EXPO STORIA

EXPO 1888 BARCELLONA

EXPO 1888 BARCELLONA – Nel 1888, l’Esposizione Universale si tenne a Barcellona, dall’8 aprile al 9 dicembre, e vide la partecipazione di 2,3 milioni di visitatori da tutto il mondo.
L’esposizione intendeva celebrare l’urbanizzazione di Barcellona e la sua trasformazione in un centro industriale, commerciale e culturale.
Barcellona e la Catalogna furono le pioniere, in Spagna, della Rivoluzione Industriale, e in molti casi la capitale catalana fu la prima, in territorio spagnolo, a introdurre le nuove tecnologie che stavano nascendo in Europa: nel 1818 nacque la prima impresa di diligenze; nel 1836 nacque la prima fabbrica meccanizzata; nel 1848 il primo treno; nel 1857 la prima nave in ferro. Inoltre, Barcellona fu la prima città spagnola a essere dotata di gas ed elettricità, e fu la sede di due importanti industrie come la España Industrial e la Maquinista Terrestre y Marítima. Parallelamente, anche a livello culturale si produsse una rinascita della lingua catalana, oltre che della letteratura, dell’arte, della musica e di altre espressioni culturali, fenomeno noto come Renaixença.

Il Parco della Cittadella

L’area espositiva venne allestita su una superficie di circa 450.000 metri quadrati, che al suo interno comprendeva la zona dell’Arc de Triomf, del Parc de la Ciutadella, del giardino zoologico e di parte dell’attuale Estació de França.
La parte centrale dell’Esposizione era ubicata nella zona dell’antica Ciutadella (la Cittadella), una fortezza fatta costruire da Filippo V (1683-1746). Nel 1868 venne demolita, e di essa rimasero solo la cappella, il palazzo del governatore e l’arsenale. L’Expo 1888 è l’occasione per aprire Barcellona al mondo internazionale, e per questo il sindaco della città, Francesc Rius i Taulet, affida la ristrutturazione del Parc de la Ciutadella, dove si svolse la maggior parte dell’esposizione, a Josep Fontserè i Mestre, con il quale collaborò anche Antoni Gaudí, che intervenne soprattutto nella Cascada Monumental, uno dei punti nevralgici del parco. A essa collaborarono anche numerosi scultori, tra i quali Rossend Nobas, autore del gruppo scultoreo “La Quadriga dell’Aurora”.
L’entrata dell’Expo avveniva attraverso l’Arc de Triomf, monumento creato per l’occasione che si erge ancora oggi nel suo luogo originario. Progettato da Josep Vilaseca, presenta una ricca decorazione scultorea.
Di seguito vi era il Saló de Sant Joan (oggi Passeig de Lluís Companys), una larga “avenida” (viale) di 50 metri di larghezza, lungo il quale furono collocate otto grandi statue in bronzo, che raffiguravano personaggi illustri della storia catalana. Alla fine del lungo viale vi erano due grandi gruppi scultorei, raffiguranti il Commercio e l’Industria; altri due, dedicati all’Agricoltura e alla Marina, furono invece collocati all’entrata del complesso espositivo.
Il primo edificio incontrato subito dopo l’arco era il Palacio de Bellas Artes, in stile neoclassico. Sul lato opposto si ergeva il Palacio de Ciencias. Superati i due edifici si entrava nell’area espositiva vera e propria, alla cui entrata si distingueva la Cascada Monumental, e alla sua destra il Castillo de los Tres Dragones (all’epoca il ristorante, oggi il Museo di Zoologia). Realizzato da Lluis Domènech i Montaner in stile neogotico, presentava anche innovazioni architettoniche moderniste, come l’utilizzo del ferro e dei mattoni a vista.
Nella zona centrale dell’esposizione si ergeva la Fuente Mágica, una delle maggiori attrazioni dell’esposizione, che combinava i salti d’acqua con giochi di luce elettrica, dando vita a uno spettacolo notturno che destò meraviglia nei visitatori.
L’edificio più importante era il Palacio de la Industria, che ospitava le sezioni straniere dell’esposizione. Era a forma di ventaglio, con una serie di gallerie concentriche che formavano 13 navate rettangolari. Una buona parte era occupata dalla sezione ufficiale del paese ospite, la Spagna. La navata centrale, la più grande ospitava le installazioni governative, tra le quali anche la Casa Reale, dove erano esposte diverse opere d’arte.
Degni di nota erano anche l’Invernáculo, una serra in vetro e ferro, realizzato appositamente per l’Expo, e l’Umbraculo, una serra tropicale.
L’Expo di Barcellona aveva anche una Sezione Marittima, dove sorgevano diversi padiglioni, come il Pabellon de la Compania Transatlantica, realizzato da Antoni Gaudí, demolito nel 1960.

L’apoteosi di scultura e architettura

L’area dell’esposizione era anche un terreno di sperimentazione per l’architettura modernista, che stava caratterizzando sempre più la città, e quindi molti degli edifici del parco furono progettati dai principali architetti dell’epoca. Il Modernismo catalano, parte del più vasto fenomeno europeo dell’Art Nouveau, ebbe una grande presenza nell’Expo 1888, che rappresentò il punto d’inizio del nuovo movimento artistico grazie ad architetti come Lluís Domènech i Montaner e Antoni Gaudí. Il movimento modernista cercò di recuperare motivi ed elementi della cultura tradizionale catalana all’interno di nuove forme architettoniche, in relazione ai fenomeni artistici del resto dell’Europa, dando corpo alle aspirazione della ricca borghesia catalana che aspirava a modernizzare il Paese con riferimenti culturali internazionali.
Il modernismo catalano influenzò anche la scultura, espressione che si mise particolarmente in luce all’Expo 1888. I due maggiori protagonisti, in questo ambito, furono Josep Llimona ed Eusebi Arnau. Tra le opere realizzate dal primo vi fu la statua equestre di Ramon Berenguer III (che gli valse la medaglia d’oro dell’esposizione) e i rilievi dell’Arc de Triomf. Arnau, che oltre a essere scultore era anche medaglista, realizzò alcune medaglie ufficiali dell’Esposizione.

