EXPOEXPO STORIA

EXPO 1937 PARIGI

EXPO 1937 PARIGI – Parigi torna a ospitare una esposizione universale nel 1937, in un periodo di grandi tensioni tra i Paesi europei. L’evento, che si tenne dal 25 maggio al 25 novembre, doveva quindi servire anche a stemperare le tensioni e favorire un clima di distensione tra le nazioni, anche se la storia insegna che l’obiettivo non fu raggiunto.
L’esposizione, il cui titolo ufficiale era “Exposition Internationale des Arts et des Techniques dans la Vie Moderne”, avrebbe dovuto avere come struttura simbolo una torre di 700 metri di altezza, ribattezzata Phare du Monde; l’ambizioso progetto prevedeva che nella parte più alta ospitasse un hotel, un ristorante e addirittura un garage per auto, ma i costi eccessivi fecero accantonare l’idea.
Il sito espositivo, ancora una volta, si sviluppava tra il Trocadéro e gli Champs-de-Mars, con la torre Eiffel a dominare l’area. In questa occasione il sito prevedeva anche un ampliamento verso il Pont de l’Alma e l’Île aux Cygnes.

Nel 1937, arte e scienza, il connubio più rappresentato alle precedenti esposizioni universali, non erano più valori assoluti. L’arte era vista anche, e soprattutto, come artigianato, mentre la scienza era incarnata in particolare dalla tecnologia. Il valore dell’arte e della scienza proveniva dalla loro effettiva utilità sociale. Le loro applicazioni nella vita quotidiana erano indice del loro valore. La scienza era valutata non più come esplorazione indipendente dell’ignoto, ma come un mezzo per migliorare la società. E l’arte, da parte sua, non aveva più lo scopo di istruire attraverso la bellezza, ma era più apprezzata come modo di decorare e abbellire ciò che è utile. La realtà politica degli anni ’30 del XX secolo tendeva quindi a confinare arte e scienza in questi ruoli subalterni.
Inoltre, sebbene nelle precedenti edizioni arte e industria erano coesistite, non c’era mai stato un vero tentativo di integrarle. L’arte applicata e decorativa, nell’edizione del 1937, assunse quindi il ruolo di “abbellire” la funzionalità meccanica e tecnologica, priva di grazia.
Lo scopo dell’Expo del 1937 era in parte quello di cercare di unificare queste due forme di conoscenza. In questo caso, l’unificazione comportava una posizione subordinata dell’arte.

Una delle manifestazioni meglio riuscite degli obiettivi dell’esposizione fu il Palais des Chemins de Fer, il padiglione dedicato al trasporto ferroviario. La struttura, realizzata in Art Deco, fu decorata dal pittore Robet Delaunay e dalla moglie Sonia Terk, anche lei artista, che realizzarono anche le decorazioni di altri importanti edifici dell’esposizione. Tra questi va citato il Palais de l’Air, il cui “cuore” è rappresentato da un’ampia galleria che ricorda un hangar per aeroplani. Come sculture di arte contemporanea, alcuni motori d’aereo troneggiavano dai loro piedistalli, mentre lungo le pareti una serie di bassorilievi mostravano rotte aeree che collegavano tutti i continenti. Dal soffitto dell’ampia galleria pendevano enormi anelli in alluminio, simili a quelli di Saturno, che circondavano un aereo da combattimento Pontex 63. A completare l’esposizione vi erano anche diorami e dipinti che illustravano la storia dell’aviazione. Nel Palais de l’Air erano inoltre rappresentati anche sport legati al volo come il paracadutismo, oltre a dare spazio al modellismo e alle varie applicazioni commerciali e militari del volo.
Per il Pavillon de la Lumière, la struttura dedicata all’elettricità, il pittore Raoul Dufy realizzò il dipinto “La Fée Électricité”, che per molto tempo sarà il quadro più grande del mondo, e che rappresentava un omaggio ai pionieri dell’elettricità. L’opera (oggi al Musée d’art moderne de la ville de Paris – MAMVP) è composta da 250 pannelli, ciascuno dei quali misura 2 metri d’altezza per 1,20 metri di larghezza.
Tra le strutture di maggior rilievo ci fu quello il Padiglione della Spagna, che ospitava la celebre opera di Picasso, “Guernica”.
Il Padiglione dell’Unione Sovietica era un edificio alto oltre 30 metri, sormontato dalla colossale scultura in acciaio “L’operaio e la Kolkhoznitsa”, alta 25 metri. L’opera, realizzata da Vera Muchina, oggi si trova a Mosca. Di fronte al padiglione sovietico si ergeva quello della Germania; si trattava di un enorme parallelepipedo di marmo bianco, ed era sormontato dagli inquietanti simboli del nazismo, una grande aquila e una svastica.
Lungo la riva della Senna, invece, tra la Torre Eiffel e l’Île aux Cygnes, sorgeva il Centre Régional, che raggruppava i padiglioni delle 25 regioni francesi.

Al termine della manifestazione, il 25 novembre, Parigi, definita a buon diritto “Queen City of Expositions”, aveva ospitato 44 nazioni e accolto oltre 31 milioni di visitatori. In occasione dell’esposizione del 1937, inoltre, la città aveva potuto fregiarsi di alcuni edifici di rilievo, tuttora esistenti. Tra questi il Palais de Chaillot, che sostituì in gran parte il precedente Palais du Trocadéro. Venne edificato anche il Palais de Tokyo, per ospitare la retrospettiva dell’arte francese dal Medioevo alla contemporaneità. Oggi l’edificio è dedicato all’arte moderna e contemporanea. Fu inoltre istituito il Musée de l’Homme, erede del museo etnografico del Trocadéro, che oggi ospita le più importanti collezioni francesi concernenti la definizione, la vita e la storia dell’uomo.

 


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