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ENZO MESSINA, UN DIARIO MUSICALE

ENZO MESSINA, UN DIARIO MUSICALEEnzo Messina è un polistrumentista di grande spessore, che alterna collaborazioni importanti con nomi famosi nel panorama musicale italiano, a concerti intimistici in cui, suonando con colleghi e amici di una vita, dona a un pubblico ristretto tutto il proprio estro.

La tua carriera è costellata di grandi collaborazioni: hai suonato con Zucchero, Terence Trent D’Arby, Francesco Renga… Ci racconti un aneddoto curioso su uno di questi artisti?

Francesco Renga è una persona che mi è molto cara, è un amico e con lui ne ho passate davvero tante. Sono più di 13 anni che lavoriamo insieme. Per quanto riguarda gli altri… beh, ti potrei dire che Terence Trent D’Arby aveva un rituale pre-concerto: ci metteva le mani sopra la testa e dava la benedizione a tutti prima di salire sul palco!

Oltre alle collaborazioni prestigiose, hai anche formato gruppi tuoi, per esempio i Quarto.

Sì, i Quarto: il nome derivava da “Quarto Oggiaro”, dove sono nato e cresciuto. Eravamo quattro ragazzi di periferia e facevamo un funk molto contaminato e grezzo… Tra i vari quartieri dai quali provenivamo, scegliemmo Quarto perché la band era costituita da 4 persone. Sono passati tanti anni ma qualcuno ci ricorda ancora…

Poi ci sono anche gli Statobrado.

Statobrado è la band che ha permesso a ognuno dei suoi membri di esprimersi liberamente davanti al pubblico per anni. Molte delle collaborazioni con artisti noti, che proseguono ancora oggi, nascono dal sound di quella band. Come gruppo suonavamo raramente brani originali: in realtà abbiamo sempre eseguito pezzi altrui a modo nostro, con un piglio caratteristico che, a poco a poco, ha destato interesse tra pubblico e musicisti. Di fatto gli Statobrado sono una cover-band molto atipica…il sound nasce dalla miscela delle varie influenze musicali che ognuno di noi si porta dietro. Il risultato è che a volte un pezzo tipicamente pop finisce per assumere una veste psichedelica.

E poi arriva la collaborazione con Folco Orselli, un collega cantautore, ma anche un amico.

Questa è arrivata appena dopo la mia disintossicazione dall’alcol e poco prima di scrivere il mio libro. Noi avevamo già suonato insieme e lui sapeva che ero anche arrangiatore. Mi ha telefonato e mi ha proposto di occuparmi della produzione artistica del suo disco [Generi di conforto, pubblicato nel 2011 – n.d.r.]. Io ero appena uscito dalla clinica e dentro di me avevo un mare di cose da dire: ero carico e animato da una voglia incontenibile di FARE. Sai mi ero ripulito, ero come rinato, è una cosa difficile da spiegare, ma nel libro credo di avere reso il concetto abbastanza chiaramente. Così Folco mi ha passato i pezzi e in circa dieci giorni li ho arrangiati. Da sbronzo ci avrei messo tre mesi: era una gioia mettere tutta la voglia di fare che avevo in quel progetto. Bisogna dire però, che il vero merito va alle sue canzoni, che hanno reso tutto più semplice, meravigliose ed evocative anche senza il mio contributo.

Sono d’accordo, Folco Orselli, a mio parere, è un cantautore molto dotato.

Secondo me, Folco è uno dei più grandi cantautori in circolazione. Anche il nuovo disco che sta uscendo è il frutto di un percorso molto intenso, questa volta più lungo e collaborativo: ci abbiamo lavorato davvero tanto, è un disco eterogeneo, pieno di idee e mondi differenti. Il progetto con Folco è il risultato non soltanto di una unione artistica, ma anche e soprattutto di una grande amicizia.

Prima tu hai citato il tuo libro, “Diario alcolico”, in cui ti metti a nudo raccontando un periodo della tua vita non proprio semplice. Forse si potrebbe dire che la tua vita si divide in due momenti importanti: prima e dopo l’alcol.

