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FILIPPO BOLOGNI, IL TALENTO A CAVALLO

FILIPPO BOLOGNI, IL TALENTO A CAVALLO – Oggi Milano Platinum vi presenta Filippo Bologni, giovane talento dell’equitazione che gareggia per il gruppo sportivo dell’Arma dei Carabinieri.

Parlaci di te, e di come è nata la tua passione
Sono nato a Reggio Emilia il 18 febbraio 1994. L’equitazione è uno sport e una passione ereditata da mio padre, che ha partecipato a due Olimpiadi, nel 1992 a Barcellona e nel 1996 ad Atlanta, oltre ad aver partecipato a campionati europei e mondiali e a tornei internazionali. Per me è stato naturale avvicinarmi a questo sport. A 4 anni sono salito per la prima volta in sella. L’ambiente della competizione mi ha entusiasmato fin da subito, facendomi appassionare a questo sport. Oggi trascorro metà della mia giornata ad allenarmi, e l’altra metà la dedico allo studio, visto che frequento anche l’università (sono al terzo anno della facoltà di storia, all’Università di Bologna).

Oltre all’equitazione, quali sono i tuoi interessi e le tue attività?
Oltre a studiare, collaboro con un sito di inserimento dei risultati di gare internazionali di equitazione e salto ostacoli, per cui aggiorno una banca dati relativa a questo sport. Mi piace moltissimo stare sui social network, per condividere il più possibile con le persone che mi seguono e tirare fuori idee nuove. Recentemente, per esempio, su Facebook ho pubblicato un video diary, dove parlo di me e della mia scuderia. Il video è piaciuto molto, forse perché si tratta di un’idea innovativa nell’ambito sportivo, o almeno per quanto riguarda l’equitazione. Da giugno di quest’anno ho un ufficio stampa, che mi supporta nella gestione della mia comunicazione: non tanto per ciò che riguarda il mio rapporto con i social, perché voglio che sia totalmente personale, quanto piuttosto per la gestione del rapporto con alcuni sponsor e per l’invio di comunicati stampa a giornali e alla federazione.

Come riesci a conciliare lo studio e l’equitazione?
Come dicevo prima, metà della mia giornata è dedicata all’allenamento e l’altra allo studio; naturalmente non riesco a frequentare i corsi universitari, e quindi sostengo gli esami da non frequentante. In questo mi aiuta molto il fatto di avere un’ottima organizzazione a casa.

Come si crea un legame così forte con i cavalli?
Come mi piace dire, questo è l’unico sport in cui l’atleta non è da solo, ma si è in due, per cui tutto è più affascinante ma al tempo stesso anche più complicato, anche solo per il fatto che si deve essere in forma in due, e non solo uno. In ogni gara c’è sempre un’incognita da affrontare. Un legame così forte con il cavallo nasce dal fatto che ogni giorno si trascorre molto tempo insieme, e si arriva a conoscersi reciprocamente. I cavalli sono animali molto sensibili, avvertono anche i minimi cambiamenti di umore del cavaliere; per esempio se si è nervosi, loro lo sentono.

Cosa fai prima di entrare in campo per una gara?
Tecnicamente faccio come tutti: c’è un campo di prova, per scaldare il proprio cavallo e prepararlo alla gara. Dal punto di vista psicologico non faccio praticamente nulla; sono abbastanza “freddo” e quindi non ho bisogno di particolari tecniche. Comunque, è ovvio che nelle gare di una certa importanza la tensione, come è giusto che sia, è presente, ma mi porta a essere più concentrato e non a perdere in prestazione.

Nel 2012 sei stato il più giovane partecipante allo CSIO di Piazza di Siena: cosa hai provato?
È sicuramente uno dei concorsi più importanti al mondo, conosciuto anche a chi non frequenta solitamente questo sport. Parteciparvi nel 2012, quando avevo 18 anni, è stato molto emozionante e soprattutto bellissimo, perché in quella prima edizione (quest’anno è la quarta edizione per me) ho anche vinto una gara. È stato bellissimo partecipare e vincere su tanti altri partecipanti, di livello internazionale e con maggiore esperienza. Un motivo in più per cui sono fiero di partecipare ogni volta al CSIO di Piazza di Siena è per il Gran Premio Roma, che è la gara più importante del concorso e che si svolge la domenica: l’ultimo italiano a vincerlo è stato proprio mio padre, nel 1994.

Parlaci del tuo progetto Music Riders Project
Mi piace avere nuove idee ed essere creativo. Music Riders Project prevede la realizzazione di canzoni che parlano del mondo dell’equitazione e dello sport in generale; possono quindi essere più o meno indirizzate a parlare di sport agonistico o di altri temi, come accade in uno dei brani più recenti, maggiormente incentrato sul rapporto tra uomo e animale, tra uomo e cavallo. Non parla di agonismo, come invece avviene in altre canzoni. Si tratta di un progetto che è nato per puro divertimento e per fare una cosa nuova, perché in precedenza nessuno aveva unito equitazione e musica. Mi piace gestire il tutto, e attualmente il progetto non è a scopo di lucro, anche se per gli ultimi video e brani ho avuto il supporto di alcuni sponsor. Il primo video è uscito nell’agosto del 2015, ed è stato una sorta di esperimento; vi aveva partecipato Riccardo Patrese, l’ex pilota di Formula 1 che è anche un appassionato di equitazione. Quest’anno invece il video, “Déjà Vu”, è stato girato a Torino, in collaborazione con Emanuele Aloia, un cantante e un artista molto giovane e molto bravo. Il nuovo pezzo che abbiamo realizzato per il Music Riders Project è molto bello e sta piacendo molto. Il brano non è totalmente incentrato sullo sport ed è quindi rivolto a tutti.

 


GALLERY FILIPPO BOLOGNI

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