parole, parole”

La decrizione della labirintica personalità di Cardano non esaurisce la complessità del personaggio, che fu anche uno dei grandi scienziati del suo tempo. Oltre alla professione medica, i suoi interessi spaziarono nei campi più disparati: dalla Luna ai dentifrici, dagli odori, alle tipografie, all’interpretazione dei sogni. Nelle scienze naturali e in matematica ottenne risultati sorprendenti. Poiché gli piaceva giocare ai dadi e alle carte, nel 1526 decise di dedicarsi alla teoria matematica dei giochi d’azzardo e arrivò a enunciare due teoremi fondamentali di quello che oggi è il calcolo delle probabilità. In matematica, il suo nome è legato soprattutto alla soluzione dell’equazione di terzo grado, scoperta da Scipione del Ferro all’inizio del Cinquecento e da lui comunicata in segreto ad Antonio Maria Fiore, nel 1526, sul letto di morte. Nel 1535 Nicolò Fontana, detto Tartaglia perché da bambino era stato ferito dai francesi e aveva perso mascella e palato, rimanendo balbuziente, risolse da solo l’equazione: la notizia si diffuse e Cardano lo implorò di rivelargliela. Ricevette la soluzione nel 1539 in versi cifrati, giurando sul Vangelo che non l’avrebbe svelata. Ma nel 1542 scoprì che la formula era già stata trovata da Del Ferro, quindi si ritenne svincolato dal giuramento e la pubblicò nel 1545 nel suo capolavoro, l’Ars Magna. Tartaglia si infuriò e accusò Cardano di plagio: i due si sfidarono alla soluzione di 31 problemi ciascuno in una pubblica tenzone, che si concluse con la sconfitta del povero Tartaglia e la sua sospensione dall’insegnamento. L’episodio chiarisce in parte le antipatie che Cardano era capace di catalizzare su di sé. Fra tante disgrazie, questo trionfo non fu il suo unico successo. Il trattato Sulla sottigliezza, del 1550, fu un best seller del Rinascimento. Secondo quanto ipotizza Italo Calvino nel capitolo su Cardano di Perché leggere i classici, è il libro che Amleto tiene in mano all’inizio del secondo atto, quando Polonio gli domanda che cosa legge e lui risponde: Parole, parole, parole. Questo trattato contiene la descrizione di un’invenzione che, benché non di Cardano, da allora fu associata al suo nome: il famoso giunto cardanico, che serve a trasmettere la spinta del motore alla ruota posteriore della moto, o al differenziale dell’automobile, collegando fra loro assi non paralleli.

Pedro Américo, Visione di Amleto, 1893 (public domain, via Wikimedia Commons).
Pedro Américo, Visione di Amleto, 1893 (public domain, via Wikimedia Commons).

Bizzarro che il nome di Cardano sia legato oggi soprattutto a questo pur indispensabile marchingegno. Penso che lui sarebbe più soddisfatto se lo ricordassimo con le parole della studiosa Ida Li Vigni:

Al pari degli uomini primitivi che riuscirono a liberare la loro parte divina dall’involucro bestiale e che vinsero la natura ostile in virtù della loro intelligenza, Cardano ha riscattato la sua natura rozza e incostante sviluppando quella “vista interiore” che gli ha consentito di superare i confini estremi della natura e di rivelare agli altri uomini le leggi misteriose che governano l’universo.


PER APPROFONDIRE – GEROLAMO CARDANO: PIÙ GRANDE DEGLI UOMINI, PIÙ STOLTO DEI BIMBI

  • Ida Li Vigni, Gerolamo Cardano: l’autobiografia come mito di sé, Anthropos e Iatria, marzo-giugno 1988
  • Angelo Bellini, Gerolamo Cardano e il suo tempo, Hoepli, Milano, 1947
  • Antonio Emanuele Piedimonte, Milano Esoterica. Storie, misteri e leggende alla scoperta della città segreta, Intra Moenia, Napoli, 2013
  • Anthony Grafton, Il Signore del tempo. I mondi e le opere di un astrologo del Rinascimento, Laterza, Roma-Bari, 2002