STORIA

FIGLI CONTRO PADRI: PIETRO VERRI E CESARE BECCARIA

FIGLI CONTRO PADRI: PIETRO VERRI E CESARE BECCARIA 

MilanoPlatinum Storica National Geographic

In collaborazione con la prestigiosa rivista STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC riflettiamo su un tema antico come il mondo: il contrasto tra padri e figli. Le idee nuove di Pietro Verri e Cesare Beccaria nascono anche da un conflitto generazionale, inquadrato nel più vasto contesto storico del passaggio di Milano dalla dominazione spagnola a quella austriaca.


FIGLI CONTRO PADRI: PIETRO VERRI E CESARE BECCARIA

Dagli spagnoli agli austriaci: le riforme di Maria Teresa

Durante il Seicento, Milano fu sotto la dominazione spagnola, basata su un modello feudale: protezione militare in cambio di tasse pesantissime. Quando, a partire dal 1746, la città passa stabilmente sotto gli austriaci, è quasi irriconoscibile rispetto a com’era nel 1581, quando fu visitata da Montaigne, che, stupefatto dalla sua magnificenza, l’aveva descritta come una “piccola Parigi”. Agricoltura, artigianato e commercio sono in decadenza: per esempio, i circa sessanta laboratori per la lavorazione della lana presenti in città nel 1600, nel 1640 si sono ridotti a quindici e nel 1682 sono solo cinque. E la peste del 1630 ha dimezzato la popolazione, che da 110 è passata a 60 mila abitanti. All’aristocrazia milanese, gelosa dei propri onori e privilegi, abituata alla lingua e al cerimoniale spagnoli, gli austriaci sembrano un popolo aspro e rozzo. Ma l’imperatrice Maria Teresa tiene moltissimo a Milano. Il simbolo più evidente dello stato di abbandono della città è il Duomo: incompiuto, in mattoni e solo a tratti ricoperto di marmo, con un tetto in legno e finestre gotiche, è poco più di un cantiere disordinato, luogo di ritrovo di venditori ambulanti, giocolieri e accattoni. Il nuovo governo austriaco riprende i lavori, ricoprendo la cattedrale di marmo e innalzando le guglie: su quella più alta, nel 1769 viene posata la statua della Madonnina. Maria Teresa dà il via ad alcune riforme, come quella del censimento delle proprietà: classificate secondo precise categorie (pascolo, arativo, bosco…), esse prevedono una tassa indipendente dal reddito che il proprietario ne ricava. In questo modo si scoraggia l’abitudine di lasciare le terre incolte e, allo stesso tempo, si incentiva la produttività, visto che le tasse sono fisse e non proporzionali al reddito. Dopo il cupo periodo controriformista, Milano diventa più laica. Nel 1781, Giuseppe II, figlio e successore di Maria Teresa, mette sotto il controllo dello Stato il clero, l’istruzione, la carità e l’assistenza; inoltre, abolisce il tribunale del Sant’Uffizio e cancella l’esenzione fiscale per gli enti ecclesiastici. La tolleranza religiosa attira a Milano ebrei e protestanti, ricchi di idee nuove, iniziative, ambizioni e denaro.

Maria Teresa d'Austria (Martin van Meytens [Public domain], via Wikimedia Commons)
Martin van Meytens, L’imperatrice Maria Teresa d’Austria, 1759

Un padre terribile: Gabriele Verri

Il forte contrasto tra passato e presente, antico e moderno, esemplificato dal passaggio dalla dominazione spagnola a quella austriaca si ritrova anche nei rapporti tra padri e figli, caratterizzati da un tipico conflitto generazionale. Pietro Verri è figlio del severo Gabriele, che, con impegno e fatica, ha saputo costruirsi una carriera invidiabile. I Verri non sono una delle famiglie più importanti di Milano: arricchitisi con il commercio della lana, avevano ricoperto cariche pubbliche e stretto qualche alleanza matrimoniale, ma solo alla fine del Seicento erano diventati nobili, con l’acquisto di una contea. Nel passaggio di dominazione, come tipico degli aristocratici ai quali poco importa del vincitore, purché la propria posizione resti intatta, Gabriele aveva saputo ingraziarsi i regnanti viennesi e si era conquistato un’ottima posizione. Per Pietro fu un padre terribile: la sua infanzia trascorre tra punizioni fisiche e vessazioni psicologiche. Pietro è particolarmente ribelle, così, se vuole tenere i capelli lunghi, gli vengono immediatamente tagliati; se non riesce bene negli studi, viene picchiato con la verga. Non ricorda né una parola gentile né una carezza nella cupa, spagnoleggiante dimora della sua infanzia, dove l’appuntamento della recita collettiva del rosario, raccomandata dal cardinal Borromeo, era immancabile, salvo gravi punizioni. Alessandro, fratello più giovane di Pietro, ricorderà: Noi quanti siamo e fummo, abbiamo sofferta una umiliante educazione, priva di confidenza, di dolcezza, e sempre sotto il rigore, i rimproveri, in collegi molto simili a galere. Sono vecchio, ma sento ancora questo cordoglio eterno.

