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Dolcetto di Dogliani, classico piemontese

Dolcetto di Dogliani, classico piemontese

Milano Platinum AIS Milano

In collaborazione con AIS Milano.


Meno conosciuto e apprezzato dei suoi aristocratici fratelli maggiori, Barolo e Barbaresco, il Dolcetto è il vino tradizionale delle Langhe e del basso Piemonte, un tempo molto diffuso nell’uso quotidiano. Amato (e prodotto) anche dal presidente Einaudi, sta vivendo negli ultimi decenni una fase di calo dei consumi, a cui i produttori stanno tentando di porre rimedio adattando i vini al gusto contemporaneo.
Presente nel territorio piemontese sin dal XVI secolo, l’uva dolcetto appare in diverse DOCG della regione: Dolcetto di Diano d’Alba, Dolcetto di Ovada Superiore e Dogliani.
Il Dogliani DOCG si produce nei comuni di Bastia, Belvedere Langhe, Clavesana, Cigliè, Dogliani, Farigliano, Monchiero, Rocca di Cigliè e in parte dei comuni di Roddino e Somano. Dal disciplinare sono previsti almeno 16 mesi di invecchiamento per ottenere il Dogliani Superiore DOCG; per la versione base (DOC) bastano 12 mesi.
In questi comuni sono riservate al dolcetto le vigne poste più in alto e con migliore esposizione, che comunque è differente da comune a comune. In altre aree della regione, storicamente i due principali vitigni (dolcetto e nebbiolo) vengono affiancati, destinando i terreni migliori al nebbiolo, che ha anche una maturazione tardiva, e quelli più “difficili” al precoce dolcetto.
Il Tanaro e il Monviso influiscono, garantendo la giusta umidità e un’accentuata escursione termica durante il giorno.
Il Dolcetto non è un vino amabile, anzi; la dolcezza degli acini al momento della vendemmia, da cui ha probabilmente origine il nome, non è dovuta al tenore zuccherino, ma alla bassa acidità; un’altra versione fa derivare il nome ai “dussets”, i dossi delle colline dove crescono le viti.
Vino dal colore rosso rubino scuro che vira al violaceo, con intensi sentori di frutta rossa (ciliegie, frutti di bosco, more, susine) e spezie, con un finale caratteristico di mandorla amara, abbastanza tannico e non molto acido, si accompagna perfettamente con la cucina langarola tradizionale, dagli antipasti misti ai salumi, dai formaggi semi stagionati con latte misto, alla cisrà, zuppa a base di ceci, ai ravioli del plin e al celeberrimo fritto misto alla piemontese, incredibile (per i forestieri) piatto unico a base di frattaglie, carni, verdure, semolino e amaretti, tutti fritti.
Il Dogliani è un vino molto amato dalle vecchie generazioni del territorio, ma poco conosciuto e apprezzato dai giovani consumatori: oltre al cambiamento del gusto, si potrebbe spiegare il fenomeno con un mutamento della cucina, che oggi evita piatti troppo ricchi e grassi, favorendo cibi più leggeri, e anche con la crescente diffusione dei sapori etnici. La nuova sfida dei produttori della zona è proprio cercare di smussare le asperità del dolcetto, per avvicinarlo ai nuovi abbinamenti gastronomici, senza però modificare le caratteristiche e i sentori che ne definiscono l’innegabile personalità.

di Valeria Gubelli


In collaborazione con AIS Milano.

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