È vero! In realtà quasi tutta la mia carriera, se così vogliamo chiamarla, dagli esordi fino a cinque anni, fa l’ho vissuta da alcolista! Ma da quando ho chiuso con la bottiglia, sono riuscito a far fruttare con sobrietà e lucidità l’esperienza maturata durante i miei anni alcolici e della quale non mi rendevo conto. Ero talmente per aria da essere impermeabile, tutto scivolava via. Dopo la disintossicazione mi sono ritrovato tra le mani (sempre nel mio piccolo) molto più di quanto mi aspettassi: tanto materiale pronto per essere finalmente utilizzato con dedizione e cura. Il mio libro rappresenta proprio una cesura all’interno della mia vita, un’incisione molto definita tra il prima e quello che sarebbe stato il dopo. Io, comunque, anche adesso vivo in mezzo all’alcol. Mi spiego: facendo il mio mestiere ho a che fare con i musicisti che notoriamente non sono propriamente astemi… Non che siano tutti bevitori, ma diciamo che l’ambiente musicale non è un seminario. Io non tocco più niente ormai, nonostante questo però, quando qualcuno è su di giri, per un processo quasi osmotico, vado su di giri anch’io! È come se fossi un Obelix dell’alcol: ci sono cascato dentro da piccolo…

Lo scrittore e filosofo romano Apuleio scrisse: “Il primo bicchiere è per la sete; il secondo per la gioia; il terzo per il piacere; il quarto per la follia“. Cosa ne pensi?

Sono d’accordo. Ecco, nel mio caso, sarebbe più giusto allargare il giro dei bicchieri: cinque bicchieri per la sete, sei per la gioia… Poi le cose si complicano!

E ora invece c’è un Messina 2.0, per dirla in gergo moderno, un Enzo rinnovato e pieno di energia. Oggi alterni due professioni, quella di arrangiatore a quella di musicista. Nel 2014 è uscito il tuo primo disco, MessinaMoretto, concepito insieme a Daniele Moretto, grande trombettista.

E soprattutto grande amico, a partire dai Quarto! Da quell’esperienza in poi abbiamo suonato tanto insieme e siamo rimasti grandi amici, e un bel giorno abbiamo deciso di provare a fare un disco nostro.

Dopo tutti questi anni di collaborazioni e amicizia, com’è nato MessinaMoretto?

È nato da una telefonata. L’ho chiamato perché sentivo che sia io che Daniele avevamo l’esigenza di dedicarci a un progetto personale. La pigrizia e gli impegni lavorativi, però, toglievano ad entrambi lo stimolo necessario. Spesso parlavamo della nostra comune passione per certi mondi musicali. Così gli ho detto: “Perché non facciamo un disco insieme?”. E lui mi ha risposto che da tempo pensava di chiedermi la stessa cosa!

MessinaMoretto è un disco elegante, a tratti riflessivo e suonato splendidamente. Mi piacerebbe che tu commentassi alcuni brani che mi hanno particolarmente colpito.
“First Portrait” inizia molto lentamente, con una commistione di suoni quasi onirica; poi, tutto a un tratto, batteria e basso iniziano a farsi largo con decisione e la tromba di Moretto si profonde in ricchi virtuosismi. Quale messaggio si nasconde tra le note di questo pezzo?

Questo pezzo è la summa di tutto l’album e riflette il nostro amore per il funk, le colonne sonore e il cinema. È nato da un tema principale, quello iniziale molto lirico, onirico, quasi etereo. L’idea è stata quella di utilizzare lo stesso tema in una veste più complicata dal punto di vista armonico e ritmico durante la seconda parte.

Prima dell’ingresso della tromba, “School Song” mi ha riportato alle sonorità del Vangelis di “Blade Runner”. Ti sei ispirato a questo grande artista?

