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Dimora Palanca a Firenze: da villa ottocentesca a hotel 5 stelle

Il dualismo tra il neoclassico e il design contemporaneo, la storia che si percepisce solo ammirando gli affreschi dei soffitti nella villa, o forse la torre di Palazzo Vecchio e la cupola del Brunelleschi a Firenze che si possono scorgere da alcune finestre, creano un’indescrivibile suggestione attorno a Dimora Palanca.

 

Dimora Planca: tra ‘800 e contemporaneità

Dimora Palanca, attualmente scommessa dell’hôtellerie, non è sempre stata un hotel a 5 stelle.

La sua storia inizia tra il 1865 e il 1871, quando Firenze diventa capitale d’Italia e attira l’attenzione anche della famiglia Palanca, nobili mecenati che hanno sempre dato rilievo al mondo della musica, della pittura, della poesia e del teatro. 

La loro attenzione verso tutte le sfumature dell’arte ha fatto in modo che la villa diventasse nel tempo un vero e proprio crocevia per viaggiatori di tutto il mondo in arrivo a Firenze.

Il suo patrimonio artistico è stato valorizzato grazie alle ristrutturazioni interne ed esterne guidate dall’architetto e interior design Stefano Viviani. Il suo modus operandi segue il design contemporaneo, creando spazi ampi luminosi e scegliendo arredi unici di designer di spicco. Gli affreschi dei soffitti, non vengono eliminati ma valorizzati, così come i marmi originali dell’800. Gli stucchi, invece, sono stati ricreati insieme agli artigiani delle botteghe storiche fiorentine, utilizzando stampi tipici dell’epoca ottocentesca.   

Come spiega Laura Stopani, la direttrice dell’albergo, la scommessa è stata fin da subito quella di ritrovare l’aura che caratterizzava un tempo Dimora Palanca, trasmettendo i veri valori che l’hanno contraddistinta in passato. Da questo spunto nasce così una raffinata dimora contemporanea in cui però respirare l’atmosfera delle origini e avere la sensazione di ritrovarsi non in un semplice hotel, ma in una casa privata.

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Gli spazi del Dimora Planca

L’hotel propone un’offerta di diciotto camere, che hanno come comune denominatore la scelta raffinata dell’arredamento, pensato infatti singolarmente per ogni camera. 

Tra le diciotto camere quattro sono state collocate all’interno della serra, che affacciandosi sul giardino si distacca dalla struttura della villa per lasciare uno spazio più intimo e privato.

Tra le stanze è stato progettato il salotto delle carte e degli scacchi, uno spazio dedicato “all’arte del perder tempo”, dove rilassarsi, guardare la televisione o dedicarsi a qualsiasi altra attività ludica.

Per un’esperienza sensoriale capace di sorprendere, il ristorante Mimesi, guidato dall’executive chef Giovanni Cerroni, propone piatti ricercati e raffinati che coinvolgono tutti i cinque sensi. La ricerca e la raffinatezza sorprendono anche nella scelta di prodotti e del design del lounge bar: vini, cocktail, liquori, ma anche caffè, tisane e tè ideali da sorseggiare sia nel locale sia nel giardino, in un’atmosfera del tutto rilassante.