EXPOEXPO STORIA

EXPO 1929 BARCELLONA

EXPO 1929 BARCELLONA – Dopo il successo di Expo 1888, Barcellona organizza una nuova Esposizione Universale nel 1929. Dal 20 maggio 1929 al 15 gennaio 1930, la città catalana ospitò quindi l’Esposizione Universale di Barcellona, che vide la partecipazione di 20 Paesi, tra i quali Germania, Belgio, Danimarca, Francia, Italia, Ungheria, Norvegia, Svezia e Romania. In aggiunta alle nazioni, parteciparono all’evento anche alcune organizzazioni private provenienti da Stati Uniti e Giappone.
Le rappresentanze ufficiali di nazioni quali gli Stati Uniti e i Paesi latino-americani, invece, furono presenti all’altro evento fieristico che si tenne in Spagna, e per la precisione a Siviglia. Dal 9 maggio 1929 al 21 giugno 1930, infatti, la città iberica ospitò l’Esposizione Iberoamericana di Siviglia. Dei due eventi, tuttavia, solo quello di Barcellona è ufficialmente riconosciuto dal BIE.
Obiettivo dell’evento fu quello di mostrare al mondo i progressi e gli sviluppi tecnologici, promuovendo l’immagine di Barcellona e della Catalogna in tutto il mondo.
L’evento fu inoltre l’occasione, come già avvenuto nel 1888, per un importante rifacimento urbano, che rappresentò una grande opportunità per i nuovi stili architettonici che si stavano affermando, tra i quali il ruolo di protagonista fu appannaggio di una delle più importanti correnti dell’avanguardia internazionale: il razionalismo, che qui fu rappresentato dal padiglione tedesco allestito dall’architetto Ludwig Mies van der Rohe.
Come nel 1888, quindi, un intero settore della città fu ridisegnato urbanisticamente: questa volta toccò alla collina del Montjuïc e alla Plaça d’Espanya.
Tra gli interventi urbanistici ci fu la ripavimentazione delle strade, il miglioramento dei servizi di trasporto e di comunicazione e la realizzazione di alcuni edifici, divenuti emblematici della città: il Palau Nacional, la Font Màgica de Montjuïc, il Teatre Grec, il Poble Espanyol e l’Estadi Olímpic “Lluís Companys”.
L’area fieristica, di circa 118 ettari, non sarà smantellata dopo la fine dell’evento, divenendo in seguito la sede della Fiera di Barcellona.

Il 19 maggio 1929 avvenne l’inaugurazione dell’esposizione universale, alla presenza del re Alfonso XIII, di varie personalità di spicco della politica, dell’economia e della cultura, oltre che di un pubblico di oltre 200.000 persone.
Il sito espositivo (“Recinte de l’Exposició”) fu costruito su progetto di Josep Puig i Cadafalch e presentava due diversi tipi di edifici: i palazzi, dedicati alle sezioni ufficiali dell’esposizione e ai concorsi, e i padiglioni, dove avevano sede le rappresentanze di Paesi, istituzioni e imprese. Il complesso espositivo aveva inizio sulla Plaça d’Espanya, dove sorgevano quattro grandi hotel dedicati ai visitatori, e si sviluppava poi lungo l’Avenida de América (oggi Avinguda de la Reina Maria Cristina), dove avevano sede gli edifici più importanti dell’esposizione. Si giungeva così ai piedi della collina del Montjuïc, da dove si dipartiva una scalinata che conduceva al Palau Nacional, l’opera più monumentale realizzata per l’evento.
L’Avenida de América era costellata da fontane e colonne in vetro, illuminate da luci elettriche, opera dell’architetto e ingegnere spagnolo Carles Buïgas, che suscitarono l’entusiasmo dei visitatori.
Lungo il grande viale sorgevano i principali edifici dell’esposizione, tra i quali vi erano il Palazzo del Vestito, il Palazzo delle Comunicazioni e dei Trasporti e il Palazzo della Metallurgia, dell’Elettricità e della Forza motrice.
Ai piedi del Montjuïc, nella Plaça d’Espanya, sorgeva la splendida Font Màgica de Montjuïc, sempre realizzata da Carles Buïgas. La fontana, di forma ellittica, ancora oggi delizia e stupisce con i suoi giochi d’acqua, ognuno dei quali ha una particolare colorazione (oggi gli spettacoli sono hanno anche una colonna sonora).
L’edificio principale dell’esposizione era il Palau Nacional, il cui stile classico era un omaggio al Rinascimento spagnolo. Il palazzo era dedicato all’arte spagnola e in esposizione vi erano oltre 5000 opere provenienti da tutto il territorio iberico.