Sì, assolutamente! A mio parere uno dei più grandi momenti della musica da film, oltre a quello più classico legato alle grandi orchestre e agli archi, è quello che attraversa gli anni Settanta e Ottanta, il periodo elettronico. La sperimentazione e l’utilizzo dei sintetizzatori ha contaminato il cinema di quegli anni e affascina tantissimo sia me che Moretto. “School Song” rappresenta un’idea musicale che mi accompagna fin da quando ero ragazzino. Al tempo delle scuole superiori avevo in testa quel tema, l’ho fatto sentire a Daniele e gli è piaciuto, così lo abbiamo ripescato e realizzato, immergendolo però, in un mondo cinematografico anni Ottanta: Carpenter, Scott e le musiche di Vangelis.

“Kangarooo” invece ti trasporta all’interno di un film di spionaggio alla 007.

“Kangaroo” è un pezzo un po’ atipico, perché è nato quasi per gioco dalla sovrapposizione continua di parti di fiati. Daniele voleva inserire nel disco qualcosa che suonasse come una fanfara funk, così abbiamo iniziato a mettere insieme frammenti melodici, prima intonandoli a voce e poi suonandoli. Doveva essere un piccolo brano di congiunzione invece, pur rimanendo breve, ha acquisito una vita propria.

“Little Windows”: la sua melodia notturna è capace di incantare al primo ascolto. Da quali stati d’animo, da quali emozioni sono scaturite queste note?

Questo pezzo rappresenta proprio l’incontro musicale tra me e Daniele. Le note di “Little Windows” nascono dalle emozioni che Milano ci ha sempre regalato: la pioggia, la nebbia sui navigli, la vita vissuta della città, a volte un po’ malinconica, capace però anche di accarezzare il cuore e affascinare gli animi sensibili con la sua poesia. Non per niente è il primo brano che abbiamo scritto per il disco: eravamo a casa mia… e fuori pioveva.

E ora hai iniziato a calcare il palcoscenico insieme a Folco, Gino e Michele in uno spettacolo itinerante dal titolo “Passati col rosso”.

Questo spettacolo nasce dalla volontà di Gino e Michele di riproporre sul palcoscenico il lavoro di una vita, un riassunto di tutto quello che hanno scritto, prodotto e sceneggiato. Io e Folco accompagniamo le letture alternandole con pezzi del suo repertorio. Dopo un primo attimo di titubanza (sai, è una cosa è scrivere, un’altra è esibirsi), abbiamo tutti capito di avere per le mani uno spettacolo forte: Gino e Michele tengono il palco davvero alla grande. Consiglio a tutti una serata in teatro diversa e originale!

Progetti per il futuro: ti frulla qualcosa nella mente?

Con Moretto stiamo lavorando al nostro secondo disco. Abbiamo già arrangiato alcuni pezzi e stiamo lavorando con passione. Qui però ti devo raccontare un retroscena. Io e Daniele lavoriamo accomunati entrambi dalla passione per la musica, tuttavia non c’è solo questo. Dopo ogni giornata passata da me a scrivere e suonare, ci aspetta una sorta di premio: io, mia moglie, Daniele e la sua compagna ci sediamo tutti e quattro a mangiare e giocare a Burraco. Quindi, in realtà, ci incontriamo non tanto per lavorare, quanto piuttosto per riempire la pancia e divertirci insieme! E visto che il burraco ci piace tanto, il disco uscirà prima del previsto! A parte gli scherzi e le carte, ho in cantiere anche un progetto musicale insieme a mio padre e una nuova esperienza in trio che dovrebbe partire a breve, anche quella insieme a vecchi amici. Ho anche un libro da terminare, un breve romanzo che si chiamerà “Il cortile”.


GALLERY ENZO MESSINA, UN DIARIO MUSICALE


VIDEO ENZO MESSINA, UN DIARIO MUSICALE

1) Enzo Messina-Happy Birthday

2) Enzo Messina – Daniele Moretto – MessinaMoretto – First portrait 

3) Enzo Messina Daniele Moretto – MessinaMoretto – School song/Pocket frame

4) Enzo Messina Daniele Moretto – MessinaMoretto – Kangarooo

5) Enzo Messina Daniele Moretto – MessinaMoretto – Little windows


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