San Carlo Borromeo (Orazio Borgianni [Public domain], via Wikimedia Commons)
Orazio Borgianni, San Carlo Borromeo, 1610-1616

Pietro, figlio ribelle

Immaginiamo dunque la reazione di papà Gabriele quando viene a conoscenza della relazione tra il venticinquenne Pietro e una donna sposata, Maria Vittoria Ottoboni Boncompagni, moglie di quel duca Gabrio Serbelloni al servizio del quale, come precettore dei figli, c’è il poeta Giuseppe Parini. Verri vuole far rinchiudere il figlio in una cella del Castello Sforzesco, secondo un’usanza antica, ma praticata ancora a quei tempi, che prevedeva questa punizione per i figli ribelli delle casate nobili. Tuttavia Maria Vittoria, donna di mondo, risolve elegantemente la questione. Manda infatti a fare da mediatore il nobile Antonio Litta, in modo che faccia capire al senatore Gabriele quanto la sua carriera politica sarebbe compromessa da un simile scandalo, soprattutto se il papa lo venisse a sapere. Del resto l’adulterio, in una società di matrimoni combinati, è tacitamente tollerato. Senza dare alcuno scandalo, Pietro sarà dunque “cavalier servente” di Maria Vittoria, donna, peraltro, assai poco avvenente, ma di grande spirito e intelligenza, la cui passione per lui finirà nel 1758, quando, con eleganza e stile, lo congederà.

L’amicizia tra Pietro Verri e Cesare Beccaria

La fine della relazione è una fortuna per Pietro, che, deluso, l’anno successivo parte per la guerra dei Sette anni. Durante la guerra conosce l’avventuriero Henry Lloyd, che accende in lui una nuova, più promettente e duratura passione: quella per la scienza economica. Nel 1761 Pietro torna a Milano, pronto a mangiarsi il mondo. Però il primo aiuto non lo presta alla patria, ma a un amico in difficoltà: Cesare Beccaria, ventitreenne, è innamorato della sedicenne Teresa de Blasco, ma il padre, tanto per cambiare, si oppone alle nozze e anche lui vuol far rinchiudere il figlio ribelle nel Castello. I due si sposano comunque ma vengono cacciati di casa e si trovano in condizioni di estrema povertà: è proprio Pietro a favorire la riconciliazione tra Cesare e il padre, e gli sposini vengono riaccolti in famiglia.

L’alba di un mondo nuovo

Pietro e Cesare sono accomunati da idee nuove e aspirazioni comuni. Certo, se non fossero figli privilegiati della nobiltà milanese dovrebbero pensare a come guadagnarsi il pane, ma, per quanto abbiano vissuto dei contrasti con i rispettivi genitori, hanno la fortuna di vivere nell’agio. Pietro si lamenta dell’atmosfera oppressiva e del rosario quotidiano, finché, il 6 aprile del 1762, scrive con sollievo: si va formando da me una scelta compagnia di giovani di talento. Con il fratello Alessandro, Cesare Beccaria, il maestro di musica Carlo Monza e altri amici fonda infatti l’Accademia dei Pugni. Certo, sono i rappresentanti fortunati dell’oligarchia milanese, ma lavorano concretamente per una società più giusta. Le teorie economiche di Pietro riguardo all’arcaico sistema della Ferma, con il quale gli austriaci riscuotevano parte delle imposte e che favoriva oppressione e corruzione, trovano ascolto a Vienna. Viene istituita una Giunta per la riforma fiscale e Pietro ne farà parte. Cesare invece scrive un libro rivoluzionario e sconvolgente, in cui reclama a gran voce l’abolizione della pena di morte: Dei delitti e delle pene.

Ribellarsi ai padri è necessario per andare avanti e costruire qualcosa di nuovo. Quasi sempre.

Robert François Damiens davanti ai giudici (By French School, (18th century) (Bibliothèque nationale de France) [Public domain], via Wikimedia Commons)
La tortura la pena di morte erano ancora ampiamente diffuse quando Beccaria ne reclamava l’abolizione. Robert François Damiens, un famoso caso giudiziario, davanti ai giudici prima di essere giustiziato. 1757.

PER APPROFONDIRE – FIGLI CONTRO PADRI: PIETRO VERRI E CESARE BECCARIA

  • Marta Boneschi, Milano, l’avventura di una città. Tre secoli di storie, idee, battaglie che hanno fatto l’Italia, Ledizioni, Milano, 2014.

MilanoPlatinum Storica National Geographic

In collaborazione con STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC