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FEDERICO MALAMAN, UN BASSO PER LA VITA

FEDERICO MALAMAN, UN BASSO PER LA VITA

Classe 1979, è nato nel vicentino ed è uno dei bassisti più dotati sul territorio nazionale. La sua plasticità di esecuzione rende il suo stile molto riconoscibile e molto versatile. Scopriamo insieme chi è Federico Malaman.

A quale età hai iniziato a interessarti alla musica?
Sono cresciuto tra le note musicali di casa. Mio nonno era appassionato di musica, passione che ha trasmesso a mia mamma, così come mio papà che, già in giovane età, suonava in diversi gruppi. Crescendo in questo “clima musicale”, non potevo coltivare altra passione. All’inizio però non è stato esattamente un amore a prima vista, ma più un amore e odio; ho iniziato a suonare la chitara di mio papà e, purtroppo l’ho distrutta. Ho iniziato così ad approcciarmi al pianoforte grazie ai miei genitori, ma il vero maestro è stato mio cugino Fabrizio, diplomato in organo. Sempre in famiglia, grazie a mio cugino Giancarlo, ho iniziato a coltivare l’orecchio orientato su musiche provenienti dagli USA (Funk, Jazz, Soul, R&B). Durante le scuole medie ho imparato a suonare il violino e le scuole superiori le ho seguite presso il liceo musicale di Vicenza, studiando il contrabbasso. Ho studiato al Conservatorio di Vicenza e successivamente mi sono trasferito a Verona per continuare a studiare contrabbasso, spostandomi poi nella musica jazz.

E adesso sei tu a insegnare: ci parli del metodo (o dei metodi) che veicoli su malamanbasslessons.com?
Ho pensato a questo nuovo metodo di insegnamento online, perché volevo che la gente potesse avere la possibilità di imparare nel proprio tempo libero. Preferisco fare 20 lezioni da 6 minuti l’una, che in totale sono 2 ore, piuttosto che proporre una lezione di un’ora. Il corso ha un’impostazione ben precisa, infatti è rivolto soprattutto verso coloro che avrebbero sempre voluto studiare musica, ma non sono, per vari motivi, mai riusciti ad approcciarsi all’argomento. Il mio metodo quindi mira a far raggiungere una buona preparazione in, magari, 15 settimane. È un po’ come andare in bicicletta: magari vai veloce e sei bravissimo, o magari sei molto lento, ma una volta che hai imparato, non te lo dimentichi più.

In questi anni hai avuto modo di lavorare con firme importanti del panorama musicale internazionale: George Benson, Stef Burns, Andrea Braido, Maxx Furian, Stefano Bollani, Paolo Fresu e moltissimi altri ancora. C’è qualche aneddoto particolare che ricordi su qualcuno di loro?
Sicuramente quando abbiamo suonato per Solomon Burke, padre del soul e autore di Everybody needs somebody. Eravamo ad un programma televisivo e facevo parte della big band di Paolo Belli, oltre a esserne l’arrangiatore; Solomon Burke avrebbe dovuto cantare Everybody needs somebody e poi avrebbe dovuto presentare un nuovo pezzo, che avrebbe lanciato il suo cd, cantando in playback. Noi tutti eravamo molto emozionati, abbiamo iniziato a suonare per la sua canzone più celebre e lui è rimasto estasiato per quanto eravamo felici, così decise che il giorno seguente avremmo dovuto accompagnarlo anche per la nuova canzone. Mi diede il CD con il brano: io e un mio caro amico, Giovanni Forestan, passammo la notte a scrivere l’arrangiamento; il giorno dopo abbiamo suonato in diretta: è stata un’emozione unica.

La tua discografia è ben nutrita: c’è qualche album o qualche brano in particolare che ricordi con piacere o che ha significato molto per te?
L’album di Paolo Belli, interamente arrangiato da me. Avevo 23-24 anni e in quell’album ritrovo la più grande trasmissione televisiva che mi è rimasta nel cuore, si chiamava: Torno Sabato. Era una trasmissione di successo stellare, abbiamo fatto tre edizioni e, per l’ultima è uscito un cd di Paolo Belli, che io ho arrangiato. Ero fiero di comparire nei sottotitoli, anche se passano alla velocità della luce. E poi ovviamente l’ultimo disco di Mario Biondi.

Ron Carter disse: “L’espressione «emancipazione del basso» ha un risvolto in qualche modo negativo: viene da pensare che prima fosse incatenato… Io non mi sono mai sentito limitato in quello che ho cercato di suonare. Non ho mai avuto l’impressione di essere un bassista all’interno della sezione ritmica col compito di accompagnare un solista e che il mio ruolo fosse solo quello di essere «funzionale»“. Sei d’accordo con Ron?
Come potrei non essere d’accordo? Bisogna cercare di staccarsi una volta per tutte da questo pensiero comune. Il basso, a mio parere, non è solo uno strumento d’accompagnamento: può essere suonato con svariate tecniche diverse tra loro e “limitarlo” all’accompagnamento è una concezione che, per me, si deve cercare di scardinare. Il basso è uno strumento tanto quanto una chitarra e ha un proprio modo per essere suonato.

Federico oggi è musicista, insegnante e padre. Progetti per il futuro?
Riuscire a viaggiare il mondo con i miei progetti, anche con le masterclass, tanta gente vi partecipa, stiamo parlando di 40-50 studenti ad ogni seminario e spero di riuscire a portare sempre più persone che posseggano la voglia di imparare. Il successo delle mie masterclass devo attribuirlo anche alla potenza dei social network e alla grande comunicazione che forniscono: tramite internet sono riuscito a far conoscere i miei progetti. Mi piacerebbe inoltre fare concerti, suonare, anche se ci tengo moltissimo a scrivere.


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GALLERY FEDERICO MALAMAN, UN BASSO PER LA VITA


VIDEO FEDERICO MALAMAN, UN BASSO PER LA VITA

  • “Don’t give up on me”, Solomon Burke (Arr.Federico Malaman) 2002

  • Victor Wooten & Federico Malaman – Musikmesse 2014 – Isn’t she lovely

  • Speed Demon “Live” by Federico Malaman