Dal momento che a Siviglia, in contemporanea con l’Expo di Barcellona, si stava svolgendo l’Esposizione Iberoamericana, nella capitale catalana non erano presenti nazioni ispano-americane. I Paesi ufficialmente rappresentati erano Austria, Belgio, Cecoslovacchia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Norvegia, Romania, Svezia, Svizzera e lo Stato degli Sloveni, Croati e Serbi. Altre nazioni, come il Giappone, i Paesi Bassi, il Portogallo, il Regno Unito e gli Stati Uniti vi partecipavano in via non ufficiale.
Tra i padiglioni nazionali si distinse particolarmente quello tedesco, meglio noto come Padiglione di Barcellona. L’edificio è stato progettato dal grande architetto e designer Ludwig Mies van der Rohe, uno dei maggiori esponenti del Movimento Moderno, ed è considerato uno dei suoi capolavori. Il padiglione è uno dei massimi esempi dello stile architettonico internazionale grazie alla purezza delle forme, alla sua concezione degli spazi e all’uso intelligente di strutture e materiali. La struttura rettangolare si erge su un podio di travertino; il tetto, completamente piano, è sostenuto da otto pilastri cruciformi e cromati, che trasmettono alla struttura una grande impressione di leggerezza, e sostengono le pareti, realizzate in materiali quali marmo di Tino, marmo antico di Vert, onice dorato oppure vetro colorato in grigio, verde, bianco e traslucido. Le pareti, non portanti, hanno l’unica funzione di preziosi elementi divisori. Gli unici elementi decorativi presenti erano un piccolo specchio d’acqua e una scultura, “Der Morgen” (il mattino), opera di Georg Kolbe. Non destinato a sopravvivere alla fine dell’esposizione universale, l’edificio fu smantellato nel 1930. Tra il 1983 e il 1986 il padiglione è stato ricostruito a Barcellona sulla base del progetto originale di van der Rohe ed è oggi visitabile.
In occasione dell’esposizione di Barcellona, van der Rohe realizzò anche la famosa poltrona Barcelona, esposta all’interno del padiglione tedesco. La poltrona, con la sua semplice eleganza, incarna alla perfezione il motto di van der Rohe, “lessi s more”, ed è divenuta una icona del design industriale. La poltrona, realizzata in acciaio (materiale innovativo per l’epoca), è strutturata per favorire la produzione in serie.
Il padiglione rappresentativo dell’Italia fu progettato anch’esso da un importante architetto, Piero Portaluppi, il cui nome è strettamente legato alla sua città natale, Milano, dove realizzò importanti opere, tra le quali Villa Necchi Campiglio e il Planetario Hoepli.
L’Italia, inoltre, propose in esposizione il prototipo del Luminator Bernocchi, una lampada da terra altamente innovativa che aveva anche funzioni di manichino per abiti. Ideata nel 1926 dall’imprenditore tessile, nonché mecenate, Antonio Bernocchi, la lampada è considerata il primo oggetto di industrial design della storia italiana.

Tra i lasciti dell’Esposizione Universale del 1929 alla città vi sono alcuni edifici, oggi tra i più significativi di Barcellona: il Teatre Grec, l’Estadi Olímpic e il Poble Espanyol.
Nonostante il nome, il Teatre Grec non vanta origini antiche, ma si tratta di un teatro all’aperto realizzato in occasione dell’evento, ispirato al celebre teatro di Epidauro. L’Estadi Olímpic “Lluís Companys” oggi è il secondo impianto sportivo, per grandezza, di Barcellona.
Il Poble Espanyol è un museo a cielo aperto sulla collina del Montjuïc, realizzato anch’esso per l’esposizione del 1929. Nato da un’idea dell’architetto Josep Puig i Cadafalch, è concepito come un villaggio che racchiude le principali caratteristiche di uno dei caratteristici paesi spagnoli. All’interno del museo sono riprodotte (su varie scale) gli edifici, le piazze e le strade più rappresentative di alcune città spagnole.
Sempre in occasione dell’Expo del 1929 furono realizzate anche la funicolare di Montjuïc, che all’epoca era la più lunga d’Europa, e la teleferica del porto di Barcellona. Progettata dall’architetto Carles Buïgas per collegare la zona del porto e i padiglioni dell’esposizione, il progetto non fu tuttavia terminato in tempo per l’evento del 1929, a causa della mancanza di finanziamenti, e la teleferica sarà inaugurata solo nel 1931.

Nonostante il 1929 fosse l’anno del terribile crack economico della borsa di New York, che ridusse quindi il numero dei partecipanti all’evento, l’esposizione fu visitata da 200.000 persone e rappresentò un grande successo per Barcellona, soprattutto per le innovative realizzazioni urbanistiche realizzate per l’occasione, che arricchirono la città catalana.

 


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