Tecnologia, industria e scienza

La tecnologia svolse un ruolo chiave nell’Expo di Barcellona; uno dei principali propositi della manifestazione, infatti, era di dare testimonianza al resto d’Europa dei progressi industriali raggiunti dalla città. Questo obiettivo è testimoniato dalla massiccia presenza, in posizione prominente, del Gran Palau de la Industria, che esponeva le ultime conquiste della Spagna in campo tecnologico e industriale. Barcellona, che era divenuta un centro industriale grazie all’energia generata dall’acqua e dal vapore, stava all’epoca entrando nell’era dell’energia elettrica. L’avvento dell’elettricità nelle case e nelle vie di Barcellona rappresentò un vero balzo nella modernità, e nel 1888 l’Esposizione Universale doveva mostrare al mondo questo grande successo. Per l’occasione, l’elettricità fece la sua comparsa sulla Rambla, il lungo viale che da Plaça de Catalunya porta al porto antico, uno dei luoghi più emblematici della città; anche la Gran Via de les Corts Catalanes, un lungo viale che attraversa la parte nuova della città, venne dotato di illuminazione elettrica.
Anche la scienza ebbe un ruolo centrale all’Esposizione, anche se da alcuni l’Expo catalana venne criticata e definita “scientificamente debole”. Secondo alcuni infatti il Palacio de Ciencias era ben lontano dall’essere un “tempio delle scienze” come erano stati i padiglioni scientifici delle edizioni precedenti, come quella di Londra, di Parigi o di Vienna. Probabilmente a questa immagine negativa contribuivano alcuni spettacoli pubblici dal presunto interesse scientifico, come l’esibizione di Giovanni Succi, il famoso digiunatore di Cesenatico. Questi aveva stupito le folle di tutta Europa per la sua capacità di astenersi dal cibo per intere settimane, secondo alcuni aiutato da un filtro magico scoperto in qualche luogo remoto (in realtà pare si trattasse di semplice acqua zuccherata). Il pubblico poteva assistere, giorno dopo giorno, alla sua esibizione, durante la quale Succi, oltre ad astenersi dal cibo, dimostrava la sua buona salute e il suo vigore praticando equitazione, scherma e ginnastica.
Per molti lo spettacolo di Succi era un esempio della discutibile “qualità” dell’esposizione scientifica, bersaglio della satira come fu lo fu anche un’altra attrazione dell’Expo, il pallone aerostatico frenato (cioè legato a terra tramite cavi), installato nella Cittadella. Il pallone purtroppo andò a fuoco il 23 giugno, e si dovette attendere fino alla fine di agosto per avere un nuovo aerostato.
Altra attrazione di successo furono i ciclorama (o panorami), intrattenimento popolare molto in voga tra il XVIII e il XIX secolo, consistente in una stanza circolare con le pareti coperte dal disegno di una veduta a 360°, che ricreavano l’illusione di un paesaggio che circondava lo spettatore.

L’eredità dell’Esposizione 1888

L’Expo di Barcellona chiuse i battenti il 9 dicembre. Era stata visitata da circa 1,5 milioni di persone, e il bilancio fu tuttosommato positivo. È stato un evento storico in quanto ha dato un forte contributo all’immagine di Barcellona quale città industriale e borghese.
La maggior parte degli edifici realizzati per la mostra sono oggi scomparsi, a parte i citati Arc de Triomf, il Parco della Cittadella, il Castillo de los Tres Dragones, l’Invernaculo e l’Umbraculo.
L’Expo di Barcellona avrebbe potuto avere anche un altro monumento, almeno stando a quanto narra una leggenda popolare. Pare infatti che Gustave Eiffel avesse presentato agli organizzatori dell’Expo catalana il suo progetto per la Torre Eiffel, ma venne giudicata una costruzione troppo costosa e strana, e preferirono invece realizzare l’Arc de Triomf, dallo stile più classico.


EXPO 1888 BARCELLONA – MEMORABILIA

L’Expo contribuì al miglioramento urbanistico della città. L’occasione della mostra incentivò il completamento dei lavori rimasti incompiuti e fu motore della realizzazione di nuove infrastrutture e servizi destinate a migliorare la vita dei cittadini e a sfoggiare un’immagine di modernità agli occhi dei visitatori. Alcune delle innovazioni urbanistiche realizzate per l’Esposizione furono:

  • l’urbanizzazione del Parc de la Ciutadella, che al termine dell’evento è divenuto il più grande parco cittadino;
  • il completamento del lungomare tra il parco e Las Ramblas, grazie alla costruzione del Passeig de Colom e di un nuovo molo (l’attuale Moll de la Fusta);
  • la costruzione del Gran Hotel Internacional; costruito nel tempo record di 69 giorni, aveva tre piani e la capacità di ospitare 2000 visitatori. Fu demolito dopo la fine dell’Esposizione;
  • la costruzione del monumento a Cristoforo Colombo nella Plaza Portal de la Pau;
  • l’inaugurazione delle Golondrinas, imbarcazioni turistiche che davano la possibilità ai visitatori di godere di una vista dal mare della città di Barcellona;
  • l’illuminazione elettrica delle principali strade di Barcellona.

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